Friday, November 06, 2009

Oggi lezione in corridoio

Oggi avevo lezione l’ultima ora, dall’una alle due.
E’ l’ora più disgraziata perché mezza scuola se ne va e l’altra metà, quella che rimane, si trova ad accollassi gli eventuali alunni senza insegnate.
Ho sempre protestato per questa pratica degli smistamenti, ma la dirigente afferma che non è possibile fare altro e che per l’ultima ora si può superare anche il limite previsto di presenze definito dalla cubatura.
Ho fatto presente alla dirigente che trasgredivamo le indicazioni relative alla sicurezza, lei mi ha fatto notare che non potevo esimermi dal fare sorveglianza, al che le ho comunicato che se mi fossi trovata in una simile situazione avrei portati tutti i ragazzi in corridoio.
Va bene , mi ha risposto, probabilmente pensando che non avrei mai osato.

E oggi ho osato!!

Mi hanno mandato 7 ragazzi che sommati ai 24 presenti portatava il numero dei presenti a 31 e con me 32.
Allora li ho portati in corridoio.

Ma loro, i ragazzi, non avevano colpa alcuna ed ho quindi cercato di intrattenerli: abbiamo iniziato un gioco che è andato avanti tutta l’ora.

Li ho messi in fila e ho detto loro di iniziare a numerare a mente con le potenze del 2:
2;4: 8; 16; 32…………..33554432….e avanti .. a mente.

Pare incredibile ma si divertivano come matti e riuscivano a fare a mente calcoli per i quali a me serviva la penna…il ragazzino dichiaratamente dislessico, quello che per fare "i conti" deve aver la calcolatrice ( come dissero gli psicologi che lo seguono) è riuscito a fare a mente il doppio di 33.555.431 e poi avanti fino a 42 9496 7296..a mente….ragazzini di prima e di seconda, quelli che vorrebbero sempre la macchinetta per fare i calcoli durante le verifiche.

Ma allora si può ancora lavorare con loro!
Si può ancora recuperare, o meglio, far affiorare, in tutti , almeno in parte, le abilità di calcolo che pare non possiedano ma che invece sono sepolte sotto tonnellate di pigrizia e che non utilizzano per indolenza…questa non l’avevo ancora capita…non sono mussi..sono pigri e se li motivi e stimoli riescono nell’impossibile.

Saturday, October 24, 2009

Noi e Giuseppa, la LIM

Da settimane nell’aula di seconda fa bella mostra di sé una lavagna interattiva multimediale, ma non funziona! È bianca con un lungo braccio al quale è attaccato un proiettore. I ragazzi la guardano e chiedono, ma quando l’usiamo? Il tecnico della scuola ha fatto quello che poteva ma non carica proprio il software , dà errore all’avvio e stiamo aspettando i tecnici della casa madre. Anche i ragazzi stanno aspettando di vedere cosa si può fare con ‘sto coso, anzi ‘sta cosa perché l’hanno già battezzata Giuseppa e Giuseppa sia.
Questi ragazzi sono quelli che l’anno scorso impazzavano sul loro pluriblog, sono ragazzi digitali, tutti, meno uno e sono anche tutti ragazzi e quindi fortemente impazienti.
Ma impaziente sono anch’io, non mi pare possibile avere questa finestra spenta. Poco mi interessa delle applicazioni multimediali e dell’interattività della lavagna, si tratta di imparare quasi un nuovo sistema operativo e l’idea non mi affascina, ma mi disturba avere una potenziale finestra aperta sul mondo con le persiane tirate giù.
Sono come loro impaziente!
E allora provo. Non sono una nativa digitale e dovrei leggere un manuale, ma invece non lo faccio e provo. Accendo pc e lavagna e cerco se c’è rete.
C’è!
Digito la password della scuola e si attua la connessione.
Silenzio, bisbigli, sussurri e quando appare Google applausi incontenibile, grida di felicità e la prof. dell’altra classe che viene a veder cosa succede e quando li vede così contenti stupisce.
- andiamo sul nostro blog- dice Milli
-si dai-

Occhei, prendo la tastiera a wifi che funziona un po’ si e un po’ no e digito l’indirizzo del nostro blog, che è privato. Allora Asia propone di utilizzare il suo ID e la sua pw per entrare, passo la tastiera a lei e voilà ecco il nostro pluriblog

Applausi, risate, piedi battuti per terra, quasi un tifo di classe.
Non riesco a far muovere sulla lavagna il puntatore del mouse wirless e devo utilizzare i miei calzoni: mi siedo con una gamba tesa sulla cattedra e uso una coscia per tappetino e così apro un nuovo post. Ora si deve scrivere e mentre Asia scrive quello che detta la classe io tocco una frase sbagliata sulla lavagna e la frase si evidenzia.
E’ un urlo globale, applausi e strilli…funziona funziona.

Milli è entusiasta, detta le parole da scrivere ad Anna, il periodo si compone e viene via via arricchito e sistemato. E’ uno scritto della classe che tutta ha partecipato a creare e lo scritto viene postato sul blog.
Milli mi sussurra gridando..è il più bel giorno da quando vado a scuola.
Chi avrebbe mai pensato a tanta partecipazione! Questi ragazzi, nativi digitali, hanno trovato un posto dove si parla anche la loro lingua

Sul Blog hanno scritto:

“Ciao a tutti mi presento sono Giuseppa...non funziono molto bene!! La zia monti dice che sembro un casco da parrucchiera ma secondo la prof di mate. sembro una giraffa.
In realtà sono una LIM di ultima generazione e devo ancora crescere per imparare a funzionare”

E allora, sebbene funzioni solo parzialmente perché deluderli?
La lavagna funziona in modalità touch ma il software per le applicazioni specifiche non viene caricato.
Ma non importa, abbiamo una finestra sul mondo, la possiamo aprire con le mani e possiamo cercare quello che ci serve.
Prima facciamo una ricerca su Google e così imparano cose che non sapevano, cos’è una ricerca per esclusione ad esempio, e poi andiamo su Youtube a cercare qualche cosa che ci aiuti a capire meglio l’apparato circolatorio. A casa avevo già verificato la presenza di materiale interessante, ma per loro usare Youtube per fare scuola è fantastico.
E’ vero che il contenitore non definisce il contenuto, ma aiuta… E così guardiamo i filmati, ogni tanto c’è chi alza la mano e Luisa, la “manovratrice”, ferma il video e io spiego. Sono attenti e si divertono, peccato doverla rimandare indietro perché il software non funziona bene, staremo un mesetto o anche più senza Giuseppa, adesso che cominciavamo a conoscerci….

Sunday, September 20, 2009

La giostra ricomincia a girare.

Prima settimana di scuola, quest’anno avrò una prima ed una seconda.
Un buon numero dei ragazzi della terza dell’anno scorso sono su facebook e mi raccontano delle loro prime esperienze alle superiori.
Paiono tutti contenti, ma chi mi strabilia è sempre e ancora LEI che, dopo avermi comunicato di aver deciso di continuare le scuole e poi di trovarsi bene, ora mi scrive in bacheca:

PROFESSORESSA HO PRESO 8 E MEZZO IN FISICA!!!!!!!
FISICA!!!!!MATEMATICA!!!!!!!CALCOLI!!!!NUMERI!!!!! AAAAAAAARG MI SPAVENTO SOLA A VOLTE O___O

Che felicità sapere di averla aiutata ed uscire dal suo pantano e di vederla ora radiosa.


A scuola tutto come sempre o quasi, il caldo umido e appiccicoso di ogni settembre, i colleghi sempre più depressi e i ragazzi…quelli di seconda, sempre splendenti: mi hanno accolta con il solito gioco rituale dell’alzarsi in piedi senza fare rumore, senza far stridere le sedie sul pavimento e poi con un:
- buongiorno professssooooressssaaaaa !!-
urlato a tutti polmoni, seguito dall’immancabile risata collettiva e di nuovo il sedersi facendo il meno rumore possibile.

Ne manca uno, che ha cambiato città, in compenso hanno aggiunti due ripetenti: uno mi pare un po’ perso, l’altro sveglio ma completamente disinteressato alla scuola.
I ragazzi hanno subito iniziato a parlare del loro blog, a chiedere se farò ancora con loro informatica e a discutere su tutto… e già perché questa classe ha l’abilità di riuscire a discutere su tutto e con convinzione, se il quaderno a quadretti debba avere il quadretto di 0,4 o 0,3 millimetri o se invece le righe siano migliori oppure sia migliore il formato di computisteria che sta più roba…se non li blocco vanno avanti tutta l’ora.

I due nuovi hanno a casa la connessione a Internet, ma uno non sa quasi cosa sia, l’altro mi guarda di sottecchi, come un gatto che aspetta la preda, aspetta di cogliermi in fallo.
Gli chiedo se vuole registrasi anche lui e partecipare al blog
- forse - mi risponde.
- Va bene, allora dovrai darmi il tuo indirizzo di email e registrati su Google, poi ti manderò l’invito.
Ma cosa c’entra Google, mi chiede sospettoso, e allora gli spiego che usiamo un blog di Google e che anche l’account di Google, oltre a quello della scuola, e gli racconto come funziona.
Lui mi guarda e lo sguardo è cambiato: è stupito di non riuscire a farmi lo sgambetto. Fa alcune domande più o meno centrate e gli rispondo spiegandogli gli errori che, secondo me, sta facendo.
Il suo sguardo è ora ancora più stupito e mi guarda dritto in faccia..forse ha capito che comprendo e parlo la sua lingua.
-D’accordo - mi concede- le darò i miei dati.
In questa classe quest’anno tenterò due avventure: una con la lavagna interattiva multimediale, che la scuola ci ha messo a disposizione ma che ancora non so come funzioni, e l’altra , quella i cui risultati mi incuriosiscono maggiormente, è che insegnerò loro a programmare con il Logo, ma da riga di comando. Ho già provato, tre anni fa, a lavorare in classe da riga di comando a schermo nero: li affascina, perché li fa sentire a colloquio con la macchina senza tante interfaccia interprete in mezzo.
Vedremo cosa accadrà.
HE poi c’è la prima, li ho visti una sola volta, sono in tanti, in 26, belli, educati, ubbidienti, per ora…poi si scateneranno.
Mi sono presentata dicendo chi sono, cosa faccio, che ho due figli, che conosco bene le nuove tecnologie e che sono presente su Facebook.
Mi sono già arrivate da loro tre richieste di amicizia.

Friday, September 04, 2009

Lettera ad una professoressa

cercando di mettermi al loro posto


Cara professoressa,
da tre anni stai cercando di insegnarmi matematica, ma io capisco poco, mi pare che tutto quanto dici sia una tua invenzione o di tuoi amici che, come te, hanno insegnato matematica.
Molte volte mi rimproveri perché non sto attento e sogno, seguo i mie pensieri e mi richiami dicendomi “torna con noi”.
Tu sei una brava professoressa, sento che non ce l’hai con me, che a modo tuo ti interessi a me e che mi vuoi, a modo tuo, bene.
Ma tu cosa sai di me?
Potresti rispondermi che nemmeno io so di te, ed è vero, ma la tua osservazione non avrebbe senso, sei tu che fai la docente, non io.

Tu, come tutti i tuoi colleghi, parli in un modo lungo, che non finisce mai e intanto che aspetto la conclusione mi sono di nuovo perso, non mi fai fare quasi mai niente se non espressioni e problemi, ma non mi fai capire perché si fa così, mi dici che si fa così e mi sciorini una lunga dimostrazione che non riesco a seguire.
E’ questo parlare lungo che mi azzera.

Io vivo in un altro modo, noi viviamo in un altro modo, è giusto? è sbagliato?…ma chisseneferega, sta di fatto che è così e indietro non si torna.
Noi siamo per voi i ragazzi frettolosi, quelli che accorciano le parole, quelli che devastano la lingua italiana, quelli che cazzeggiano sulla rete, quelli che sarebbero eternamente soli, a rischi di disagio, devianti, marziani.
E se foste voi i marziani?

La mia gente si sta evolvendo, si è trovata a vivere in un mondo creato dalla tua gente e in questo mondo nuovo, quasi vergine è scattato il meccanismo dell’adattamento e dell’evoluzione.
Noi siamo quelli che sono sempre tra loro in contatto, siamo quelli che avanzano nella foresta dei nuovi media e tra i nodi della rete comunicando agli interessati le scoperte.
Forse tu, prof. penserai che le nostre scoperte sono cretine, perché abbiamo scoperto che in una città vicina c’è un D.J fighissimo e ci organizziamo per andare in quella discoteca e perché ci mandiamo cuoricini e faccine ridenti senza un ben preciso motivo, perché ci facciamo gli squillini, perché non decidiamo mai cosa fare tre giorni prima, ma in corsa mentre uno è sull’autobus, l’altro a casa e il terzo dai nonni.
Forse le cose che facciamo sono stupidaggini, ma forse stupidaggini simili le facevi anche tu, prof, alla nostra età, ma in altro modo. Quello che tu non possedevi era la possibilità di avere tutto virtualmente sotto mano, mappe, cinema, poesie , amici.

Non sottovalutarci e non pensare che saremo degli incapaci deprivati affettivamente, con relazioni frammentarie e virtuali e, sebbene tu pensi che noi si faccia solo cretinate, tu sottovaluti il mezzo con cui le facciamo.


Noi possediamo la capacità di accedere ad un insieme quasi infinito di relazioni e conoscenze: quando saremo adulti questa capacità farà parte di noi, sarà la nostra evoluzione con la quale ci muoveremo nella vita di tutti i giorni ma anche sui grandi temi.
Non sottovalutare prof. la conoscenza degli strumenti, non dire sempre che noi.. che voi… che allora e che ora.

Sforzati prof. di capirci, di capire quello che inconsciamente stiamo facendo, cerca di valutare positivamente questa evoluzione della specie, soprattutto riconoscila, impara anche tu la nostra lingua ed accompagnaci.

Friday, July 10, 2009

La scuola è finita e LEI va!

Sono andata a scuola per sistemare l’aula informatica.
Che strana sensazione, ella senza loro.
I lunghi corridoi vuoti paiono essere orfani del rumore assordante e del caldo che tanti esseri umani emanano.
In alcune aule intravedo ora una felpa, ora un ombrello, ora il sacchetto nero delle scarpe da ginnastica che penzolano da attaccapanni desolatamente spogli.
I bidelli stanno facendo le pulizie annuali, tutto è stato spostato, l’impressione è di totale provvisorietà .
Sono andata a veder la mia terza, tutta già tirata a lucido, tutta anonima, cancellate le creative scritte in pennarello, le lavagne perfettamente nere e per terra uno scatolone in cui sono accatastate tante cose: tutto ciò che i bidelli hanno trovato sotto i banchi. E’ incredibile la quantità di oggetti che loro riescono ad abbandonare, dal compasso al quaderno, che comunque ormai non serve più, al dizionario ad un paio di guanti.
Le aule sono state abbandonate l’ultimo giorno di scuola, quasi una evacuazione.
Subito prima dell’abbandono la scuola, ogni anno, è avvolta nello scandire ritmato dei minuti che scorrono, il coro si alzava dalla lunga fila di studenti, in rigorosa, o quasi, fila per due, in attesa del suono della campanella che decreta la fine.

La rampa che collega i quattro absbugici piani è affollata di ragazzi, dal volto arrossato e sorridente che scandiscono, aiutati dall’amplificazione derivante della tromba delle scale, gli ultimi dieci minuti di scuola, meno dieci, nove, otto sette… a me, ogni volta che li sento, vengono le lacrime agli occhi, non perché alcuni se ne vanno definitivamente, ma perché, empatica come sono, assorbo le loro emozioni e in quei minuti sono così potenti da infrangere ogni ostacolo tra me e loro e mi sento loro…sei, cinque, quattro… e l’emozione aumenta, le voci alzano il tono, sono tutte ritmate, tutte all’unisono e gli insegnati guardano e sono impotenti, ma forse vogliono essere impotenti di fronte a questo rito che puntualmente si ripete ogni anno, molti sorridono e le voci si alzano ancora di più, se possibile, tre, due, uno DRINNNNNNNNNNNN è finita!

Cominciano a sciamare verso l’uscita … un altro anno se ne è andato.
Dopo cinque minuti la scuola è vuota e riecheggiano ancora le loro grida e le loro risate, poi cala il silenzio.
La grande scuola si sente orfana, riconta tutti gli anni che ha sulle spalle, ricorda tutte le famiglie che ha visto passare sulle sue scale: ragazzini che ora sono bisnonni, nonne, mamme e papà; allora, come oggi i loro figli, hanno sceso, in fila per due, gli stessi gradini…e ora il silenzio avvolge tutto, tre mesi di silenzio.
Anche gli esami verranno fatti altrove e la grande scuola è muta.
Percorro quei corridoi e mi sembra di avanzare in un mondo irreale.
Finisco presto il mio lavoro e me ne vado.

Vado a far acquisti con mia figlia: H&M è la nostra solita meta, cerchiamo troviamo, scendiamo le scale mobili e mentre sto imboccando l’ultima rampa vedo LEI. Sta salendo in compagnia di amici, la saluto con la mano e vedo che parlotta con i suoi compagni e si ferma ai piedi della scala mobile mentre io scendo. Mi aspetta, mi viene incontro e mi abbraccia dicendomi di nuovo grazie
- Grazie per tutto quello che avete fatto per me, continuerò la scuola, ho deciso che devo farlo e posso farlo, vado all’istituto tecnico!
La guardo e non vedo più la dark che conoscevo: i capelli sono ora castani, un filo di trucco, una maglietta beige e un paio di jeans azzurri. Nulla di provocatorio, una ragazza tra le tante, una ragazza che finalmente si è accettata.
La saluto e lei mi riabbraccia e bacia di nuovo e mi lascia con un:
- Ci vediamo su facebook !-

Saturday, June 27, 2009

Et voilà, les jeux sont faits

Alle 12 e 35, con solo un’ora di ritardo sulla tabella di marcia, gli esami sono terminati.
Chiusi i libroni dei verbali, sigillate le buste con le tracce, firmati gli elaborati, i verbali, i tabelloni provvisori le schede.. alla fine ho fatto circa 130 firme e la dea burocrazia è stata soddisfatta, ha avuto il suo rituale sacrificio di carta inchiostro e tempo.

Oggi è stata la giornata in cui c’erano LORO.
Ma c’era anche lui, Sandro, sempre tanto diligente, tanto quieto, sempre al suo posto, considerato da molti colleghi un niente, ma per me un ragazzo speciale.
Sandro ama le scienze, le studia quasi con devozione e per far scienze sa che deve esser bravo anche in matematica, quindi a cascata, vuol bene anche a lei.
Ha fatto sempre tutto quanto poteva e sapeva, e sebbene alcune lo definissero un “po’ curto”, nelle prove nazionali è uscito alla grande; ma le prove nazionali sono una “cagata”, dicono diverse mie colleghe, meglio il buonismo di sempre che premia l’ossequio e la diligenza degli stolti: una, che ha fatto le peggiori prove nazionali, peggio di LUI, con un tre in matematica, ma tanto perbene, rischiava di uscire con un otto, perché è una tanto perbene e va premiata.
Solo una mia scenata ha evitato quel voto assurdo.

Ma lo stesso sette è andato a Sandro.
Troppo studio e troppo impegno alle volte fanno dei brutti scherzi.
Ha esordito con un argomento di scienze, ma è stato subito rimbrottato perché - ma insomma…tutti lo stesso argomento… !- esterna la solita collega, quella che insegna una delle materie più impegnative e nelle quali si può valutare abilità e competenze di ogni genere: ginnastica.
L’ho pregato di continuare lo stesso e ha iniziato incerto, ha ficcato i neutroni fuori dal nucleo e appena ho cercato di correggerlo le labbra gli si sono increspate, la lingua faticava a trovare nella bocca lo spazio per costruire le parole, e a stento, ha corretto ma le lacrime hanno cominciato a scendere, e non si fermava no più.
Lui, il ragazzo che scoppia in lacrime davanti alle compagne che lo ascoltano…penso che avrebbe voluto morire.
Non so come aiutarlo, chiedo alla presidente di commissione di interrompere per un attimo e lasciarlo in pace, di mandarlo a farsi un giro nei corridoi per ritrovarsi, ma non c’è nulla da fare. La collega di ginnastica interviene , perché lei sa cosa fare, e incomincia a chiedergli degli argomenti relativi allo sport....poi interviene la presidente e si siede accanto a lui.
Sandro quella non l’ha mai vista e lei cerca di calmarlo accarezzandogli la schiena, gli occhi si Sandro mi cercano disperati e io non riesco a fare NIENTE per lui: il maternage represso esplode, ognuna sta cercando di dimostrare la sua abilità nel calmare un ragazzo e lui affonda sempre più nella disperazione, parla di altro, sa le altre materie discretamente ma continua a guardarmi e non accetta il suo fallimento nella materia che ama tanto. Cerco di riscattarlo di fronte a se stesso ma appena ritorna a parlare di scienze le labbra si increspano per la vergogna e gli occhi si riempiono di lacrime.
Al diavolo le colleghe, parlo io, gli parlo io, non so se sarà bene, ma tento
- E’ vero Sandro, hai fatto male, non hai saputo gestire questa situazione nella materia che hai di più studiato, sarei sleale se ti dicessi il falso perché tu stesso lo sai, ma sarei anche sleale se non ti dicessi che ho la ferma certezza che questo è solo un incidente: anche questo è un pezzo della vita, un piccolo insegnamento di cui fare tesoro ,se riesci.. –
Gli occhi di Sandro paiono scavarmi dentro, sussurra un grazie e se ne va.

E alla fine sette, sette come la ragazza. tanto perbene che merita un premio e l’altra, quella che ha fatto quasi scena muta, otto ,otto a maggioranza, viene modificato anche il voto dell’orale, sempre a maggioranza. Alle volte mi chiedo perché fatico tanto a correggere gli elaborati e a far studiare i ragazzi durante l’anno se poi questa stramaledetta maggioranza sconvolge tutto, alza o abbassa i voti, e un docente che fa due ore la settimana con un alunno può decidere, assieme agli altri docenti che fanno due ore con l’alunno, che costui merita otto, a maggioranza.

E vabbeè…...e poi..arrivano loro.
LUI non ha ovviamente studiato un fico secco, non ha portato niente se non la sua illustre persona, perché si vergognava a portare i disegni, visto che erano brutti, perché la relazione di scienze non la trovava, perché musica la sa e non serve la relazione. Gli viene chiesto, non da me, perché non abbia mai studiato matematica e lui risponde che tanto non la capiva ed era inutile, che lui non è portato per la materia. Farà il liceo linguistico. Evito di interrogarlo, non so se sarei capace di non essere aggressiva e quindi preferisco lasciar perdere… sei …promosso.

LEI: lei viene vestita con una “lacost” bianca e con dei jeans abbastanza alti, con i capelli raccolti, senza bistro e senza unghie nere.
LEI è un’altra, spero non sia solo forma.
Inizia a parlare ed è evidente che ha studiato come poteva, quello che poteva nel modo migliore che poteva.
Sempre “quella” di ginnastica se ne esce dicendo che ha imparato tutto a memoria, lo dice a noi, ma pare che lo senta anche lei e infatti si blocca.
Le chiedo un altro argomento , che esula dalla sua proposta di esposizione, le chiedo di parlare in generale delle dipendenze. Affronta il tema correttamente, come sicuramente “quella” di ginnastica non avrebbe saputo fare, e parla delle dipendenze da cellulare, dal cibo, dalle droghe legali e illegali, parla degli sballi, del perché i ragazzi cercano lo sballo e del perché secondo lei è rischioso. Un ragionamento a tutto campo, da adulta, ma alla fine quella di ginnastica le fa il fervorino dicendole che è troppo tardi per dimostrare impegno.
LEI sbianca:
- Sono bocciata allora?-
E NO!!!
Ora devo tappare la bocca a quella sterga, basta!!
- La professoressa ti sta dicendo la sua opinione personale, ma qui stai facendo un esame davanti ad una commissione, e la commissione valuterà. Il tuo esame è finito e puoi andare-
Le si apre in un sorriso, ha capito che la strega non ha tanta voce in capitolo, si alza, gira attorno alla tavola e viene da noi e ci bacia tutte, ringraziando per quanto abbiamo fatto per lei, ci bacia tutte meno la strega!

E’ finita, torno a casa stanca e sudacchiata, ma ancora devo fare quanto ho promesso ai ragazzi.
Scrivo in una posta da Facebook a Sandro : - Per me sei sempre uno da nove!-
Scarico sul computer le foto che ho fatto durante gli esami: ho fotografato i piedi di tutti, certe volte andando anche sotto il tavolo, quando la presidente non c’era, altre in corridoio e nell’aula di attesa.. Ridimensiono le foto e le pubblico su Facebook…saranno loro a riconoscersi e a mettersi i tag nell’album che ho fatto :

Piedi da esame- esame con i piedi

Saturday, June 20, 2009

Esami e social network

La sera prima della prova di matematica pubblico su Facebook :
“Per quelli della III: oltre alle solite cose studiate leve, genetica, probabilità semplice e statistica (moda media mediana).. spero di NON vedere prove in BIANCO”
e si apre un tread di richieste, alcuni pubblicano le loro richieste altri mi raggiungono in chat altri ancora via email.
Fatto sta che alcuni si sono persi le schede riassuntive che avevo fatto e distribuito.
Potrei fare finta di non sapere come rimediare alla loro sbadataggine, ma infine non mi costa niente pubblicare i documenti da qualche parte e così faccio, poi pubblico l’url..
Una si sente l’eroe buono a fare ‘ste cose la sera prima degli esami… ma con loro capita anche di sentirsi la deficiente buona, perché subito dopo lampeggia una scritta
- ah..ma sono queste..non le avevo perse, credevo che siccome aveva parlato di dadi ci fossero le foto dei dadi
- genetica? Ma non c’è e cosa c’entra con la probabilità
- Mendel, hai presente
- aaaaaaah quello… ho capito
- grazie prof., adesso ripasso

Ma ti pare che alle 19 e 45 uno si mette a ripassare….vabbè, piuttosto che niente!
Su fb, tra i miei amici, ci sono anche lei e lui.
Lei è la dark che ripete per la terza volta e lui è il matofobo per fede o per convenienza, a scelta.
Loro tacciono.
E arriva l’esame. Viene sorteggiata la prova, quest’anno uguale per tutte le sette terze, che quindi poteva proporre argomenti trattati in classe meno approfonditamente. Ci va bene: solo la parte di analitica è un po’ fastidiosa.
Si può consegnare e andarsene solo dopo metà la del tempo utile concesso per la prova e LORO, prima lui e dopo lei, consegnano appena possibile e se ne vanno.
Gli altri sudano sui loro elaborati.
Ma almeno far finta di lavorare no?
Niente, il muro. Matematica è un optional.
Correggo le verifiche e sono andate piuttosto bene.

Passano i giorni e si arriva alla prova nazionale di italiano e matematica : i docenti delle materie presenti nei quesiti non possono far sorveglianza durante lo scritto, ma vengono convocati, assieme a tutti gli altri docenti, per le 10.30 al fine di procedere ad una correzione collegiale e rapida utilizzando le griglie ministeriali.
Alle 10.30 le griglie non ci sono, alle 12 nemmeno e noi lì ad attendere.
Ovviamente il sito da cui scaricare le prove è impallato, tutta Italia lì a cercar di scaricare; fatto volontariamente questa azione sarebbe un net strike, ma è il ministero che fa auto strike.
Alle 12.40 o giù di lì abbiamo le griglie e iniziamo la correzione.. ma ma.. le griglie per la correzione delle prove di matematica richiedono, per alcuni item, la valutazione della correttezza del procedimento e gli insegnati delle altre materie si rifiutano di farlo.
Finisce che resto a scuola fino al tardo pomeriggio a correggere e poi a mettere i pallini sulle schede ministeriali.
Tornata a casa accendo il computer e scrivo che le prove nazionali sono andate bene, ma nessuno dei ragazzi commenta.
Riguardo la posta e fb solo l’indomani pomeriggio e dopo un po’ iniziano i lampeggi delle chat
-prof..ero fuori con la testa, ho fatto male
-pof, mi scusi posso?
-vai
-ecco e che sa quello con la statistica mi sono dimenticata di copiarlo in bella è solo in brutta ma l’avevo fatto giusto so che ha già corretto ma magari se guarda la brutta perché era giusto, scusi prof.
-avevo notato, stai tranquilla
Dopo un po’ arriva un sms: prof. scusi che l’ho disturbata in chat ma non avevo il suo contatto mail.
Lampeggia di nuovo la chat
-prof, come sono andato
-non posso dirtelo, studia per l’orale scienze
-ero fuori. Prof, ho fatto un casino..porto il sistema solare va bene?
-ma non eravamo già d’accordo su quello? Ricorda che devi sapere anche il resto
-si so che avevo detto che facevo quello ma volevo esser sicuro.

Quanti timori, quante paure per questo esame: è il primo che fanno, sono figli della riforma Moratti; l’esame della quinta elementare è stato abolito e loro hanno un po’ di paura, anzi, alcuni hanno tanta paura.
Studiano tanto o almeno una gran parte di loro percepisce di studiare tanto per poi poter dire tutto in venti minuti: venti minuti per tutte le materie insieme, nemmeno la soddisfazione di poter dimostrare la propria fatica.
Dall’altra parte docenti stremati e spesso distratti che ascoltano 6 ragazzi alla mattina e sei al pomeriggio per giorni… poveri ragazzi, poveri insegnati costretti a stare dentro la ferrea organizzazione per poter finire tuttoentro il 30 giugno, come prevede la normativa.
Non importa se le classi sono di 28 se la scuola ha otto sezioni bisogna FINIRE e BASTA!!

Monday, June 08, 2009

5 giugno: quando tutto è possibile

La cena di classe di fine anno con la terza non pare essere gran che: arriviamo in pizzeria alle 7 e mezza e piove, uno si è già bagnato i calzoni perché è andato a vedere la temperatura dell’acqua del mare ed è scivolato sugli scogli, gli altri sono bagnati per la pioggerellina che scende noiosa e non si decidono ad entrare: stazionano davanti alla porta attendendosi e bloccando l’ingresso agli altri avventori che brontolano.
Finalmente si entra e per fortuna i genitori saggiamente si eclissano, loro sono tutti stipati da una parte del tavolone, e noi due, le uniche due proff. che hanno accettato l’invito, siamo dall’altra parte del tavolo con in mezzo una terra di nessuno di sedie vuote.
I camerieri frettolosi insistono per avere subito le ordinazioni, le pizze arrivano come un lampo, i ragazzi chiacchierano e si fotografano tra di loro, poi ci fanno un regalo, due deliziose caraffe con scritto 3a_2009 e tutto finisce.
Alle otto e mezza stiamo già uscendo dal locale.

La pioggerellina si è fermata ma per terra è tutto bagnato.
- Andiamo a fare il bagno?- dice uno
Io penso che scherzino, ma invece no, li vedo armati di sacche ed asciugamani che si accingono ad attraversare la strada per andare sugli scogli dai quali dovrebbero tuffarsi.. mi pare incredibile, con questo freddo!
- Ma l’acqua è calda, l’ho provata prima - dice il bagnato di prima
- Dai proff. venite a farci compagnia
- Dai prof..andiamo....!
- Ma i vostri genitori lo sanno??
- Certoooooooooo

Allora mi vene proprio una gran voglia di stare con loro, vado in macchina, prendo la reflex che avevo dimenticato e mi avvio con loro.
Sono come cuccioli, sebbene alcuni siano un bel po’ più alti di me. Prima vanno sulle giostre per i bambini e poi i più temerari si spogliano e si tuffano e io scatto e scatto..
Il flash è buono e riesco a prenderli anche in acqua, e loro vanno su e giù e si mettono in posa gonfiando i muscoli.
Intanto le ragazze stanno togliendosi i vestiti, una di loro non ha il sopra del bikini per cui resta con la maglietta e via, come sirene.
Le guardo affascinata: sono bellissime, una è campionessa di tuffi, una di vela, l’altra di corsa, hanno dei corpi da copertina e sono…le mie ex bambine di prima..ora in terza sono delle donne e vederle così mi fa realizzare quanto loro siano cambiate in questi anni.
Tra i ragazzi la situazione è un po’ diversa: alcuni sono già uomini fatti con gamba lunga e braccio muscoloso, altri devono ancora completare la crescita e sembrano ancora bimbi, sono magrolini e minuti, ma quasi tutti si fiondano in acqua, e su e giù e su e giù. Vengono fuori anche i gavettoni; si mettono in cerchio, sotto la pioggia a gavettonarsi a più non posso.
- Ora andiamo a scaldarci in mare !!.
Continuo a scattare, e i tuffi si seguono, io ho un po’ di paura, ma quella è la mia costante.
Una ragazza urla:
-Occio alla clanfaaaaaaaaaa!- e si lancia a cucchiaio in acqua sollevando spruzzi e bagnando tutti.
Intanto piove e due ragazze, che non hanno aderito al gara di tuffi, anzi non si sono nemmeno spogliate, stanno a guardali ridendo come matte e si tengono strette sotto l’ombrello.
Io son bagnata perché piove, ogni tanto in una foto compare la luna che non c’è perché una goccia di pioggia illuminata dal flash la sostituisce.

Continuano così per un’ora, loro sono bagnati ma con i vestiti asciutti, io sono bagnata ed anche i miei vestiti, così li abbandono ma già vedo che compaiono i genitori.
Tornata a casa scarico le foto, parevano poche, ne ho fatte quasi 200 e di buone ne restano circa 120.
Le foto sono bellissime perché loro sono bellissimi e perché fare foto in acqua, di notte, con il flash, dà risultai sorprendenti.
Sono le 11e mezza ma non ho intenzione di andare ancora a letto.
Costruisco una gallery, sistemo le foto su uno spazio Web non pubblico e vado a letto.

L’indomani mattina una ragazza, su Facebook, mi chiede se ho pubblicato le foto : invio a lei e tutti quelli che stanno sul network una posta con l’indirizzo del sito, uno interviene nel tread scrivendo:
- xD che idoli! mi sono divertito un'altra volta solo a guardarle!-
… e la parola passa, chi scrive su Facebook, chi mi manda mail, chi mi manda sms:
- Non si vede più niente prof. cosa succede??
Il sito, che è di quelli gratuiti, è troppo frequentato, occupavamo troppa banda e ha chiuso i battenti. Sposto tutto su un altro spazio, mio, che accetta flussi maggiori e reinvio l’indirizzo.

Oggi su Facebook stanno pubblicando le loro foto e sono entusiasti.
Anche io lo sono, siamo diventati amici solo alla fine dell’anno, ma va bene così.

Wednesday, June 03, 2009

I due che diventano sei

Reduce da un consiglio di classe ed arrabbiata furibonda.
Come al solito i voti di matematica contano come il due di picche ed anche questo due è stato tramutato in sei.
E’ il terzo anno che il gravemente insufficiente di Luigi diventa sei.

Ieri gli ho chiesto perché non volesse assolutamente studiare matematica, se c’entrassi io nel pessimo rapporto che ha con questa materia. Lui mi ha guardata serafico, come se stessi dicendo delle assurdità:
-ma no prof. è che la matematica io non la capisco e quindi non la studio, lei non c’entra, qualche cosa bisogna pur lasciare stare!-
Eh già, mi sono detta, vecchia bachettona, come puoi pensare che costui non faccia un conto sulla convenienza o meno se fare o no una certa fatica: avere un solo piccone grave induce tutti a pensare che poverino…lui per la matematica non è portato.
Non ho mai sentito una frase di questo genere per l’italiano.
C’è sempre una giustificazione per chi non sa la matematica.

Ma non mollo, continuo a parlare con lui, sono tre anni che baruffo con lui per farlo studiare
- mettiamo che tu la matematica proprio no, prova almeno a studiare le regole per calcolare superfici e volumi, le regole dell’algebra. Ma come fai a parlare inglese se non sai nemmeno una parola, la frase non ti viene dal cielo.
- Ma guardi, io non userò mai queste regole e allora perché devo studiarle?-
- Ti ricordi quando in prima abbiamo fatto le frazioni e io ti ho fatto trasformare le dosi di una ricetta per quattro persone in dosi per tre persone e tu non ci sei riuscito? Poi abbiamo riprovato la stessa cosa in seconda con le proporzioni e ancora niente perché non hai studiato le proporzioni ed ora in terza potresti farlo con l’algebra, ma niente perché non hai voluto studiare l’algebra.

In tutto questo mio sproloquiare lui mi guarda e sbatte le palpebre come un cartone animato e retrocede fingendo timore che no ha assolutamente.
-prof. non si arrabbi, a me non piace e basta e non la studio, ma lei è ok!

Almeno mi avesse detto che mi odia, che sono incapace ad insegnare, me ne farei una ragione ma no, lui ha fatto i suoi calcoli, ha visto come butta e ha capito che con un piccone anche grosso si passa lo stesso e allora…perché faticare.

Un fallimento cosmico, le ho provate tutte, gli è stato offerto un doposcuola, uno sportello di matematica settimanale e niente lui non è andato perché mi ha detto che li riteneva inutili, non ha nemmeno provato. E’ venuto solo ai corsi di recupero che ho fatto io, ma dieci ore son poca cosa e fatti alla fine della terza a lui non sono serviti a niente.
- Vede che non serve che io studi, matematica non fa per me! – mi ha detto sorridendo
Non si è nemmeno reso conto che 10 ore in tre anni non è studiare.

E alla fine ha avuto ragione lui: con un due in matematica si è ammessi e chi è ammesso poi viene promosso.
Lui queste cose le sa, sono io che mi devo aggiornare.

OT... riflessioni sulla comunicazione

Ho spostato un bel po' di materiale sul server che sta in cantina e spolverando e riordinando tra file e cartelle mi è capitato sotto il naso un testo che avevo scritto per un corso tenuto nel ‘98..lontano nel tempo... se penso ad oggi, alle mie classi ai problemi che ho mi pare ancora tanto attuale...e poi mi seccava imbucarlo in cantina così lo pubblico qui per i miei tre affezionati lettori :)

gennaio 1998
UN TESTO SUGLI IPERTESTI
riflessioni

Già il fatto di trovarmi a scrivere in maniera testuale, unidimensionale e unidirezionale su un oggetto che tale non è, mi mette a disagio: mi trovo a scorrere tutti i banchi della mia memoria biologica per decidere quale concetto vada messo prima, quale dopo, quale argomento sia meglio enfatizzare, quale solo accennare, per non disturbare il lettore con deviazioni che potrebbero risultare ridondanti ( la lettura dei vari capoversi sarà comunque obbligata o almeno la presa visione dei contenuti, per poi magari saltare più avanti...... ma quanto avanti per riprendere il filo interessante ? ), il tutto nel vano tentativo di non costringe chi legge tra le maglie della rigidità di in una esplicitazione testuale prima - poi che devo necessariamente imporre al lettore a causa dello strumento comunicativo che uso.
La fatica di infilare tutti i concetti che affollano la mia mente in un percorso lineare è molta.
Spesso, a scuola, si sente dire: "Se non ti sai spiegare vuol dire che non hai capito".
Per molti anni, succube della cultura “gentiliana”, ho tormentato i miei alunni con questa frase: anche se loro sapevano fare il problema ed il risultato era esatto, quando il procedimento era confuso il voto veniva notevolmente calato.
Soprattutto operando nell'ambito dell'Educazione per gli adulti mi sono trovata ad insegnare a muratori, idraulici, cassiere, che trovavano immediatamente il risultato di problemi matematici pratici (volumi di stanze, aliquote I.R.P.E.F., portata di rubinetti..), ma che erano totalmente incapaci di formalizzare il procedimento, sia in termini matematici che, tantomeno, testuali.

Poi, un giorno, ho cominciato ad interessarmi ad Internet, ho curiosato tra le pagine web che notoriamente sono strutturate ad ipertesto, spesso con media accessori, ho scoperto strutture comunicative diverse da quelle unicamente testuali unidirezionali-unidimensionali : gli ipertesti. Ho rivisitato le mie mai studiate, ma assunte sui banchi di scuola, prima come allieva e poi come docente, teorie sulla conoscenza e sulla comunicazione della conoscenza e mi si è aperto un nuovo mondo.
Senza farla lunga sulle teorie cognitiviste che hanno imperato nella nostra scuola a discapito delle teorie comportamentistiche, quelle del fare e dell'apprendere attraverso il fare, mi sono ricordata di un antica frase cinese :

Se ascolto dimentico
se vedo ricordo
se faccio capisco

Capisco e so eseguire, ma non è detto che sappia tradurre in maniera esplicita unidirezionale e unidimensionale l'insieme complesso multidimensionale di procedimenti mentali che mi consentono di fare ciò che ho appreso.

Il limite della forma testuale scritta, diventata di massa, o quasi, da Guttemberg in poi è la sua organizzazione rigidamente lineare, poichè si basa e modella sulla comunicazione verbale, il linguaggio, che necessariamente ha un andamento prima-poi e non consente, una volta strutturata, un rifacimento: si possono aggiungere degli aggiornamenti, ma sono parte altra del testo.



Proprio per superare questa rigidità già nel 1945 un ingenere americano Busch, immaginò "Memex", un sistema capace di correlare argomenti distinti in maniera "stellare" su più piani, proprio come funziona il nostro cervello. Le tecnologie di allora non consentivano la realizzazione, ma vi fu chi, nel 63 organizzò un libro per capitoli come unità a se stanti, numerati e fruibili a seconda del percorso che si voleva intraprendere.
Ovviamente questo implicava una sequenza lineare, ma il prima-poi non era predefinito.

Torniamo ad alcuni concetti base della comunicazione:


Un libro di scienze è una comunicazione esplicita di un argomento: mi viene richiesto di leggere una serie di informazioni secondo una sequenza imposta (la struttura della comunicazione) e poi di organizzare le conoscenze nel mio cervello (la struttura della conoscenza).
Questo percorso ha richiesto pazienza nell'acquisire i dati seguendo un tracciato temporale unidirezionale e unidimensionale. Solo alla fine dell'acquisizione di tutti i dati relativi ad un concetto potrò organizzarli nel mio cervello. Se volessi tornare indietro in maniera "lineare" perché non ho capito, sarebbe impossibile: un testo non può essere letto alla rovescia. Al massimo potrei trovare il bandolo da cui ricominciare a rileggere per capire il tipo di informazione che mi voleva venir trasmessa e che non riuscivo a sistemare, a capire in base alle mie conoscenze.

Il ragazzo che si distrae in classe perde un pezzo della spiegazione e poi non capisce più niente, non può tornare indietro nel tempo per riprendere da dove si è creato il buco.
La struttura della conoscenza deve venir tradotta in struttura della comunicazione.
Essa arriva all'uditore o al lettore che poi deve ritradurla nella sua struttura di conoscenza: solo se vi sarà identità tre le due strutture l'informazione passerà, altrimenti non passerà e il ragazzo imparerà a memoria non essendo in grado di tradurre la struttura della comunicazione nella sua struttura della conoscenza, se poi si sarà anche distratto è perduto.

Più si deve tradurre conoscenza in comunicazione esplicita, più alti sono i rischi di una deformazione della trasmissione.

Un ipertesto è un oggetto non lineare che non impone il prima-poi, non è ancora l'optimum per evitare l'ambiguità della comunicazione esplicita ma è un buon inizio.

Perché tanta importanza sul tipo di comunicazione?

E' importante che chi legge capisca il messaggio e per capirlo deve apprenderlo, cioè sistemarlo all'interno del suo universo di idee che nel formarsi e realizzarsi non seguono un percorso prima-poi, ma crescono contemporaneamenre con ritmi diversi.
Il nostro cervello è organizzato in modo da apprendere in maniera multidimensionale e organizza così anche le proprie conoscenze.
Se pensiamo ad un grafico, alla pianta di una casa, ad un paesaggio che vediamo fotografato o filmato ci rendiamo conto di quanto più immediata sia la trasmissione di quei dati, così strutturati al nostro cervello.
Mio figlio pattina ed esegue dei salti acrobatici molto complessi che richiedono un enorme sforzo di elaborazione mentale spazio-temporale, ma se gli chiedo come fa, mi risponde che non sa spiegarmelo.
Un mio amico fa il liutaio e da lui vanno a bottega alcuni ragazzi: imparano guardando il tipo di legno, la sinuosità delle curve, l’inclinazione dei piani di lavoro, imparare a fare il liutaio tramite un manuale credo sia impossibile.
Forse sarà possibile con un ipermedia, altro da un ipertesto.....


.....continua sulle fotocopie dei lucidi..che non trovo :(

Sunday, May 10, 2009

La mia magica prima A

La mia magica prima

Con la prima di quest’anno era proprio cominciata male: diversi casi difficili, la classe troppo esuberante, i bravi che monopolizzavano il dialogo e quelli che proprio non riuscivano a starci dietro demoralizzati dalle esternazioni di tanta “sapientia” .
E allora …. ho deciso di recitare a soggetto, seguendo gli umori della classe, ho variato il programma, non perdendo d’occhio le indicazioni ministeriali, ma considerandole solo una traccia: al massimo mi licenziano, ho pensato, ma ormai sono prossima alla pensione e dunque chi se ne frega.

Ed eccoli oggi… incontenibili, stancanti, esuberanti, ma hanno camminato tutti assieme, spesso la colonna ha rallentato il passo per attendere il più stanco, ma il paesaggio era bello e ci si poteva anche fermare e guardarsi attorno .
Ho creato un blog, hanno tutti un indirizzo di e-mail della scuola, abbiamo fatto per ognuno un account su Google e stanno imparando a scrivere pagine web in html da blocco note.
Il loro blog, che io controllo ma non censuro, ha più di cinquecento post e quando devono comunicare con me o mandarmi compiti che non hanno fatto mi scrivono un mail.
A dire il vero non tutti mi scrivono, solo i più espansivi, espansività che ahimè si palesa anche in classe e io devo guidare la classe come se fossi l’auriga di un cocchio con cavalli di razza, ma un po’ matti, e appena mollo un po’ le briglie l’espansività mi travolge.
Sono felice ogni volta che entro in quella classe, mi sento tra amici e sento che la mia affettività nei loro confronti è ricambiata: è una classe difficile, a detta di tutti, ma io con loro sto bene e non importa se devo sgolarmi per farmi sentire sul mare delle loro continue esternazioni di gruppo, fa niente se devo improvvisarmi mima per spiegare un concetto a cui segue regolarmente una ristata, o se per farmeli amici ho raccontato un po’ troppo di me, fa niente … perché il giorno in cui ho detto che mio figlio si era laureato sono scoppiati in un applauso fragoroso che non finiva più.
Fa niente, io con loro sto bene!

Alle volte mi arrabbio come una matta, dico loro di tutto quando fanno stupidaggini, o quando tutti, o quasi, dimenticano il compito per casa al rientro da qualche ponte, poi, la volta dopo, arriva puntuale o mi arriva per email tirato su con lo scanner.
Questi di cui sto scrivendo sono ragazzini di prima media!
Non sono liceali, ma splendidi ragazzini che affrontano il mondo a viso aperto.

In mezzo a tutto questo fiorire di interessi anche la fortuna ci è stata amica: alla classe, per la ragazzina con il ritardo nell’apprendimento, è stata assegnata una bravissima insegnate di sostegno che in tre ore alla settimana è riuscita a farle recuperare parte dei suoi svantaggi, portandola a non aver paura e a pensare che anche lei ce la può fare. Generalmente le sue interrogazioni e le sue verifiche vengono gestite e valutate dall’insegnante di sostegno, ma alcuni giorni fa ha chiesto di farsi interrogare in scienze “ come gli altri” e mi ha fatto vedere un quaderno con i suoi appunti, dai quali aveva studiato e lei, che faceva sempre scena muta ha esposto con serenità gli argomenti preparati. Il ragazzino dichiaratamente dislessico sta riuscendo a farcela e, con l’aiuto dei compagni di classe che gli spiegano i trucchi per risolvere i problemi, è riuscito a prendersi un sette nell’ultima verifica.
L’altro ragazzino difficile, quello che pareva avesse problemi nell’apprendimento e soprattutto relazionali, dopo aver tolto da sotto il sedere la sedia ad una compagna ed essere stato rimproverato tanto da far cascare la lingua, non è stato punito, si è fatto la settimana bianca assieme a tutti ed ora…. prende nove!
Dio la settimana bianca con loro.. ora mi viene in mente… che manicomio, che piacevole manicomio: tutti e 23 hanno partecipato all’avventura e in mezzo agli altri 120 era un po’ difficile controllarli, ma non han fatto grandi danni, si sono punzecchiati moltissimo, hanno litigato, pianto, urlato, come un ecosistema che cerchi di raggiungere una situazione di equilibrio, fino al rientro hanno baruffato e poi.. poi sono cambiati, si sono sentiti “quelli della a”
Sul farli sentire “ quelli della a” io ci avevo lavorato, soprattutto in montagna dove avevo enfatizzato la cosa facendo indossare a tutti un copricasco verde che portavano con orgoglio…fatto sta che è scattata l’identità di gruppo e la solidarietà.
Da allora anche troppo solidali
Ieri interrogavo simulando una interrogazione d’esame, tanto per fare folklore, e loro dal posto non riuscivano a stare zitti: io facevo la domanda a quello che “era fuori” e rispondevano loro dai banchi…e dai una, e dai due,…poi mi sono infuriata e ho detto loro di smetterla che altrimenti io avrei cambiato mestiere. Allora si sono zittiti, ma ad ogni domanda tutti ad alzare la mano , sempre più in alto, sempre di più tesa a toccare il cielo…
-Ma allora? Avete deciso di fare stretching durante le interrogazioni??-
Mi hanno guardata come si guarda un ufo, poi hanno capito e mi hanno risposto in…20! Alla fine hanno deciso che era meglio stare buoni, se no mi incavolavo troppo.
E così si va avanti: ho svolto tutto il programma previsto e ora ho deciso di fare algebra, che si fa in terza, non c’è nel programma, ma quando studieranno geometria e dovranno utilizzare le formule inverse o sapranno algebra o saranno costretti ad imparale a memoria.

-Una mela più una mela più due pere più una pera? Che fa?
-Due mele e tre pere
-Bene e se scrivo 2m+2p va bene lo stesso o sommo e viene 4mp?
Mi hanno guardata come se fossi scema:
- Ma come ? non si possono sommare le pere con le mele!!
Giusto!
- E come si calcola l’area di un rettangolo?
- Base per altezza!- che domande…
- Ok! E se ho un rettangolo più un rettangolo uguale più un quadrato alto come il rettangolo?
- Ci scriva sulla lavagna la sua soluzione.
- Ditemi se è giusto e se posso ancora sommare:
- ab +ab + l·l = 2ab +l²
-Va bene così !è finito! non si può fare altro!- dice uno
-Ma –dice un altro- perché ci ha detto che il quadrato è alto come il rettangolo?
-Esatto: 2ab + b² scrivo sulla lavagna e gongolo.

Sono felice! Li guardo e aspetto che cali il silenzio, che strano a dirsi, cala quando li guardo e non parlo e poi:
- Bene ragazzi! Abbiamo iniziato a sommare e moltiplicare i monomi: questa è l’algebra!!

Friday, January 23, 2009

Lei e Facebook

Lei.
Ha 15 anni e ripete la terza media per la terza volta.

Anche l’anno scorso è stata mia alunna, prima no, ed io sono tra quelle che hanno votato per la sua bocciatura; è stata una votazione quasi all’unanimità, non era possibile fare altro.
Non aveva mai consegnato un compito, mai riempito una verifica, mai risposto ad una interrogazione, anzi no: aveva fatto un interrogazione ottima su un argomento a piacere, Lei aveva scelto la questione energetica nel mondo, con abilità ed interesse aveva proposto problemi e possibili soluzioni. Poi il nulla.

Dark ostentata, viso bianco occhi bistrati di nero, calze a rete nere, guantini neri a rete e laceri, tutto nero meno i capelli con mèches viola e uno sguardo nero, che ti guarda ma va oltre e non ti vede e tu non sai che fare. Le parli e Lei è quieta, ti guarda e non ti vede, risponde quello che pensa tu voglia sentire e poi fa tutto altro.
Non viene a scuola e la rincorriamo con lettere e telefonate.
Alla fine non si riesce ad avere nulla che consenta una ammissione all’esame eccetto due interrogazioni ottime in scienze ed italiano, ma solo due in tutto l’anno.
Mai mi è capitato di bocciare una ripetente, eppure non ho potuto far altro, Lei non si aspettava altro, quasi che la mia sconfitta, la nostra sconfitta, fosse la sua vittoria.

E quest’anno me la ritrovo in classe, per la terza volta in una terza media.
Sempre dark, sempre pallida, ancora più pallida se possibile, senza più mèches viola, ma sempre tutta nera, con uno sguardo nero perduto nel nulla che ripropone il rituale dell’altr’anno e che finirà con una mia sconfitta ed una sua inutile vittoria.

Quest’anno ostenta anche scollature profonde che fanno lampeggiare gli occhi dei maschietti, ben più giovani, le cui turbolenze ormonali causano continue occhiate fugaci e penetranti verso tutto quel ben di dio.
Non so che fare, come reagirà se le dico che è inopportuna.
La chiamo fuori e le chiedo:
- Ma tu vuoi far morire i tuo compagni di classe con queste scollature, non vedi che ti stanno con gli occhi incollati e che ti muoiono dietro?
Mi guarda e mi vede:
- Prof. non mi ero accorta, mi coprirò con una maglietta, va bene?
La guardo, pensando che mi stia prendendo in giro, ma Lei mi guarda e mi sorride e so che ha capito.
Ho aperto, non so come, uno spiraglio, ma veramente non so come!
Il giorno dopo viene a scuola con sopra una mini maglia nera, e così per tutta la settimana e poi…. Scompare!

Sta assente più di un mese: sta preparando la strada per la non ammissione, visto che con le nuove indicazioni ministeriali c’è un limite alle assenze, superato il quale si ripete.
La rincorriamo di nuovo, lettere, telefonate e finalmente torna a scuola, ma di nuovo io le parlo e Lei non mi vede.. si ricomincia lo spettacolo.

Poi, un giorno, in classe, parlo di Facebook e ne parlo bene, ma spiegandone i limiti ed i pericoli come per ogni social network, compreso MySpace e dico che lo sto usando.
La sera mi arriva la richiesta di amicizia da Lei ed io accetto immediatamente, ma penso sia solo per far numero.
Tre giorni fa, in classe le faccio l’ennesima inutile predica perché non ha studiato e Lei non mi vede, ma io la vedo e le dico che sta usando un pennello sbagliato per l’eyeliner, troppo sottile per fare una linea così grossa, la linea viene tutta frastagliata.
Boh! Perché le ho detto ‘sta cosa? Mi è scappata…ora si volterà e se ne andrà senza verbo proferire.
Invece no, mi guarda, mi vede e mi sorride. Mi ringrazia e mi sussurra:
- Sa che ho guardato le sue foto di quando era giovane.. che belle!-
- Ma che foto- borbotto io- sono solo di dieci anni fa ed allora ero già grande -
Mi imbarazzo e mi volto, io questa volta, Lei esce per la ricreazione.

Tornando a casa in autobus penso che sono un’ imbecille, sia per come le ho risposto sia per il fatto che ci sono foto di quando avevo trent’anni ed ero alla Pitteri. Sono proprio un imbecille!
A casa rimugino e po’ e poi vado sulla sua bacheca di Facebook e le scrivo che si, aveva ragione, ci sono delle foto di un tempo e le raccomando il pennello grosso.
Mi risponde immediatamente e ci mette carrettate di emoticons sorridenti.
Mi chiede se posso, se ho tempo, se trovo, di mettere delle foto di quando avevo la sua età, perché le piacerebbe vedermi.
Non mi pare possibile che Lei mi cerchi, non mi lascio sfuggire l’occasione e a costo di essere ridicola pubblico le foto di allora che trovo, quello che trovo, una anche fatta a ventisette anni.
Lei mi risponde esultante a chilate di faccine ridenti, mi dice che ero bella, che anche lei spera di essere così quando avrà ventisette anni e mi saluta con un
- Ci vediamo lunedì
Questa è la prima volta che riesco a parlare con Lei e non a parlarmi addosso e se il mezzo e Facebook.. ben venga…ora spero che non combatta più con la scuola o almeno con me, che non consideri vittorie le sue sconfitte, che studi un poco, che guardi al futuro e non veda solo grigia nebbia incombente.

Io spero….
E già con Lei è tanto.

Wednesday, October 15, 2008

15 ottobre 2008 lo zero e i voti

E’ un periodo difficile, travolti come siamo da riforme, controriforme, decisioni per decreto su come deve andare la scuola, senza norme applicative, non si capisce più niente.
Ora siamo tornati ai voti.
Questa è forse l’unica cosa che posso condividere della controriforma, ma non posso condividere il metodo.
Ma tanto a chi interessa cosa penso io, insegnante innamorata della scuola, dei ragazzi, dalla meravigliosa possibilità che ho di trasmettere conoscenza.
L’altro giorno mi sono divertita con loro a parlare dei numeri, di quando sono nati, di come sono nati e abbiamo scoperto che lo zero lo conoscevano i babilonesi dell’era pre cristiana, ma che solo gli indiani, nel sesto secolo dopo Cristo ne descrissero il completo significato e che quel significato completo, assieme alla scrittura con le cifre nel sistema decimale posizionale è arrivato in Europa solo con il “Liber abaci” di Fibonacci del 1200 e poi ci sono voluti quasi due secoli perché si diffondesse, essendo la capacità di fare i calcoli con i numeri romani rarissima e fonte di potere.
I calcoli venivano fatti con dei sassetti, da cui la parola calculo e calcolo.
Poi, con l’introduzione delle cifre indo-arabe si poterono fare le operazioni con la penna e la carta, la splendida carta che arrivava dalla Cina.
Intanto Guttenberg inventava la stampa a caratteri mobili ed il mondo cambiava, il potere della conoscenza passava di mano, dai nobili e dai religiosi ai mercanti e si gettavano le basi per una conoscenza diffusa del saper leggere e far di conto, ma la resistenza dei potenti era forte e riuscirono a rallentare per secoli lo sviluppo dei saperi che esplose solo nel Rinascimento.
Tutta questa collocazione storica della matematica li affascina: quando abbiamo letto che il simbolo dell’uguale è stato letteralmente inventato da un certo signor Recorde nel 1550 o giù di lì perché si era scocciato di scrivere sempre aequalis e allora cosa di meglio di due segmenti paralleli per indicare l’uguaglianza, a loro è parso che la matematica acquistasse un senso, ne hanno intravisto l’evoluzione e le radici.

E non è cosa da poco convincerli che non è "così e basta", che se si cambiano le regole iniziali anche la matematica cambia.

Ordunque, nella prima ho fatto le foto e le ho pubblicate, poi le ho anche appiccicate sul registro.
Quando ho chiesto chi le avesse viste quasi tutti hanno alzato la mano, ma dalle domande che mi hanno fatto è risultato subito che usano l’Internet ed in pc come una scatola magica e che procedono per tentativi ed errori. Prima o poi ci riescono, ma sarà meglio che insegni loro come orientarsi sulla rete.
Tra i ragazzi ce ne è uno che pare sempre sognare, perennemente distratto, non riesce a seguire il ritmo della classe me se gli chiedi qualche cosa direttamente spesso sa risponderti ed ampliare l’argomento, altre volte pere non capire nemmeno cosa gli stai chiedendo. Scrive in un modo terribile, senza spazi tutto uguale e il suo diario è scritto fitto fitto a caratteri grandi come se avesse disegnati centinaia e migliaia di lettere che per lui hanno poco senso.

Ieri la madre ha portato la certificazione di dislessia e disgrafia…dirlo prima no??

Quindi questa prima parte con un dislessico/disgrafico, una ragazzina spacciata per dislessica ma che pare abbia un ritardo nell’apprendimento, un ragazzino affetto da nanismo e una ragazzina rumena che è da poco in Italia che non capisce cosa le chiedi ma che sua mamma dice: - Nooo.. mia figlia italiano molto bene parla!!-

Sostegno: chiesto ma non ottenuto ancora e forse mai.

La scuola ti mette sempre in croce: che fai, lavori con i bravi e lasci perdere chi non ti segue, fai un insegnamento differenziato ma con 23 è un po’ difficile e poi comunque da sola non riesci a seguirli tutti, abbandoni quelli che sono in difficoltà?
A me prende spesso un gran rimorso di coscienza e comunque, qualunque cosa faccia sbaglio: anche non stimolare i dotati ed i volonteros,i che alle volte vengono da famiglie disagiate e che nella e con la scuola ricercano un riscatto sociale, è sbagliato, ma anche abbandonare gli altri e così sei perennemente in crisi e reciti a soggetto a seconda degli umori della classe in quel giorno.
Alle volte i “bravi “ si dimostrano disponibili a lavorare in gruppo e così, facendo un lavoro comune tutti percorrono la stessa strada, chi prima chi poi, ma altre volte si infastidisco perché sono anche persone che, per i fatti loro, quel giorno non sono ben disposte a rallentarsi per stare al passo del più lento e tu non puoi forzare perché diventa un’imposizione e non un atteggiamento solidale…quindi cambi argomento sperando in domani.
Domani vedremo

Sunday, September 21, 2008

15 settembre 2008: si ricomincia

Domani sarà il secondo lunedì di scuola di quest’anno.
Ma parto dal primo.
La mattina del giorno fatidico faceva frescolino ed io non avevo fatto cambi di stagione a causa del rapido arrivo del freddo.

I miei pensieri, all’alba del 15 settembre erano più o meno quedti:
- Dio cosa mi metto.. ho la prima, devo fare buona impressione, sono piccoli, non voglio sembrare la nonna ma nemmeno la signora travestita da ragazza.. ..e con i vestiti che ho sotto mano rischio il ridicolo: sandali e felpa pesante..no, ma le scarpe sono in cantina..e allora? Sandali e felpa leggera e se fa freddo… sopporterò.

In effetti in autobus fa un freddo della malora, anche perché l’autista si è scordato di staccare il condizionatore e tutti tremano e brontolano, ma lui è chiuso nella sua gabbietta di vetro e non vuole ascoltare.

Vabbene…pazienza, domani vado a prendere le scarpe in cantina.

Arrivo a scuola mezz’ora prima e già la ressa dei primini blocca l’entrata: tutti ad accalcarsi sul portone principale, quasi andassero al cinema e dovessero prendere i primi posti, e poi dicono che i ragazzi non amano la scuola. A fatica avanzo nella marea umana, apro il portone che nell’aprirsi spinge i ragazzi indietro e mi infilo nel piccolo spiraglio che riesco a generare con la mia forza finché arriva il bidello a darmi man forte e….sono dentro.

Prendo i registri, i nomi dei ragazzi e attendo che giunga l’ora. Sono curiosa e anche un po’ emozionata: dopo trent’anni ancora mi affascina incontrare volti nuovi, piccole persone che in tre anni diventeranno dei quasi adulti, molti saranno più alti di me ed ora sono dei bimbetti piccini e impauriti. Loro non sanno che sono un po’ impaurita anch’ io, non voglio fare un primo incontro sbagliato e quindi devo mettercela tutta a ricordare i nomi, a non contraddirmi a fare i quattro piani di absburgiche scale insieme a loro senza ansimare.. e non è proprio una passeggiata.

Ecco che la bidella apre la porta ed inizia la chiamata delle classi: io dovrei avere 23 alunni, ma ne conto solo18: probabilmente gli altri non sono riusciti a superare il muro umano che li separa dall’entrata.
Salgo ugualmente, mettendoli in fila per due, facendoli camminare accanto al muro per lasciare libero il passaggio a quelli del liceo con cui conviviamo e che stanno al primo e secondo piano, mentre noi al terzo e quarto. Al terzo piano comincio a sudare e mi manca un po’ il fiato, ma devo resistere fino in aula, per fortuna che poi userò l’ascensore.
La salita continua ordinata e silenziosa, se ci vedesse la ministra… faremmo la sua felicità e la cosa mi disturba, perché con la sfascista della scuola non voglio condividere niente. La disciplina è indispensabili per la sopravvivenza di tutti.
Io ex sindacalista insegno sempre ai mie ragazzi che prima devono ubbidire, poi chieder perché a meno che l’ubbidire non vada contro il loro codice morale. La spiegazione verrà, sempre, potrà venir discussa e magari si potrà decidere che la prossima volta si farà in un altro modo, ma prima devono eseguire l’ordine e poi discuterlo.
- Ma non è giusto!- commentano quasi sempre ed io, quasi sempre spiego che se c’è una situazione a rischio non c’è tempo per le spiegazioni, se io vedo un cornicione che casca e dico
- spostatevi dal muro-
loro devono spostarsi e non chieder perché, altrimenti il cornicione ha il tempo per cascare sulle loro teste, quindi devono imparare ad ubbidire.

La scalata è finita: arriviamo, entrano in classe e riempiono i primi banchi, buon segno.
Su ogni banco c’è una cartellina verde con dentro i fogli con la pianta della scuola, i nomi dei loro insegnanti, del personale ausiliario, di segreteria del Ds, con il regolamento di Istituto e con un foglio bianco con sopra scritto “Chi sono?”.

Faccio l’appello e comincio a conoscere i loro volti: sono bambini ansiosi e intimoriti, sorridono poco e mi guardano con apprensione.
Tra loro c’è anche un ragazzino nano, sarà alto 1 metro, con le braccia e gambe corte e un viso da lazzarone che metà basta. Per lui suo padre ha costruito una speciale pedana nella quale si infila la sedia e così per salire e scendere non ha problemi.
E’ simpatico, pare non avere molti complessi e nella presentazione di se scrive “ non sono alto” e mi piace la pallacanestro.
C’è anche una ragazzina che ci è stata inizialmente presentata come dislessica ma poi è venuto fuori che ha un ritardo nell’apprendimento; è bella e dolce, quando scrive la sua presentazione comincia a parlare di se e poi finisce a parlare di tutto altro, come se dopo dieci minuti perdesse il filo del discorso ed entrasse in un altro tema e dopo la cosa si ripete e di nuovo cambia tema così per due pagine… ci sarà da fare, ma ho già lavorato con persone con deficit.
Un altro ha scritto : “Sono biondo, sono bravo, sono bello!” e nel test d’ingresso ha totalizzato 18 punti su 100.
Per ricordare i loro visi li fotograferò. Appena l’ho detto i volti si sino aperti in un sorriso, parevano felici, metterò anche le loro foto in internet, in una cartella protetta. La cosa è piaciuta loro ancora di più.
Ho chiesto l’autorizzazione alle famiglie e tutti entusiasti, meno una famiglia che non ha dato l’assenso. Ho chiesto privatamente alla ragazza come mai:
- mio papà ha paura che mi rubino l’immagine e che ne facciano chissà cosa-
Ho chiesto allora che mestiere facesse suo padre per avere tante paure, lei mi ha risposto che suo pader non lavora, nemmeno la madre lavora, solo la nonna…e allora che fare? La solita famiglia con istruzione bassa, con situazione precaria che ha paura di tutto. Le ho spiegato che la pagina era protetto e che comunque la sua foto non era la sua anima.
- Mia mamma era d’accordo ma mio papà no !-
Ho lasciato perdere.

L’indomani appena mi ha vista mi è corsa incontro raggiante dicendomi che suo papà aveva cambiato idea, che lo aveva fatto senza che lei dicesse niente e che ora si poteva fare la foto di tutti.
L’ho abbracciata.

Domani farò le foto!

Friday, June 27, 2008

Lezione di fisica

La scuola è finita, gli esami sono quasi finiti ed ora ho un po' di tempo per affidare ai bit le mie emozioni.
Ordunque ecco qua la prima mia disavventura.

Ai primi di maggio mi sono cimentata in dotte spiegazioni sull'elettricità .
Poiché i materiali messi a disposizione dalle strutture scolastiche sono il gesso, la lavagna, lo straccio, una quarantina di pc che si trovano quattro piani più in basso e irraggiungibili avendo io 28 alunni ed essendo 20 la capienza massima consentita per le aule informatiche, allora, dicevo, poiché molti mezzi per illustrare le mie lezioni erano alquanto limitati ho utilizzato la famosa bacchetta di ebanite.

Ovviamente noi non abbiamo ebanite, ma delle ottime penne bic con le quali procedere all'esperimento sulle cariche elettrostatiche che si realizza tramite strofinio di detta penna su un opportuno panno, generalmente la propria manica o ancor meglio del compagno di banco che si infastidisce immediatamente ed inizia la confusione.
I ragazzi si divertono a veder i pezzettini di carta magicamente attratti dalla bic e così ne approfitto per spiegare il perché.
MA il pavimento è disseminato dai pezzettini di carta utilizzati e poi misteriosamente volati verso il basso. Intimo loro di raccoglierli, ma con modesti risultati.

Ho due alternative,
o fermare la lezione per procedere alla raccolta e far scemare l'entusiasmo e la curiosità che alcuni dimostrano
o rimandare a poi la raccolta, sempre tenendo d'occhio l'orologio, per evitare che la campana suoni prima del mio tempo e tutti sciamino via.

Avrei avuto un'altra possibilità: programmare l'intervento con precisione, calcolando quanti minuti dedicare alla spiegazione, quanti allo strofinio, leggasi esperienza, quanti alle esclamazioni di stupore, quanti ad una riflessione sull'evento e quanti alle conclusioni, ma di solito queste mie programmazioni, che diligentemente faccio, finiscono travolte dalla classe che, se dimostra il seppur minimo entusiasmo riceve tutto lo spazio che riesco a dedicarle, e finisco col raccogliere io i pezzettini di carta , assieme a qualche volonteroso che rinuncia ad alcuni attimi dell'intervallo, soprattutto per evitare urli della bidella.. "quest fio xe tuti maleducati, nesun ghe insegna niente e noi dovemo subir…"
Effettivamente un po' di ragione ce l'ha, ma se tali immani schifezze avvengono mediamente una volta all'anno potrebbe anche collaborare un po'.
Sta di fatto che io non riesco a paralizzare la classe per la raccolta dei pezzettini perché mi interessa di più che capiscano il motivo per cui essi si attaccano alla penna.
Durante questa mia accorata spiegazione stupisce il fatto che una alunna, piuttosto refrattaria alle lezioni relative al mondo della fisica e molto interessata alla e lezioni di anatomia umana (intesa nel senso.. "son bella guardami"..) stia prendendo appunti.
Sono piacevolmente sorpresa da questa attenzione.
La campana suona, la lezione è terminata, raccogliamo raccogliamo che se no la bidella…non indago…

La settimana dopo lezione di ripasso sulle cariche elettrostatiche.
L'alunna scrive ancora, e passa il suo scritto ad un compagno….
Lo prendo al volo, lo ritiro e lo guardo…o cielo.. vedo gli appunti della mia illuminata alunna.
La guardo e non dico nulla.
Lei mi guarda e si scusa dicendomi con un sorriso… - era per passare il tempo -

Thursday, May 08, 2008

Ogni tanto impazzisco

Ogni tanto impazzisco e faccio cose per farmi male: la mia seconda fa "informatica" con dei colleghi che stanno insegnando loro solo elementi di videoscrittura. Spesso non vanno in aula e fanno altro. Sicuramente non imparano a muoversi sulla rete.
Oggi c'erano da coprire quattro ore quattro in quella classe: ci sono le gite, mancano insegnati e così l'orario viene ribaltato.
Io ho dato la disponibilità per fare tutte le ore con loro, le seconde due sarebbero state in aula informatica, quella grande, con 12 postazioni ed il videoproiettore.
L'aula potrebbe contenere, in base alla normativa vigente, solo 22 persone, 23 con il docente. Così finisce che se non ci sono due insegnati su quella classe , per fare due gruppi, nessuno ci va. Questa mia classe ha 26 alunni più due ospiti, residui non gitaioli della classe che in gita andò.

Oddio…ho detto gita: NON si deve dire così!!
Si deve dire viaggio di istruzione, ma i ragazzi continueranno a chiamarlo gita e pensare ad essa come ad un periodo di sommo divertimento via da casa, durante il quale tra le altre, vedranno anche cose interessanti.

Allora, prima di avventurarmi nella discesa a valle , quattro piani più sotto, ho cercato di fare un patto con loro:
- Io vi porto e vi faccio vedere delle cose che probabilmente non sapete, ma vi avviso che se voi non collaborate rinuncio perché siete in troppi per quell'aula, io non ho nessun insegnate che possa venire con me e voi siete dei tremendi confusionari per natura. Quindi se mi date la vostra parola e facciamo un patto io oso, altrimenti stiamo su.-
Era del tutto impensabile che non mi dessero la loro parola, ma io ho ripetuto fino alla nausea che stavo facendo una cosa al limite delle norme e che senza la loro collaborazione avrei potuto avere delle rogne.
- Prof. vedrà, stiamo buoni -
- Non mi interessa solo buoni, vorrei attenti.
- Staremo attenti
- Ma tu per chi parli?
- Per me!
- E allora perché usi il plurale?-
- Ma anche gli altri la pensano così -
- Hai il dono della lettura del pensiero?
- No, ma so!-

Avremmo potuto andare avanti così mezz'ora. La loro abilità di perder tempo è infinita.
- Allora, nemmeno vi chiedo per alzata di mano, mi fido. Andiamo e se fate confusione torniamo indietro.-
Tiro fuori la macchina fotografica e con questa faccio un po' di foto ed un piccolo video in classe; poi li informo che vorrei far vedere come si scarica da una macchina fotografica, come si fa un upload su google picasa con le foto e come si mette su You tube il filmato. Molti sapevano già ma non conoscevano alcuni trucchi per cui la cosa pareva interessarli.
Scendiamo…
Quattro absburgici piani in discesa in fila per due quasi in silenzio.. comincio a sperare.
Arrivati in aula li faccio sedere e raccomando loro di non accendere le macchine, per ora, e di guardare cosa faccio io seguendo sullo schermo murale in quanto proietterò il mio lavoro.
Inizio filmando tre minuti del loro tremendo fracasso dovuto a "sedie spostate per sistemarsi meglio". E poi inizio la lezione raccontando tutto quanto so sui servizi on line di Google. La cosa che li affascina di più non è, come pensavo io, la possibilità di farsi mandare sms sul proprio cellulare per ricordare gli appuntamenti direttamente da Googl, questo lo hanno già sul loro cellulare
Io sono una troglodita in ambito telefonia mobile.
- Ma dai, qui puoi metterci tutti i compleanni e farti avvisare per tempo, così non ti dinemtichi !-
- Ma il mio cell lo fa già!-
- Per un anno?-
- Si è programmabile per tre anni -
Guardo il suo cellulare, che non si potrebbe avere acceso a scuola, ma vista la situazione faccio finta di niente.
E' una cosa ufo.. fa tutto e tra le altre anche telefona
- Orpo- le dico io- meraviglioso, certo che costerà come un pc!-
- Non so quanto costa un pc, questo me lo hanno regalato a Natale, credo costi sui 400 euro-
Penso sia lei che ha avuto un regalo importante, invece più di mezza classe possiede modelli simili, chi ha la fotocamenra a 3Mpx chi a 1 e mezzo, una ragazza ha la fotocamera inserita a 5 Mpx, praticamente una macchina fotografica digitale da taschino. Tutti hanno il cellulare con macchina fotografica e quasi tutti possono anche filmare, ma nessuno ha ancora osato usare you tube, perché lo percepiscono come una cosa che è sconveniente.
Magari lo avranno anche usato, ma dopo il caos dei blog non credo me lo direbbero. Non credo e invece sbaglio.
- Quanti di voi hanno un blog?-
Tranquillamente alzano la mano una quindicina. I loro blog sono tutti figli di MSN Messenger e pochi sanno che esiste la possibilità di registrare altri blog su altri spazi.
Infatti la cosa che maggiormente li incuriosisce sono i blog che si creano con Google e la possibilità di gestirsi uno spazio su un server che sta chissà dove.

Non avevano collegato che usando i servizi di Windows live spaces forniti tramite l'iscrizione a MSN Messenger accadeva lo stesso.
C'era e basta come e dove non si erano mai posti il problema.
A questo punto gli ho insegnato il tacerout per veder la strada che un impulso lanciato in rete fa per raggiungere il sito e…scoprono che c'e' una rete, che si passa per la dorsale italiana e poi si va in Inghilterra e poi si finisce in California, e scoprono che il segnale madato nello stesso posto, ma pochi minuti dopo può fare un'altra strada, a seconda del traffico, ma arriva sempre a destinazione e arriva in California. Proviamo per alcuni dei loro blog e rimangono esterrefatti.

Ecco qua : questi ragazzi usano la rete dalle elementari ma non sanno di usarla!
Da qua bisognerebbe partire per insegnare informatica, non da come si usa la tastiera e da come si fanno le slide, bisogna partire decodificando e sistemando le loro conoscenze, facendo loro veder cosa accade sulla rete e come su essa ci si muove.
Ma quanti insegnati sono in grado di fare questo? Io ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare in rete dagli albori, ma non certo perché la scuola me lo chiedeva, solo
perché la cosa mi affascinava.
Allora riesci a parlare pezzi nella loro lingua e magari anche venir riconosciuto come uno che sa stare nel loro mondo, anche se alcune cose dei cellulari non le conosci. Loro capiscono subito che potresti conoscerle immediatamente, ma che non ti interessano.
Continuo a spiegare e a far vedere, ma non riesco a fare provare: sono troppi, devono accontentarsi di quello che passa il convento.
Si lamentano
Fatevelo spiegare dai vostri insegnati di informatica, visto che fate un'ora alla settimana
Mi guardano come se fossi scema
- Ma profffff…. Lei sa cosa facciamo? Noi facciamo ma al massimo scriviamo pagine su pagine che copiamo da un libro…oppure facciamo ricerche e poi incolliamo tutto insieme

Non so cosa dire, sospiro e continuo.. ma si sa che i ragazzi più di mezz'ora ad ascoltare senza fare non resistono, e loro sono già bravi, sto concionando da più di un'ora e… me la sono cercata:
Una ragazza, vedendo che una macchina era accesa e pensando di averla accesa lei, ma non se ne ricordava, ma perché era accesa e se la prof vede…ha cercato di spegnarla, ma non trovando come ha staccato il filo, che sapeva dove è perché a casa sua fa così quando il suo pc si impalla.

Sapeva dove è ed ha spento il SERVER dei tre laboratori.

Mi è uscito di gola un urlo da Crudelia Demon, mi veniva voglia di strangolarla, mi sono già vista i colleghi che lavoravano nei laboratori di sopra con una videata con scritto "sito non raggiungibile", e mi sono sentita addosso le loro imprecazioni.

Ma la fortuna mi è stata amica, nessuno in quell'ora stava lavorando: ho riacceso il server, ho sistemato tutto, li ho messi in fila per due e sono ritornata in classe borbottando un "mai più" per tutta la lunga salita.

Ma tra un mese mi ricorderò questo " mai piu'"?

Monday, March 31, 2008

Con lui perderò?

Avanza trascinando i piedi, con lentezza esasperante. Pare non aver chiara la direzione che sta seguendo; i pantaloni con il cavallo fino al ginocchio, la felpa over size, le catene penzolanti al fianco che tintinnano, sembra uno zombie.
Poi alzi lo sguardo e scivoli dai piedi alla tesa percorrendo il suo metro e ottantadue di altezza e trovi un volto imbronciato da bambino, i capelli castani ed arruffati e la testa piegata verso il basso per poterti guardare da sotto in su nonostante la sua altezza.
Quando parla sorride sempre, ma è un sorriso strano, da sconfitto.
Ha la consapevolezza che sarà bocciato e annega in un mare di incertezza e di fallimento che non gli consentono di tentare nemmeno quando qualche cosa la sa.

E' in seconda media. Visto da lontano , senza punti di riferimento, pare un ragazzino delle elementari, poi lo guardi con attenzione e ti accorgi che è un molosso, alto, robusto e sconsiderato. Non si rende minimamente conto della sua forza ed è finito più volte in presidenza a causa di sberle, tirate per gioco ai compagni, che avevano lasciato il segno.
Io non riesco mai ad arrabbiarmi con lui: mi guarda come un cucciolo impaurito dall'alto del suo metro e ottanta.

L'anno scorso faceva bene in matematica, aveva intuizioni quasi geniali per soluzioni alternative a problemi proposti. Se uno è in grado di inventarsi una soluzione non può cadere nella incapacità totale, tanto da presentare verifiche quasi in bianco.
Non capisco assolutamente cosa gli sia successo.

Il suo babbo viene spesso a parlare, il babbo è uno tosto, gran lavoratore, che si dispera per gli insuccessi del figlio e velatamente incolpa la madre, con cui il ragazzo vive, di non seguirlo. E' il solito ragazzino figlio di separati. Ma lui non è il solito.
C'è qualche cosa che non capisco nel suo sbracamento totale, sia fisico che mentale, nell'abbandono di ogni voglia di combattere e nel suo rifugiarsi in una nuvola di niente.
Per la sua altezza è molto ricercato negli ambienti del basket, ma a lui non la cosa non interessa, fa anche lì il minimo indispensabile.

Suo padre mi ha chiesto di parlargli, di fargli capire che se si rimette in pista può ancora farcela, e siccome anche io la penso così oggi l'ho chiamato fuori:
-Perché non fai niente, hai rinunciato, pensi che verrai bocciato?-
-Sì- e non mi ha risposto altro.
Mi ha guardato negli occhi e si capiva che era un si sincero e sconsolato.
Si è seduto su un banco che stava in corridoio per non essere tanto più alto di me, mi ha detto che lo imbarazzava guardarmi "da su".
Allora gli ho detto le cose di sempre, che se avesse fatto decentemente in matematica ed in scienze e magari in italiano scritto e in qualche educazione poteva sperare di rialzarsi.
Mi ha di nuovo guardato negli occhi e mi ha detto:
- Non lo sapevo, ma non è troppo tardi ?-
- Non è mai troppo tardi, dipende dall'impegno che ci metti, dalla voglia che hai di faticare, se ci stai io ti aiuto-
Di nuovo mi ha guardato negli occhi, ha sorriso e sul viso si è aperto uno spiraglio di speranza, anche io ho sperato gli si fosse parato davanti uno sprazzo d'azzurro.

Ho sperato.

Dopo il riposo ho ripreso a spiegare, lui se ne stava tranquillo ed attento nell'ultimo banco…se ne stava attento…per cinque minuti. Poi ha ripreso a chiacchierare, a dondolarsi sulla sedia e mi ha chiesto di uscire perché non si sentiva bene.
Lui, ecco lui non riesco a capirlo ne ad aiutarlo, capisco solo che a scuola sta male, che è spesso deriso per le sue frasi senza senso ma capisco anche che questo ruolo che si è disegnato addosso non se lo vuole togliere ed io sono inerme.
Gli parlerò ancora ma temo sia una battaglia persa.

Saturday, March 15, 2008

Il blog.. continua

Poiché tutto taceva e il blog continuava restava in rete, ho cambiato tattica.
Durante l'ora di informatica, in cui si lavora a piccoli gruppi, ho avvicinato la ragazza proprietaria del blog:
- ma tu non guardi mai il tuo blog?-
- perché? -
- perché ti ho scritto e tu non mi hai risposto -
- impossibile, al mio blog si accede solo con messenger e solo i miei amici!-
- sei sicura.
- certo, le si confonde con quelli della E, quelli che sono stati sospesi -
- ma non sei tu lucia94? E come mai io so che è tuo, che ci sono le foto delle tue amiche ed i vostri commenti?-
La bimba impallidisce.
La faccio sedere accanto a me, apro un browser, vado sul solito Google e per la ricerca digito tre parole: blog e i cognomi di due insegnanti… e.. ta_tan….. come prima voce nella ricerca compare il_ di_lei_blog… allora comincia a piangere a singhiozzare, corre in bagno perché ha conati di vomito.
A me dispiace che stia male ma devo confessare che gongolo.
Non sarà punita in alcun modo ma dovrà spiaccicare il muso sulla sua stupidità.

Quando torna le spiego che ha fatto un blog pubblico, anziché privato e che lo deve cancellare immediatamente se non vuole conseguenze, perché di fatto lei e le sue amike hanno insultato pubblicamente delle persone.
- ma non so come fare non ho messenger e non ho la password-
- arrangiati! Vai in bagno e …io non so niente…telefona a tua madre, che lo cancelli lei, ma deve sparire.
Allora va e poi torna sempre in lacrime, sempre stravolta mente la sua amica di avventura che è li, la guarda con il suo sguardo beota da "seppa lessa" e nemmeno interviene per aiutarla, fa finta di niente.
E' un'altra che la consola e aiuta, un'altra che non c'entra, o pensa di non c'entrarci, ma che ha presente il concetto di solidarietà ed interviene a suo favore chiedendomi di scusarla.
- Le scuse non c'entrano qui, qui si tratta di capire cosa si può e cosa non si può e, dimenticavo di dirti, che c'è anche una tua foto lì pubblicata, lo sai? -
Mi guarda e ammutolisce, a questo punto pure lei è in qualche modo coinvolta.
Loro non sanno che la mia è una recita perché imparino a stare sulla rete intelligentemente e mi temono.. ma ora va bene così.
Lucia, la owner, mi dice che la madre non sa come muoversi. Trasgredendo tutte le regole dell'Istituto accetto di parlare con la madre al cellulare, le rispiego il fatto e la genitrice, quella che "mia figlia è una ragazza tanto a modo", dice che non sa come scusarsi, che verrà a prenderla a scuola immediatamente per cancellare tutto.
Si scusa e si riscusa.
La ragazza esce da scuola per malessere (vero a questo punto) ed io continuo la lezione.

Finisco alle due.
La genitrice mi aspetta fuori da scuola assieme alle tre incriminate. La protagonista pare più serena e mi dice subito che tutto è stato cancellato e che il blog è stato reso privato. La madre si scusa, ma più blandamente. La " seppa lessa" nega di aver scritto cose pesanti sul blog, la madre definisce la bloggata una ragazzata e tende a considerare la cosa meno grave di due ore prima, tanto ora non c'è più!
E NO!
Non è che così si manda tutto in cavalleria, devono sapere che resta traccia di quello che fanno.
Comunico alla madre che la pagina è ancora reperibile in rete perché presente nella copia cache di google e che comunque, onde evitare che quanto accaduto venga successivamente negato, io mi sono fatta una copia della pagina.
La madre ridiventa seria, la ragazza ammutolisce, la "seppa lessa" non capisce cosa stia di nuovo accadendo, la terza sorride persa nei suoi sogni.
La madre si preoccupa, chiede quali provvedimenti intendiamo prendere.
- Nessuno , signora, le ragazze non hanno trasgredito a delle norme relative all'istituto e non hanno, come l'altra classe, pubblicato foto fatte in aula ed in bagno con il cellulare. Facciamo un accordo sulla parola, la preghiamo di parlare con le mamme delle altre due affinché sorveglino l'operato delle figlie, nessun docente intende denunciarle per pubblici insulti, ma vorremmo che le ragazze fossero più attente nel pubblicare materiali e foto, vorremmo che voi insegnaste loro a non farsi male da sole.-
Ci salutiamo con un patto una stretta di mano ed un sorriso.
Speriamo abbiano capito.

Monday, March 10, 2008

I blog

Da sempre, anche nelle scuole medie, i ragazzi fanno blog ....il da sempre è un po' relativo…insomma da almeno cinque anni io so che li fanno, ultimamente di più … ma che male c'è … esternano … solo che 'sti scemi esternano pesante e si fanno beccare.
Un genitore della mia scuola ha trovato il figlio su un blog della sua classe con scritto di tutto e di più contro gli insegnati. Invece di risolvere la questione in famiglia e con le famigli ha ben pensato di farlo sapere agli insegnati i quali si sono indignati…ma soprattutto rattristai da tanta acredine.
Si sa che i ragazzi si fanno prendere la mano, ma quando dalle righe del blog traspare tanto odio, tanto rancore occorre anche mettersi in discussione e cercare di capire cosa è successo…
Ma non se ne parla!
Vanno puniti… boh! ..per cosa…??
I genitori potranno punirli, ma la scuola non si deve impicciare dei fatti commessi fuori, spettaerà al docente, se vuole, sporgere denuncia per calunnia.
I genitori hanno fatto cancellare il blog ai ragazzi che tra poco ne apriranno un altro dicendo le stesse cose ma in altro modo.

Anche una mia ragazza di terza (e chissà quanti altri) ha un blog sul quale scrive i suoi pensieri fitti fitti di k e x anche quando non serve…parole di ragazzi….ma la furba, seguita a ruota dai commentatori, ha ben pensato di mettere i cognomi degli insegnati in un blog di spaces.live, quello cui si accede da messenger e che è linkato immediatamente dai motori di ricerca.
Se fai un trova mettendo i cognomi di tre docenti salta fuori la sua pagina con le esternazioni sue e degli amici.
Il Ds l'ha trovato ( ma non aveva di meglio da fare??) e mi ha detto di provvedere.
Io ho detto che avrei provveduto.
Sono andata sul blog e ho scritto che è, che sono degli imbecilli, che i nomi non si mettono se no vengono beccati subito, che nemmeno le foto si mettono con riferimenti chiari, perché poi rischiano di trovasi un baldo giovane che commenta i loro post, che poi le va a prenderle a scuola e che poi viene fuori che ha cinquant'anni.

Mamma mai che nervi mi hanno fatto: la presunzione di essere irreperibili in rete dopo che per tre anni ho passato il tempo a spiegare che se uno vuole trovarli li trova, ma troppo stupidi, perfino mettere i cognomi con commento, docente per docente.
Il giudizio sul mio nome non c'era o meglio c'era ma si prestava a molteplici e non gradevoli interpretazioni:

-nn diko nulla xk sennò servirebbero 1000000000000 pagine sl x spiegare tt l'affetto ke provo x lei... ( è 1 battuta ovviamente)........... voto??????????? no comment-
[traduzione: non dico nulla perché se no servirebbero 1000000000000 pagine solo per spiegare tutto l'affetto che provo per lei…(è una battuta ovviamente)…..voto?? no coment ]

Mamma mai che nervi mi hanno fatto le altre sgradevoli parole e commenti da parte di quella ragazzina che a me è sempre sembrata un po' falsa, ma speravo di sbagliare, e la cui madre si irrita sempre se le dico che è una chiacchierona:
-impossibile, deve sbagliarsi, mia figlia è una ragazza a modo, non si permetterebbe mai!-
Non so se la volta prossima che verrà sua madre le farò vedere la parolacce con cui sua figlia dipinge gli insegnati o lascerò perdere…. Forse è meglio conquistarsi la fiducia della ragazza piuttosto che una rivincita sulla madre stupida.

Mi viene da ridere se penso alla faccia la fanciulla che farà quando, guardando chi ha scritto sul suo blog, troverà il mio post.. Già la vedo che telefona alle sue tre amike (come dice lei) del cuore per dire
-oddio oddio…guarda qua ..e adesso…ci ha beccate…..cosa facciamo?-
Io sto zitta e vediamo cosa fa.
Se mi parla o se tace e cancella il blog, non pensando che io ne abbia fatta una copia….. ah ah ah (risata amara) …

Però mi dispiace, mi fidavo tanto di questa classe ed invece le tre disgrazie si sono dimostrate proprio meschine, nemmeno mi vien voglia di riportare alcuni orrendi commenti, l'unica cosa che mi conforta è che su questo blog non c'è odio, ne cattiveria…solo voglia di fare le grandi e tanta stupidità
Mia figlia, blogghista pure lei, mi dice
-…ma sei tremenda…e la libertà di espressione ???….-
Anche a lei ho dovuto spiegare che la libertà di uno finisce dove inizia la libertà dell'altro, ma soprattutto finisce prima di calpestare con fatti ma anche parole l'altro.

Per fortuna domani non ho scuola, altrimenti non sarei stata capace di far finta di niente…aspetto che mi sbolla e poi vedremo.

Monday, March 03, 2008

Le percentuali e la vita

La seconda di quest'anno è una classe misteriosa.
Pare non ascoltino mai e non stiano mai attenti e non gli interessi niente di niente e poi….
Li scopri e ti innamori di loro.
Oggi ho spiegato le percentuali e che il 20% del 50% non fa 70% ma 60 %, che le percentuali non si sommano e che spesso i negozianti e mass media fanno una gran confusione su questo fatto e che spesso i negozianti, ma anche alcuni scaltri e scorretti politici, ci speculano ed altri politici no, ma sbagliano lo stesso perché la matematica non fa parte del mondo della politica.

-Ma come? E nessuno se ne accorge?-
-Pochi, troppi hanno detto "la matematica non fa per me" e si vedono i risultati!-
-Ma cosa c'entrano le percentuali con le nostre cose?-
-Sentito mai parlare di tasse?
E qui si è aperto un bailame tremendo, tutti a chiedere, tutti a cercar di capire, a citare questo e quello.
Allora ho cominciati a spiegare come funziona il nostro sistema di tassazione, in percentuale e a scaglioni.
Abbiamo immaginato un mucchietto di soldi, sulla lavagna l'abbiamo diviso in tanti mucchietti più piccoli e vi abbiamo applicato ad ognuno la sua tassazione in crescendo. Chi più mucchietti aveva più pagava ma non su tutti, la percentuale aumentava via via : per tutti il primo mucchietto tutti pagavano la stessa percentuale.
Uno se ne è uscito dicendo:
- ma mio zio diceva che è meglio tasse uguali per tutti, si capisce di più-
- ad esempio il 30% per tutti i soldi guadagnati? -
- si si… è proprio quello che diceva mio zio -

A dire il vero questa teoria è un po' vecchia e non capisco perché mai questo zio l'abbia tirata fuori, ma a me va benissimo per spiegare.
- Fate i conti su 1000 euro, e su 10000. Fateli con gli attuali scaglioni (che ho scritto alla lavagna e forse sono un po' sbagliati…) e poi provate a fare i conti anche con il 30% su tutti i soldini-
Passa un attimo e uno grida -ma così quelli che guadagnano tanto pagano sempre come quelli che guadagnano poco!-
-Ma hai fatto i conti?-
-Ma non servono, si capisce subito!-

Bravo, penso tra me e me, ma vallo a spiegare a quelli che l'hanno proposto e sostenuto per anni…o forse non serve spiegare, lo sapevano benissimo.

A questo punto si sono aperte le porte del mondo e tutti chiedono, educatamente, ma chiedono e con grande curiosità:
Cos'è il PD, perché si torna a votare, cosa è il '68, cosa significa cambiare il modo di votare
Ecco che uno ha già la risposta pronta, forse confezionata in casa, ma c'è:
-Con questo metodo di voto un partito piccolo piccolo decide per tutti-
Lo guardo e allibisco…questo poi non è nemmeno italiano e ha già capito tutto..

Allora inizio a spiegare cosa è stato il 68 il 77 e gli anni di piombo…
-ma le br sono di sinistra?
-sono asassini e non stanno da nessuna parte, vogliono aver sempre ragione loro!-
-ma anche i politici vogliono aver sempre ragione loro-

Ebbene, mi tocca spiegare cosa significa democrazia, rispolverare antiche frasi che avevo riposto per far capire a questi cuccioli che la ragione imposta con la forza non è una ragione, ma un errore spaventoso che può portare a tremende conseguenze, che 68 e anni 70 sono due cose diverse, che un movimento voleva costruire e l'altro distruggere…
-ma santo cielo, possibile che nessuno vi dica queste cose. Non le fate in storia, in italiano? Io insegno matematica!-
-prof. la prego vada avanti stiamo buoni, nessuno ce le dice queste cose!-

Mi accorgo che forse li sto influenzando ed è l'ultima cosa che vorrei, quindi spiego loro che tutti gli insegnanti hanno delle idee e che non esistono i prof. super partes: anche io ho le mie idee e quindi, quando espongo, sono condizionata, anche se cerco di non farlo, dalle mie opinioni.
Li invito a diffidare sempre di chi dice che a scuola la politica non entra.
Entra ogni giorno, con il progetto educativo, con le scelte se fare o no una certa gita , non entra o non dovrebbe entrare la visione dei partiti, ma la politica fa parte delle scelte quotidiane di ognuno di noi.

- Voi dovete essere tanto saggi da ascoltare, capire e scegliere sapendo che tutti sono un po' di parte nella spiegazione, anche se non vorrebbero, lo sono, e anche io .-
Mi guardano un po' sospettosi, alcuni penso credano li stia prendendo in giro, ma intanto il discorso va avanti, mi chiedono le cose più diverse, cosa è l'inflazione, perché i prezzi aumentano, perché i telegiornali e i loro genitori dicono che costa sempre tutto più caro, se è colpa di Prodi, dell'euro, dell'Italia.

Cerco di barcamenarmi evitando di esporre come uniche possibili le mie opinioni, mettendo sul piatto anche le altre.

Mi ascoltano, domandano ordinatamente, ascoltano in silenzio e passano quasi due ore senza che ce ne accorgiamo.
Sono le ultime due ore di una lunga giornata, la quinta e la sesta, e loro hanno partecipato, tutti, con interesse e curiosità.

Mai avrei pensato, mai avrei creduto che dei ragazzini di seconda sapessero ascoltare con attenzione problemi così complessi…forse qualche cosa sta cambiando !

Wednesday, January 30, 2008

pitagora?

E mattina...l'alba..cioè le 7e 20: per me, prima delle 9 ,è sempre alba, ma il lavoro è lavoro.

Sono seduta in bus, mezza addormentata, con lo sguardo perso a cercare nella mia mente come potrò spiegare al meglio il Teorema di Pitagora, che ormai spiego da vent'anni e che ormai non mi affascina molto, ma a loro deve sembrare che E' MERAVIGLIOSO.

Il locale accaldato e umido che ci trasporta verso i nostri destini è affollato di ragazzi, alcuni svegli e chiacchierini, e mi giungono brandelli di conversazione

-..no la domenica vado da mio padre, ma non dormo lì, se mi piacerebbe andare sabato?... si, no, non dormo lì..lui ha una nuova fidanzata e ...però sono contenta, lei è gentile-

-Beata te, io non vado quasi mai, lui viaggia...cosa? No, mia mamma non lo sopporta, ma io andrei volentieri..no, non ha una tipa, è solo...ma va sempre in giro...no è che mia mamma fa di tutto per non farmi andare -

Ora le guardo sono tre, avranno dodici anni e una vita sulle spalle. Sono graziose, vestite all'ultima moda, paiono serene e ridono.

La terza si intrufola nel discorso

- Io no, vado ogni week end, lui ha una nuova ragazza, ma sono simpatici...lei è una mulona, ma fanno cose fighe, hanno una casa figa , vado volentieri, sto un po' con lui e intanto mia mamma va per le sue, col suo tipo...adesso mi sono abituata...ma all'inizio non facevo che piangere...

-.....a me l'hanno detto che avevo otto anni, mica capivo cosa stessero dicendomi, finché mia madre mi ha detto ci separiamo e papà va via...mi è scoppiata una bomba in testa, non capivo più niente, mi sono chiusa in gabinetto e non volevo più uscire, volevo urlare ma avevo paura di spaventarli e allora mi sono morsicata il braccio e mi è venuto sangue...poi ho aperto perché mi è venuta paura....

- .....a me niente!....un giorno è sparito e mi han detto che era in viaggio per lavoro, poi ho capito. Adesso lo vedo spesso, ma all'inizio è stato un casino..senti, ma quella di storia interroga oggi?

- si e non ho studiato niente, ero da mio papà e non avevo i libri, che erano a casa di mia mamma,...speriamo bene!

-io si ! ti ripeto di corsa -

- dai...dimmi...-

E così scivolano dalla tragedia al quotidiano come se tutto fosse routine.

Tre ragazze/bambine con tre storie da donne, vissute da donne, ma per fortuna poi riescono a tornare ragazze, con i problemi di tutte le ragazze, la scuola, il rossetto, l' ipod che non va.


Capolinea...si scende...tanti ragazzi e ragazze frammisti ad adulti si riversano dalle porte sulla strada e iniziamo tutti la marcia verso la scuola...sono tanti, tantissimi: media e liceo insieme e tutti fuori ad attendere il suono della campanella.

Devo infilarmi tra un muro umano fatto di zaini, cartelle, chitarre e ragazzi, chiedendo scusa, permesso, fammi passare finché riesco a raggiungere la porta e finalmente la varco. Lei sbatte prepotente, dietro alle mie spalle, con la sua potenza di antica porta absburgica che deve sempre farsi notare, per la fatica che richiede ad essere aperta e la violenza chiassosa con cui si chiude.

Sono in atrio e ...il silenzio mi avvolge.

Durerà poco, ma intanto me lo godo...ho tempo per pensare ad un Pitagora alternativo...sbagliato!!

La bidella mi rincorre con un plico gigantesco di circolari da firmare.

Detesto le circolari..ogni imbecille che scrive alla scuola dicendo che lui fa un corso di uncinetto ha l'onore di veder trasformata in circolare ai docenti la sua proposta, e nel mare magnum delle proposte, finisce che perdi le più interessanti.

Ma perché, mi chiedono, se voglio fare un corso di aggiornamento a Catania me lo comunicano e devo anche firmare per presa visione? .Mi piacerebbe anche, Catania non l'ho mai vista,ma dovrei chiedere ferie e pagarmi tutto:vitto ,alloggio, viaggi e corso.

Possibile che non esista un sistema per filtrare lo spam??

Niet..dobbiamo firmare tutto.

Inizio a firmare, ma suona la campanella di entrata dei ragazzi, mollo tutto, mi precipito in sala insegnati a prendere il registro di classe, i registri personali e mi fiondo all'ascensore : le mie classi si trovano al quarto piano di un palazzo del '34, dell'era dei fasci, che ha voluto copiare tutta l'opulenza della struttura absbugica cittadina .... ma “allargandosi” un po', cioè i piani sono altissimi.

Noi docenti prendiamo l'ascensore, che io chiamo tradotta militare tanto è lento ad andare a venire a far tutto,ma almeno mi sopraeleva, invece i ragazzini devono farsi le scale a piedi con zaini, cartelle da disegno più grandi di loro, chitarre e chi più ne ha più ne metta.

Arrivano in casse che grondano sudore e chiedono di andare a bere...ma: vietato, non si puo' uscire dalla classe se non per gravi ed impellenti motivi e il bere non è contemplato.

Oggi è stato consegnato il Regolamento di Istituto che ribadisce che non si esce di classe, assieme al divieto dell'uso dei cellulari, al divieto di tenere comportamenti scorretti, al divieto di : molestie sessuali, spaccio di droga ed alcool.

Quando lo hanno visto ,quelli di seconda, cui, per disposizioni superiori, l' ho dovuto illustrare, c'e' stato chi mi ha chiesto cosa fossero le molestie sessuali.

Bhe..insomma..mica tutti sono abituati a sentir parlare di molestie sessuali a 11 o 12 anni e io come lo spiego??
Mi sono arrangiata!
C'era chi mi guardava come una marziana e chi guardava anche il libricino che si trovava in mano come una cosa ufo: costoro erano i due ragazzi stranieri, uno serbo e l'altro appena giunto dall'Australia, che non capivano perchè mai si dovessero mettere queste cose in un regolamento...mi sono arrangiata pure io a spiegare...ma pure io non capisco questo bisogno di codificare, incasellare, prevedere il tipo di punizione, alla Cencelli maniera, tabulando ogni possibile infrazione di un ragazzo...

Poco mi ci ritrovo in questa nuova scuola, persa di vista la ragionevolezza, si passa alla massificazione di tutto e si dimenticano i problemi e gli individui.

Da una scuola dell'obbligo e non mi sarei attesa piuttosto una riflessione su “che fare” se avvengono fenomeni quali spaccio e molestie sessuali, un chiedersi dove ho sbagliato, dove abbiamo sbagliato, chi ha sbagliato, ma non come punirli... ma questa è la scuola con alti e bassi e con la burocrazia dei nuovi dirigenti che avanza come l'edera, splendidamente verde all'esterno ma che ammazza ogni cosa su cui si aviluppa.

Tuesday, January 01, 2008

Si riparte

Insomma…mi ero scocciata di scrivere ed ecco che, ad un anno di distanza quasi, arriva l'avviso del mio contatorino messo nel blog che mi dice …guarda che nessuno ti legge, tu non scrivi un fico secco e se continui così tra un mese ti togliamo il servizio…...le visite erano proprio pochine, ma mi spiace perdermi il contatore che mi avvisava quando uno dei mie tre amici leggeva le mie scempiate, e così riprendo.

Buon 2008 mondo !



Lunedì torno a scuola : quest'anno ho solo due classi, una seconda e una terza quindi i ragazzi sono quelli dell'anno scorso più tre che ripetono in terza. Una dark: capelli rosso viola a ciocche, calze rigorosamente nere a rete e stracciate che finiscono in anfibi al polpaccio ovviamente neri, guantini in tono, senza dita, a rete e stracciati, bracciale nero con spuntoni e borchie in metallo, cintura a catena penzolante con borchie su abbigliamento rigorosamente nero occhi bistrati di nero e voglia di far del bene…niente.

Nella stessa classe c'è la bella ripetente che proviene dalla terza dell'altr'anno: bionda, occhi azzurri, tette ammiccanti dalla scollatura, guance del culetto ammicanti dai calzoni, ombelico che spunta dalla maglietta troppo corta che lei tira disperatamente giù perché sa che mi arrabbio, con risultati inesistenti; veste sempre di azzurro, bianco e beige un volto angelico che fa bella coppia con l'amica punk, subito diventata tale, accomunate entrambe da un gran feeling: voglia di fare..niente!!

C'è ancora una ragazza che proviene dalla terza dell'anno scorso: è quarta di una famiglia di sette . Alta, grossa, grande e timidissima, non ha mai capito assolutamente niente di matematica, nemmeno come si sommano due frazioni semplicissime, ma l'hanno sempre voluta promuovere e lei ha sempre arrancato. Io volevo fermarla perché pensavo che nel suo caso le sarebbe servito e invece no…avanti… se non sa le tabelline, se non sa cos'è un quadrato, se non sa fare una moltiplicazione….poco importa…"mi ha fatto un temino…da più che suff." .

Alla fine all'esame è crollata miseramente, han detto un'esperienza formativa, ma secondo me una cattiveria. Con le norme Moratti non c'era più il giudizio di ammissione e così ha dovuto affrontare una prova per la quale non era assolutamente preparata.
Ora è felice, scrive nei temi che si trova bene nella nuova classe, che capisce, che ha dei compagni di classe che l'aiutano e ora studia, vuole dimostrare che è in grado di farcela, e comincia a chiedere se non capisce e protesta se non trova giusto un giudizio…insomma ho finalmente davanti una persona.

Bocciare è sbagliato, ma quando vedi che uno non ce la fa proprio perché mandarlo avanti, perché lo fermino altri alle superiori così tu hai la coscienza pulita? Lei aveva bisogno di un anno di pausa ma nessuno voleva avere rogne con la madre e quindi la si promuoveva, per pigrizia, per pietà, una pietà pelosa che non aiutava lei ma liberava noi.

Ora lei sta bene ed io sono contenta di averla fermata, una dei sette ragazzi che ho fermato in trent'anni.

Saturday, March 03, 2007

La settimana bianca

Eccomi qua ad affrontare una nuova settimana bianca.

Come ogni anno tutte le prime medie della scuola andranno in montagna, a sciare, 140 ragazzini di 11 anni……… brrr.

La preparazione inizia diverse settimane prima, le raccomandazioni a non chiamare i genitori col cellulare se cadono su una pista, perché i genitori sono a 150 Km di distanza ed invece il maestro di sci sta arrivando se non è già lì e li aiuterà, a fare i bravi a non lasciare le chiavi sulle porte per dentro, perché altrimenti bisogna chiamare il fabbro, a non portarsi quattro borse più gli sci e i bastoncini…pare semplice ma non è proprio così.
All’assegnazione delle stanze spuntano le prime lacrime, di quelli che non sono in camera con l’amico del cuore, i primi problemini, ma i problemi sono far loro capire che
Devono presentarsi alla partenza dei pullman vestiti da sci con UNA valigia ed uno zaino, non di più perché poi non riescono a trascinarsi dietro tutto, il pranzo al sacco del primo giorno deve stare nello zaino ma potrebbe essere che l’autista non accetti zaini a bordo, per cui sarebbe bene che tutti avessero una bustina nello zaino con dentro portafoglio cellulare e amenità varie che desiderano portare con se durante il lungo viaggio che dura ben due ore.
Ricordarsi di fare pipì prima perché mica ci fermeremo per strada no?

Mi viene da ridere…non c’è stato anno in cui non ci si sia dovuti fermare per vomito pipì attacco di diarrea; vedremo come andrà quest’anno.

Poi…..poi.. ricordarsi, per quelli che noleggiano gli scarponi, di mettersi in tasca una borsa nylon robusta con la quale portare gli scarponi dal noleggio all’albergo, perché dovranno trascinarsi dietro anche gli sci e le mani sono due…
E ancora i genitori sono invitati a dichiarare le intolleranze alimentari e altre allergie o problemi dei propri figli, con intelligenza, si spera….
Si spera perché:
Oltre a chi è celiaco, allergico all’acaro, al latte alle arance, allergie o intolleranze conosciute da tutti ci sono anche le intolleranze meno conosciute:
Luisa risulta intollerante ai tortellini alla carne
Sandro alle verdure verdi e croccanti, le altre no
Laura agli spaghetti, gli altri formati vanno bene
Mario agli alcolici …sic.. e poi un genitore, tra i più ottimisti, pensando ad una vacanza al mare in un albergo a 5 stelle con cucina raffinata ci comunica che
Alberto è intollerante ai frutti di mare e agli scampi.

Arriva il fatidico lunedì mattina. Ritrovo alle 7.00 in una piazza cittadina con partenza alle 7.15 per tre dei cinque pullman, tra cui il mio.
Alle 7.10 il nostro mezzo di trasporto non è ancora arrivato, ma quello che partirà alle 7.30 è già lì ed i solerti genitori tentano di caricare i bagagli dei ragazzi su quello che c’è… cominciamo bene.
Urlo, per farmi sentite tra i 100 ragazzini e relativi genitori, che tutti stiano fermi che attendano l’appello e solo poi carichino le valige, altrimenti rischiano di sbagliare corriera.
Il solito papà si infuria perché lo tratto come un bambino e mi invita a calare il tono di voce. Ovviamente il messaggio era diretto ai ragazzi, non ai genitori, ma va così.
I solerti genitori, scaricano i bagagli che avevano erroneamente caricato ed ecco che arriva il nostro pullman.
Inizia la chiamata, le valige vengono caricate, i genitori si raccomandano, qualche mamma ha una furtiva lacrima sul volto, nessun ragazzo ha alcuna furtiva lacrima ma sprizza felicità da ognidove.
Finalmente si parte, sono le 7.25, un po’ in ritardo ma tutto bene, tre insegnati e 47 ragazzi sul numero 2.
Per mezz’ora viaggiamo tranquilli, poi provo a chiedere se , quelli che noleggiano, hanno in tasca i sacchetti ed è tutto un alzar di mani
-Io l’ho messo in valigia-
- Io nello zaino ma è nel portabagagli, sotto a tutti gli altri perché ho caricato per primo.-
- Io me lo sono dimenticato -
- Prof. prof…lui sta male!! -
- Mi viene da vomitare –
- Soffri di mal d’auto?
- Si -
E dove si è seduto l’imbecille?? In ultima fila per giocare con un palmare. Mi verrebbe da dirgli ti sta bene, arrangiati…ma invece gli metto in mano un sacchetto di plastica, casomai dovesse vomitare, lo sposto davanti e la mia collega apre tutte le bocchette dell’aria in modo che si riprenda
- Prf. prof… sto male, devo andare al bagno… -
- Ma non potevi pensarci a casa, ce la fai a tenetela? Devi fare pipì?
- No, no… ho fatto tutto a casa ma ora devo fare altro, ho mal di pancia.-

Ma va??

Ma ti pareva che non ci dovevamo fermare anche questa volta? Siamo all’altezza dell’autogrill e ci fermiamo. Lui va al bagno, il ragazzino che stava male si prende un po’ di fresco e io compero, dall’allibita signorina che sta alla cassa, 40 sacchetti nailon, da mettersi doppi perché sono leggeri.
Si riparte e si inizia a veder la neve. Lo spettacolo zittisce tutti.

Approfittiamo per spiegare di nuovo come procede la trafila del noleggio ed il numero delle loro camere e intanto arriviamo all’albergo, quelli che devono noleggiare scendono per primi.
Gli altri dopo.

In un modo o nell’altro si riesce a terminare la complicata operazione del noleggio ed ora bisogna spiegare come mettere gli sci nel deposito dell’ albergo, sulle opportune rastrelliere sulle quali sono scritti i nomi delle sezioni.

Una stanza con 280 sci e 280 bastoncini che dovrebbero stare tutti ritti e allineati e così stanno, ma per pochi minuti perché poi crollano al primo spostamento d’aria essendo le rastrelliere fatte per sci di 10 anni fa ed ora i nuovi modelli hanno le code più larghe, non entrano e quindi, dopo esser stati appoggiati alla meglio, crollano trascinando nella caduta bastoncini e sci di altri. Un groviglio immane, che però già il giorno dopo assume una fisionomia nuova, perché i ragazzi si adattano e si arrangiano e hanno imparato comunque come sistemare per evitare crolli.
Nemmeno l’immaginazione più fervida riuscirebbe ad immaginare cosa può combinare un ragazzino con gli sci: uno ha legato tutto con un filo di ferro portato da casa a cui ha agganciato un lucchetto che nessuno riesce ad aprire e lui si è dimenticato la combinazione, un altro ha perso uno sci per strada ed è tornato in albergo con uno solo, una, non avendo i fatidici sacchetti, si è tolta le scarpe da ginnastica e se le è messe in tasca, ha infilato gli scarponi ed è salita all’albergo trascianndosi gli sci e in lacrime..
- Ma come, perché in lacrime?? se hai saputo arrangiarti anche se hai dimenticato i sacchetti ! Brava! –
…ma le lacrime scendevano ancora copiose e allora , guardandole i piedi ho capito il motivo: gli scarponi erano infilati all’incontrario e lei temeva che sciare richiedesse quello spaventoso dolore ai piedi.

Insomma…. Ce la facciamo, li sistemiamo nelle camere e al pomeriggio li mandiamo a sciare, la sera ci ritroviamo per cena in sala da pranzo, che viene subito ribatezzata mensa.
Oh cielo..ma non ci siamo solo noi , c’è anche un liceo rumeno...la confusione è alle stelle! 200 persone che parlano e di queste 185 sono ragazzi….
Provare per credere…
E’ così che nasce il problema dell’incomunicabilità, non è un problema psicologico o lessicale.
È un problema di decibel.
Come ogni anno rinuncio alla comunicazione verbale con i miei colleghi e passo al linguaggio dei segni.

Ogni tanto passiamo tra le tavolate a far le facce truci per zittirli un po’.
Ma come fai?
Sono felici, con le guance tutte rosse, gli occhi che brillano , si chiamano, si cercano, e quando infilano il tuo sguardo truce si spengono…ma che me ne frega… come posso spegnerli… e allora sorrido e scherzo con loro.. e se no va bene pazienza…
Se qualche grande capo si arrabbia che faccia.

Anche i più birboni sono tranquilli, mi cercano, mi chiedono informazioni, le ragazzine chiedono se una sera si andrà in discoteca e i più tonti sono perfettamente inseriti nel gruppo.
E’ un’esperienza unica, impari a conoscerli e quando la sera passi per le camere a dare la buonanotte ti raccontano e ti dicono di come hanno sciato, di quanti amici hanno, che la mamma telefona ma ormai non hanno più nostalgia.

Anche quando arriva, puntuale come ogni anno l’influenza e la febbre sale i pianti sono perché vogliono restare e non andare a casa
- Domani starò meglio, vedrà. Mi lasci restare. La preeego. Sarò bravo. Vedrà che starò bene domani, dopodomani al massimo, non mi mandi a casa.-
Ogni tanto la febbre sale molto, quest’anno abbiamo raggiunto quasi i 41 e a notte fonda è venuta la guardia medica. Nei fumi della febbre piangeva chiedendo di restare…
E’ rimasto :-)

Non uno, tutti non vogliono lasciare i compagni, preferiscono rimanere lì anche stando tre giorni a letto, senza televisione a guardare il soffitto, piuttosto che andarsene via, perché poi arrivano i compagni e poi domani guarirò in tempo per sciare ancora una o due volte.

I giorni scorrono, sei appena arrivato ed è già l’ultima sera, la cena con i maestri di sci, le premiazioni, la tanto agognata discoteca e poi al mattino l’ultima sciata, il pranzo in mensa, i pullman e alle 6 di sera di nuovo in città, col mare che rispecchia il sole al tramonto in una giornata di primavera.

Friday, March 02, 2007

I cellulari

Ma che si fa con i cellulari?
In teoria gli alunni non dovrebbero portali a scuola, come non dovrebbero portare a scuola nessun oggetto di valore, ad esempio i lettori Mp3 e ancor meno gli Ipod che costano un sacco di soldi…ma che fai se i santoli di un ragazzo, terzo di sette figli, gli regalano per la cresima il mitico Ipod e anche nano??
Lui lo vuole sfoggiare a scuola e tu fai finta di non vedere che a ricreazione lo tira fuori e a seguire come lui anche gli altri.. vabbè è ricreazione.
Ma poi viene fuori che… la prof. di "non so che cosa" lo lascia usare in classe e tu? Che fai.?
- No, non si può. Le regole sono regole…-
- Ma pure l’altra prof ci lascia -
- Ma, non so che dirti…la circolare lo vieterebbe.-
Pare la discussione sia finita li.
Poi però tornano alla carica, generalmente quelli di terza
- Ma prof. stiamo facendo esercizi di matematica al posto e se ci isoliamo con la musica riusciamo meglio-
- Ma dai.. -
- Ma si -
- Va bene.. proviamo. Vediamo quanto state, se stanno meno quelli con l’Mp3 o quelli senza.- Aiuto, ma perché ho parlato? Non ci sono i senza!!
- Eh no.. così non vale. Proviamo un problema con l’Mp3 e uno senza e vediamo i risultati. Vediamo quanti finiscono e in che tempi.-
E’ una gara per dimostrare quanto io sia troglodita… con l’Mp3 nelle orecchie volano.. finiscono in un attimo e quelli che hanno finito per aumentare il numero dei finalisti aiutano gli altri.
- Ehilà… mica sono scema… aiutare vuol dire che chi finisce sa anche fare l’esercizio, non che l’ha copiato e poi, uno a caso, verrà alla lavagna -
- Ma certooo...vedrà...-
Ed in effetti funziona, lavorano più veloci e collaborano con l’auricolare in un orecchia e con l’altra libera ascoltano e spiegano gli uni agli altri e sottovoce perché altrimenti la prof. toglie l’Mp3.
Che abbia scoperto l’uovo di Colombo ??
Macché! Il sistema funziona per un poco poi diventa routine e ritorna la confusione, quindi devo dosarlo.
Ma ……..e i cellulari?.
Eh! Qui è un'altra cosa.
Come ormai tutti sanno i cellulari sono una propaggine della famiglia che si insinua nella vita del ragazzo e se il ragazzo nel contempo usa quella propaggine per chattare con un compagno, fare foto non tanto opportune, usarlo in classe durante le lezioni poco importa, bisogna che abbiano il cellulare.
Chi si permette di toccarlo compie una atto di appropriazione indebita.
A dire il vero sono stata sempre convinta che i cellulari a scuola si potessero portare, ma che in classe dovessero stare spenti e, se qualche ragazzo aveva dei particolari problemi, me lo diceva e poteva tenersi il cellulare acceso ma in modalità silenziosa.
Un giorno mi hanno chiesto
- Ma che differenza fa per lei se è spento o in modalità silenziosa, tanto non se ne accorge.-
- Tu prova a tenerlo acceso senza il permesso e se io ti becco te lo requisisco, poi vengono i tuoi a prenderlo-
Ma prof… come fa ad accorgersi?
E secondo te come faccio ad accorgermi che stai guardando sui bigliettini durante il compito in classe?
Perché è brava !
No !! Perché l’ho fatto anche io e so come si fa, i bigliettini intendo. Avevo bigliettini di tutti i tipi, attaccati alla gonna, dei rotolini che tenevo nell’astuccio, sulle maniche e i professori non mi beccavano, ma non è stata mai una cosa utile: poi mi interrogavano e dovevo studiare tutto lo stesso, ma siccome ero scema credevo di essere furba. Quindi so dove si guarda quando si fa altro che l’esercizio.
Però il cell. è un’altra cosa, lo uso per fare i conti…
ALT.. e no!! Siamo d’accordo che potete usare la macchinetta per fare le radici quadrate e calcoli lunghi, ma non siamo d’accordo sul cellulare.. è chiaro
Va beeene…-
E’ un va bene un po’ tirato ma così è.
Ogni tanto squilla qualche cellulare dimenticato acceso e loro si precipitano a spegnarlo. Ogni tanto mi sussurrano nell’orecchio….
- Prof. posso andare in bagno? Mi sono dimenticato di dire a mia mamma che vado a casa di una mia compagna per pranzo -
Proviamo a pensare alla stessa frase detta ad un insegnate comprensivo una decina di anni fa.
Probabilmente l’insegnate avrebbe pensato che quella ragazza ha la febbre alta e delira e si sarebbe precipitato a chiamare un bidello per assisterla, ma il mondo cambia e oggi una frase del genere è normale, condita da un filo di complicità tra alunno ed insegnate.
Fatto sta che in classe non possono usare i cellulari e se li usano e tu li requisisci??
A me non era mai capitato di prendere un cellulare impropriamente usato e non tornarlo in giornata, perché poi, parlando, avevamo sempre raggiunto un accordo sulla restituzione, accordo che in seguito aveva dato buoni risultati .
Alcune colleghe mi avevano detto di non sognarmi di trattenere l’oggetto per una intera giornata perché andavo incontro a guai.
Mi pareva una cosa assurda.
Se c’è una circolare che vieta l’uso dei cellulari in classe e questi li usano, io li ritiro.
Ed eccomi alla prova.
Si va ad un concerto con la mia prima, la sala è piena di persone, tantissimi ragazzi ma anche molti adulti. L’orchestra filarmonica regionale propone una serie di brani con spiegazione storica ed illustrazione del suono degli strumenti che vengono usati.
Tutti ascoltano
Ed ecco LUI: non seduto, ma stavaccato nella poltrona, il cavallo delle braghe già basso di suo con lo stravaccamento arriva fino alle ginocchia. Schiamazza, fa il bullo, vuole farsi notare e si esibisce in una serie di performance che vanno dal rutto alla risata isterica, il tutto con il cellulare acceso in mano con il quale ascolta altra musica; il luminoso e lampeggiante display segala partenze ed arrivi di sms a go go, forse anche chatta.
Lo richiamo e gli dico di stare composto e di spegnere il telefonino.
Si spengono le luci e nel semibuio della sala lampeggia insistente il display del suo cellulare con cui continua a riceve ed inviare messaggi.
Mi avvicino e porto via l’oggetto lampeggiante.
Finisce il concerto e torniamo a scuola.
Lo chiamo e gli chiedo perché mai si fosse comportato in modo così poco educato, lui mi guarda e dice che era "solo un momento" .
Mi faccio dare il libretto sul quale scrivo del comportamento del ragazzo e dell’uso improprio del cellulare, l’oggetto gli viene momentaneamente trattenuto e verrà restituito al ragazzo non appena un genitore firmerà la nota in questione. Nemmeno penso di chiedere che il genitore venga a riprenderselo, per evitare spostamenti al povero padre o madre
Faccio anche vedere al ragazzo dove metto l’oggetto spento e chiudo chiave l’armadio.
Alle tre di pomeriggio ricevo una agitata telefonata dalla applicata di segreteria che non sa cosa fare perché si è presentato un padre alquanto alterato che pretendeva gli venisse reso immediatamente il cellulare del figlio e che minaccia denunce essendo lui uomo del foro, un magistrato per l’esattezza, e non intende accettare simili soprusi.
Il padre ha lasciato a scuola il numero del suo cellulare pretendendo una immediata spiegazione, l’applicata me lo detta.
Intanto il mio pranzo si è gelato.
Telefono al signore il quale è irritantissimo, poi si calma un po’ ma mi dice che non devo assolutamente toccare le cose del figlio, che se voglio posso metterlo in ginocchio sui fagioli, ma non devo, ripete, assolutamente toccare le cose di suo figlio. In ginocchio sui fagioli si, ma non toccate il cellulare. Vorrei proprio vedere cosa accadrebbe se mi sognassi di mettere un ragazzo, non sui fagioli, ma solo in ginocchio, sicuramente mi arriverebbe una denuncia. La conversazione dura a lungo, ovviamente a mie spese, … dopo un po’ il signore conviene con me che il figlio ha avuto un comportamento inadeguato ma che sarà lui a togliergli il telefonino per una settimana non io.
Gli propongo di mandare a scuola il figlio senza cellulare, visto che a scuola ci sono i telefoni a gettoni, ma non ne vuol sapere, afferma che è un suo diritto che suo figlio vada a scuola con il cellulare.
- Ma se lo accende io glielo ritolgo.-
- No, deve avvisare me e sarò io a farlo.-
Mi pare una cosa assurda, se ogni volta che trovo cellulari accesi dovessi fare queste trafile dovrei passare le mie giornate ad avvisare genitori. Ormai la mia pastasciutta è un monoblocco ma qualche cosa vorrei mangiare entro le quattro, quindi tento con successo di chiudere gentilmente la telefonata, parrebbe con reciproca comprensione del problema.
ERRORE!!
L’indomani il ragazzo mi porta la nota firmata con commento: il genitore scrive che il figlio a scuola si annoia perché non facciamo molto, siamo indietro con i programmi, perdiamo tempo ad andare a teatro e lui capisce il figlio, che annoiandosi cerca diversivi.
Leggo solo parte del commento, la parte sul fatto che si annoia, alla classe con l’intento di dire che se uno non ascolta ovviamente si annoia perché perde il filo del discorso e quando si rimette ad ascoltare non capisce più niente.
Il ragazzo insorge,
- Lei non può leggere il mio libretto alla classe perché è personale ! -
Come??? Ma ti vuoi dare una regolata? Cambiamo posto, tu vieni qua io vado a sedermi sul tuo banco?? Ma hai capito che io sono l’insegnate e tu l’alunno? E poi ti inventi cose che non esistono… Vedi di diventare un essere ragionevole…??-
Capisce di avere esagerato e siccome è un ragazzo intelligente si ritira, chiede scusa e rincominciamo la lezione. MA cosa farò io al prossimo cellulare acceso non so.
Provo a parlare col Dirigente Scolastico, gli spiego il problema e gli faccio vedere le righe scritte dal padre ma il mio capo è molto preoccupato da eventuali diatribe con i genitori e mi prega di lasciar perdere.
E che farò al prossimo cellulare lampeggiante??
Come al solito l’italica arte dell’arrangiarsi mi verrà in soccorso.

Monday, December 18, 2006

18 dicembre La foto di Natale

E’ un bel po’ che non scrivo, troppo lavoro a casa e fuori.

Ieri abbiamo fatto la foto di Natale, ma non come al solito, con tutti in posa.
Abbiamo fatto una cosa divertente.. che ha divertito anche noi prof.
Già da tempo mi immaginavo la lunga scalinata, quelle che li vede tutti in fila, pronti all’uscita a scandire i minuti della fine dell’anno scolastico…dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro tre due, uno…è finita………… e tutti fuori in un unico urlo, già da tempo mi immaginavo di vederla, la scala, tutta rossa sommersa da babbi natale e così ho provato.
Le mie tre classi e altre tre, di colleghe compiacenti, sono state coinvolte nella performance.
In ogni classe la stessa predica:
- Dovete venire a scuola con una maglia rossa, se ha scritte non va bene, in quel caso bisogna metterla davanti dietro, se non avete la maglia o la felpa rossa, va bene anche una giacca, un cappotto, un bomber, un piumino, purchè sia rosso.
- Arancione va bene?
- No, rosso
- Io ho una felpa rosa, ma è rosa scuro, va bene?
- No, rosso
- Io non ho niente
- Io ho la felpa e il piumino e anche un maglione, ti impresto
- Bene, bravi…visto che si combina?
- Ora i calzoni e le gonne: devono essere blu o neri non mettetevi cose che “sparino” gialle o verdi.. mi raccomando, se uno ha le braghe gialle va in ultima fila
- Cosa vuol dire braghe?
- Pantaloni
- Ha!
- E poi, se avete per caso un berretto di babbo natale, quelli rossi, col bordo bianco, quelli che dai cinesi costano 1 euro, ve lo portate, se no cercate in casa un berretto rosso qualunque e, se non avete nemmeno quello, va bene lo stesso.
- Io ho il berretto con le lucette, va bene?
- Io ho il berretto con le renne, va bene?
- Ragazzi, va bene tutto, purché le renne non siano più grandi della fascia bianca o del berretto rosso…mi raccomando, usate il cervello, dobbiamo sembrare una marea di babbi natali rossi, dobbiamo riempire tutta la scalinata, l’atrio, il corridoio…tutto .......ci siete? Ci siamo capiti??
- Ok prof… che figo…ops, scusi!

E questo show l’ho ripetuto in sei classi, ma alla fine ne è valsa la pena.

All’ora prevista hanno iniziato a fare la fila nei corridoi del quarto piano, tutti rossi, metà con i berretti e metà no, ma bellissimi ugualmente.

Una ragazza è rimasta in classe, non ha voluto nemmeno scendere perché la sua religione le vieta di festeggiare i giorni sacri in alcun modo, né con pranzi, né con regali, né con foto. Era molto triste. L’anno scorso l’ho portata in palestra e le ho fatto fare la foto di classe per Natale con un berretto in testa e messa un po’ di traverso perché non si vedesse. Non avevo capito il problema, poi la mamma mi ha spiegato e mi sono scusata. Mi è spiaciuto per l’errore di allora ma mi spiace anche per ora: la ragazzina avrebbe partecipato a questa festa improvvisata con tutto il cuore, ma invece no, la sua religione non glielo permette…. Io non posso giudicare una religione, ma che religione è se è tanto rigida da rendere triste una ragazzina di dodici anni?

Il fiume rosso scende le scale, stranamente silenziosi invadono la scalinata centrale, salgono sul ballatoio, si accovacciano per terra.. è tutto rosso e anche le loro facce sono rosse per l’eccitazione, l’allegria, il caldo, soprattutto di quelli che hanno addosso bomber e piumini.

- Salutate, salutate con la mano - grido loro mentre mi sdraio per terra per riuscire a prenderli tutti, ma non ci riesco.. arrivano fino al piano di sopra, sono tanti, sono oltre centoecinquanta, un quarto di tutti gli alunni, ma sono un mare di mani alzate a salutare e di volti sorridenti.
Uno dice - Buon Natale - e tutti insieme sorridono, salutano e lanciano il loro Buon Natale…emozionante………… se non fosse che all’inizio la macchina fotografica non funziona, io sono sufficientemente agitata da essermi dimenticata di mettere lo stabilizzatore, la collega gentile, che non ha alba di foto e di siti web, dove andranno le foto, ma che ha visto suo figlio, mi continua a dare inutili consigli e i ragazzi tanto cari cominciano a rumoreggiare un po’ troppo..

Finalmente sistemo tutto e rifaccio le foto, meno precise delle prime ma sicuramente più spontanee e mentre scatto vedo che in prima fila c’è accovacciato un ragazzino con i calzoni GIALLI….ma possibile che nessuno si sia accorto??
Pazienza, correggerò la foto.
E poi c’è il solito imbecille che fa le corna e quello che ha scambiato la foto della scuola per una ripresa TV e si sporge tutto per esser meglio ripreso..

Faccio più foto che posso, qualche cosa verrà, cammino in mezzo a loro e scatto, mi sdraio per terra e scatto…dio mio, queste foto mi stanno prendendo la mano, ma verrà qualche cosa?

A casa scarico la macchina e, a parte i soliti imbecilli che mi costringono a scartare la foto delle loro esibizioni, alcune sono veramente gradevoli, rendono l’idea di quegli attimi incantati in cui tutti sorridevano, salutavano ed auguravano un Buon Natale.
Monto la pagina del sito della scuola e il risultato li racconta davvero.

E che sia per tutti un Buon Natale

Sunday, November 26, 2006

24 novembre: i pestaggi

Solo due giorni fa ho parlato, in seconda, dell’argomento di cui oggi i media tanto dicono : il bullismo,
La chiacchierata era stata tranquilla, tutti avevano detto che a loro nulla era mai capitato, ma io sapevo che così non era, sapevo che l’anno scorso uno di loro era stato coinvolto in una mini rissa, vicino alla fontana della piazza.
Alla fine dell’anno, quando vanno di moda i gavettoni, lui aveva ecceduto nel tirarli attirandosi le ire di un ragazzino. Il tutto era degenerato in uno spintonamento con calci e facce dure, ma poi era finita lì.
Siccome sapevo ho cercato di farli parlare, raccontando loro di quando ero alle elementari io, in quinta, ed il mio amico del cuore era stato la vittima di un ripetente che lo derideva e prendeva a calci e per tutta il tragitto del ritorno a casa; di quanto io avessi sofferto e di come lui non avesse saputo ribellarsi a queste angherie, ma soprattutto della nostra impossibilità, a quei tempi, di rivolgerci agli adulti.
Se lo avessimo fatto non ci avrebbero capito perché loro non potevano nemmeno concepire che accadessero certe cose.
Avevo quindi detto ai ragazzi della mia classe che, in fondo, loro erano più fortunati di me, perché forse gli adulti li avrebbero potuti aiutare.
A quel punto lui aveva alzato la mano e mi aveva detto:
- Io sono stato vittima di bulletti e però sono stato bullo anche io, perché ho tormentato chi mi tormentava e un po’ picchiato -
Questa sua fiducia mi aveva resa ottimista e, siccome quest’anno studia e fa bene, avevo proprio sperato che la sua strada avesse preso il verso giusto….avevo sperato.
Ieri mattina entro nell’atrio della scuola e trovo un gran trambusto, le bidelle che strillano e un ragazzo alto più di me, che si tiene un siberino sulla faccia. Non capisco cosa diavolo stia succedendo ma poiché nella scuola ci sono ben nove sezioni, evito di impicciarmi come il mio solito, e decido di avviarmi in classe, ma poi mi volto e lo vedo.
E mi casca il mondo.
Ma come di nuovo lui?
Di nuovo coinvolto in una rissa, non è servito a niente quello che ci siamo detti in classe.
Le bidelle lo incalzano una prof. gli strilla che chiamerà il preside, che, come al solito, di buon mattino non c’è.
Lui è piccolo, vestito provocatoriamente con giacca di pelle nera e calzoni sbrindellati. E’ bello: ha due occhi verdi, i capelli castani ed un sorriso leale, ma in quel momento ha il volto devastato dalle lacrime e la bocca, serrata in uno spasmo, sta urlano - Frocio di merda- rivolto all’altro.
Lo tocco e sento che trema, è teso come una corda di violino, trema piange ed insulta. Gli passo un braccio sopra la spalla e gli chiudo la faccia sulla mia giacca sussurrandogli un
- Taci, sta zitto, non peggiorare la situazione! -
Si dibatte alla mia stretta ma è evidente che non se ne vuol liberare.
Le bidelle e l’insegnate continuano a dirgli che "queste cose non si fanno" senza nemmeno considerare che l’altro, il picchiato, è mezzo metro più grande di lui.
Allora lo trascino nell’aula che sta lì accanto e chiudo la porta.
Lui piange e trema e tra i singhiozzi ammette di aver tirato un pugno, ma è stato l’altro a colpire.
- Erano in tanti, mi tenevano e io tiravo calci, poi quello mi ha tirato un pugno e io mi sono liberato e gli sono saltato addosso. Mi provocano ogni giorno, mi deridono per come mi vesto, mi dicono pezzente e che sono sporco e altre cose che non le dico... ma io quelli li frantumo o si… non so come, ma io li riempio di botte..-
Aspetto che tutti salgano e lo faccio salire con me in ascensore e poi, in classe inizia il processo.
Nessuno l’ha visto, ma lui dice che c’erano due della mia prima.
Chiamo la collega e andiamo a sentire la deposizione dei due di prima.
Intanto lui si è calmato, ho dato un esercizio divertente da fare e tutti lavorano sotto lo sguardo vigile del bidello che gentilmente si presta.
I due di prima confermano la versione solo parzialmente, dicono che loro non hanno visto gente che tenesse lui, ma che ogni mattina c’è questa storia che lo prendono in giro. Però, dicono, il primo a tirare il pugno è stato quello alto .
Chiamiamo lui fuori, nell’ ormai noto corridoio e i ragazzi confermano anche davanti a lui la versione. Lui resta un po’ spiazzato dal sentir dire che nessuno lo teneva, ma reagisce subito dicendo di esser stato preso di sorpresa dal pugno altrimenti….
Allora gli solleviamo i capelli e vediamo il bozzo: un bel bozzo tra occhio e tempia…per fortuna c’è sempre un angelo custode o chi per lui…
Lo spediamo dal Preside, che ormai è arrivato, e assieme a lui anche gli altri due coinvolti nella rissa e speriamo la faccenda finisca li, in fin dei conti il nostro Dirigente è uno psicologo e di solito è molto bravo nei colloqui con i ragazzi.
Torniamo nelle nostre classi e io ricomincio a spiegare matematica nella pia illusione che tutto sia finito….ma
Questa mattina arrivo a scuola e tutto pare tranquillo, prendo il registro, prendo l’ascensore e salgo al quarto piano, esco dall’ascensore e … da un aula mi chiama un’insegnante e mi comunica che i suoi ragazzi le hanno or ora detto che il fratello di lui questa mattina ha picchiato i due che ieri lo hanno importunato.
Respiro a fondo, ringrazio per l’informazione e mi dirigo a passi da granatiere verso la seconda, dove ho anche lezione, sempre che riesca a farla.
Lui è in classe e quando entro si alza come tutti.
Lo guardo: ha una maglia gialla tutta stropicciata i soliti calzoni sbrindellati ma con un rattoppo aggiunto all’ultimo momento e mi pare di intravedere i punti di una cucitrice che tengono fermo il tutto ed i capelli tutti arruffati, quasi si fosse appena alzato dal letto.
Lo guardo e penso che fare.
Dopo un minuto di silenzio esterno:
- Ma si può sapere cosa ti è saltato in testa di portarti dietro il giustiziere?-
- E’ venuto lui, io gli ho detto quello che mi hanno fatto e lui è venuto -
-Ma non potevi parlare con tua mamma?-
- Mia mamma è sempre via e ho parlato con mio fratello -
Ed ora mi girano i cinque
- Mi fai scema? Non hai il numero del cellulare di tua mamma? Ti ho visto fare conversazioni interminabile se volevi ottenere qualche cosa e ora mi dici che.. non c’è mai?? Sei proprio stupido!! Abbiamo cercato di mettere tutto a posto e tu ti porti dietro il fratello. Vuol dire che chiamerò io tua madre, visto che tu non ritieni opportuno informarla dei tuoi problemi-
- Ma io non gli ho chiesto niente è lui che è venuto-
Non piange, mi guarda dritto negli occhi e mi sfida e io raccolgo la sfida e lo ignoro.
Chiudo l’argomento nella convinzione che per ora le parole non servano.
Inizio finalmente a spiegare matematica. Dopo mezz’ora tutto è tornato normale, lui fa gli esercizi e lavora di buona lena.
Questa sera telefonerò a sua madre.
Sua madre e suo padre fanno parte della gente in vista di questa città, non appartengono al sottoproletariato urbano, sono dei professionisti e anche attenti ai figli ma forse non nel modo giusto, forse sono troppo assorbiti dal lavoro per vedere le nuvole nere che avvolgono le vite dei loro rampolli.
Non so cosa otterrò ma vale la pena tentare.

Wednesday, November 08, 2006

8 novembre: sull’autobus.

Per andare a scuola io prendo la 35……..si, si: LA, femminile, perché in questa città gli autobus sono femminili. Non si sa bene se ciò derivi dalle vecchie filovie, che una volta percorrevano la città, o dalle corriere, che portavano in altipiano, fatto sta che i bus sono femminili.
Per tornare da scuola io prendo la 35.
Quasi tutti i ragazzi che salgono alle 13 e 45 sono alunni della mia scuola e molti sono delle mie classi.
La 35 è un mondo.
Ci sono quelli che salgono con un vassoietto pieno di patatine fritte e relativa maionese, oppure con un panino al Kebab comperato alla fermata, o mangiano la merenda che non sono riusciti a ingurgitare nei brevi intervalli perché i prof. sono andati avanti a spiegare o perché all’intervallo volevano chiacchierare con gli amici e con la bocca piena questo non riesce tanto bene…ma, non stanno andando a casa a pranzo?
La cosa non mi è mai stata chiara.
Immagino quelli la cui la mamma ha apparecchiato la tavola e li attende per pranzo e loro … non hanno fame!!
Colpa della scuola ovviamente, mai verificare di cosa si ingozzano i ragazzini.
Un anno una mamma in un “ricevimento individuale”, tra le altre, mi ha espresso la sua preoccupazione per lo scarso appetito del figlio, forse troppo affaticato dalle ore di lezione. Il ragazzo in questione non era quello che si dice un fuscello e ogni volta che avevo occasione di incontrarlo sulla 35 aveva tra le mani il fatidico vassoietto di patatine e maionese in porzione doppia, una lattina di Coca Cola e alle volte anche un gelato. Ho cercato di spiegarlo alla madre ma non ne ha voluto sentir ragione:
-E’ stanco, ha troppi compiti…-
Vabbè, torniamo ai miei viaggi

Fino a pochi giorni fa faceva un caldo inconsueto per essere ottobre e tutti ci vestivamo in maniera estiva….

Giovedì scorso eravamo tutti accaldati, erano le 13.45 e dopo più di cinque ore di scuola i ragazzi erano veramente stanchi, non altrettanto alcune vecchie signore che popolano i mezzi di trasporto e che spesso non hanno molto da fare se non brontolare su questa gioventù che… “non ha rispetto né decenza”.

Questa volta è toccato a Laura, una ragazzina di seconda che è una roccia: tutti i fine settimana va a sciare e gareggia con buoni risultati, fa anche danza ed è pure brava a scuola ed anche solidale con i compagni. A me piace molto perché è diretta e, se ti deve dire che una cosa non le va, non fa complimenti. Alle volte esagera, ma generalmente si accorge e torna sui suoi passi e a più miti consigli. E’ una che fa venti cose insieme e tu aspetti che sbagli ..invece no, ci riesce, e tra quelle venti cose c’è anche il consolare l’amica, l’aiutare il compagno e alle volte fare il compito dell’ora dopo.
Tu cerchi di prenderla in castagna ma sa sempre ripetere tutto quello che hai detto aggiungendo anche sue osservazioni, e allora le dici che va bene, ma che non è il caso di fare i compiti in classe. Lei ti guarda sconcertata e ti chiede
- Ma perché se riesco a fare tutto, vede, sapevo!? Ieri non sono proprio riuscita a fare l’esercizio di inglese ma se riesco a fere tutto insieme perché si arrabbia??-
Ovviamente ha ragione e io non ci riuscirei mai. Lei si e quindi, dopo il discorso di circostanza, la prego di mettere via tutto e, a ricreazione, nell’ormai famoso corridoio, le dico che gli altri non sono come lei, che la regola deve valere per tutti e che se ha avuto da madre natura il dono di tanta potenza non è il caso che lo strombazzi in giro perché gli altri cercano di imitarla, non ci riescono, vengono “beccati” dalle prof. fuori segno e si sentono scemi.
Questa mia spiegazione le pare molto logica e molto accettabile e mi rassicura che non lo farà più.

Dunque, un attimo fa eravamo sull’autobus e Laura se ne sta seduta con le gambe non perfettamente serrate e le ginocchia non perfettamente strette, porta una minigonna a portafoglio., non troppo mini, ma minigonna. Ha 12 anni.

Ed ecco che la signora accanto a lei inizia a guardarla e a sbuffare. Laura non capisce che cosa voglia quella signora che la guarda con insistenza e che pare proprio sbuffi in sua direzione. La signora continua a sbuffare e poi sbrotta:
- Ma non ti vergogni? Copriti, che ti si vedono le cose intime!! Insomma, un po’ di decenza ! -
Laura non capisce bene cosa voglia la signora però si stringe la gonna sulle gambe e avvicina le ginocchia, ma poi l’autobus frena di botto e lo zaino, che ha in grembo, scivola di lato, trascina la gonna e compare un pezzo di coscia. La signora che non ha niente da fare volge gli occhi al cielo, sbuffa e poi l’apostrofa:
- Ma allora lo fai apposta a far vedere le tue cose? -
Sono seduta relativamente vicino e generalmente evito di interferire con la vita dei miei ragazzi fuori di scuola, ma quando è troppo è troppo.
Laura si è alzata di fretta, è schizzata verso l’uscita ed è scesa dall’autobus due fermate prima della sua. Il mio intervento non serve più.
Il giorno dopo le chiedo come mai abbia reagito in quel modo e lei mi risponde serafica:
- Ma le pare il caso di perdere tempo in discussioni ..? E poi tutti mi avrebbero guardata e si sa che i ragazzi hanno sempre torto. Poi ho visto che lei stava per aiutarmi ma sarebbe successo un gran casino e a me queste cose scocciano, se posso le evito…tanto chi se ne frega di quella….!-

Eccoli qua i ragazzini di oggi, perfettamente autosufficienti anche in saggezza


Ma mica sono tutti così!
Ci sono anche cuccioli fragili e bisognosi di una coccola
Luisa è una di loro: è la quarta di sette fratelli, cicciotella, sempre sorridente e con i vestiti di qualche fratello o sorella che le stanno o troppo larghi o troppo stretti. Quando riesce ad averne uno tutto suo non puoi fare a meno di notarlo perché viene vicino e ti chiede
- Come sto? Bello vero? Me l’hanno regalato per il mio compleanno, mi sta bene vero? Come sono felice è proprio bello! -
Sorride a 180 gradi, gli occhi le brillano, ti guarda in attesa di approvazione roteando nella sua felpa nuova ed è tanto felice che non vedi più che è un po’ sovrappasso, sembra solo morbida morbida.
Oggi Luisa è seduta nel posto in fondo, quello alto e sta tutta arrotolata con il viso girato verso il finestrino. Mi capita di sederle quasi accanto e la guardo, è strana. Poi gira il viso un po’ e vedo degli enormi lacrimoni che rotolano sulle guance mentre tura su con il naso.
Penso a le prime pene d’amore e dentro di me sorrido, ma poi le lacrime si tramutano in singhiozzi e allora le chiedo cosa stia succedendo. Intanto l’autobus è partito, lei si vergogna e mi guarda dubbiosa, ma poi cede
-Oggi operano a Milano mia sorella piccola, quella di un anno, e io ho tanta paura. La mamma e il papà sono andati con lei, ma io non ho capito bene cosa succede, solo che ha un problema strano che solo là sanno risolvere e io ho tanta paura.. e se non torna nessuno?? Come faccio io? Ora devo andare a prendere un fratello all’asilo e uno all’elementare poi mia sorella fa da mangiare ma le altre non mi filano per niente e sono fuori casa e io cosa faccio se non tornano ??-
Ma guarda tu, io pensavo fossero pene d’amore invece questa ragazzina è un cucciolo spaventato e ha bisogno solo di una carezza, di un sorriso e di sdrammatizzare un po’. Chiacchiero con lei, le dico le solite cose, che tutto passerà, che sono momenti difficili, ma poi la ruota della vita continua la sua corsa e tutti tornano ad essere felici. Non ho alba di cosa abbia la sua sorellina, se le cose che dico abbiano un senso, ma sono le cose che lei ha bisogno di sentirsi dire in quel momento.
Ritorna a sorridere. Le scrivo su un pezzo di carta il numero del mio cellulare e glielo metto in mano.
- Se hai bisogno chiamami, se ti ingarbugli mi trovi a questo numero, terrò il telefono sempre acceso.-
Quasi certamente non mi chiamerà, ma quel pezzetto di carta le da fiducia e sorride anche con gli occhi.
Lei è arrivata alla sua fermata e scende.

Per fortuna le cose sul bus non capitano tutte lo stesso giorno, anzi ci sono settimane in cui tutto scorre tranquillo e giorni in cui i ragazzi ne fanno di tutti i colori. La tattica del non intervento paga sempre, ma alle volte ti tirano per i capelli.
Due settimane prima, stessa ora stesso autobus.
Uno di loro, tenendosi per i passamano, stava simulando una passeggiata sui finestrini appoggiandoci sopra i piedi a mo’ di scimmia e gli altri facevano il tifo incitandolo, dopo aver messo tutti gli zaini a terra sotto di lui, casomai cadesse.
L’autobus non era ancora partito, ma tutti i passeggeri li guardavano allibiti.
Non ho saputo resistere: ho lanciato un
- FINISCILA!!-
con la mia orrenda voce da prof. pietrificando il Rambo di turno che non si era accorto della mia presenza e provocando un raccogli raccogli (gli zaini) generale e un silenzio glaciale. Dopo un po’ sono iniziati i risolini e qualcuno ha cominciato a guardarmi e visto che stavo sorridendo hanno ripreso il chiacchierio di sempre.
Per loro io ormai ero svanita: uno dei tanti passeggeri anonimi nell’ora di punta.

Friday, October 20, 2006

Venerdì 20: i postumi dei Collegi e Consigli

Sono a casa in malattia, un raffreddore da urlo con relativa febbriciattola mi ha colpito due sere fa.
Non so se sia il virus che mi ha colpito od il mio organismo che, vedendolo passare di là, lo abbracciato stetto steretto per fuggire dalla scuola.
Dopo due giorni di patimenti con lezione fino alle 13 e 37 e pomeriggi di Collegio Docenti e Consiglio di Classe, le mie amiche cellule devono aver pensato che stavo diventando matta e per fermarmi hanno fatto coalizione col primo virus che passava di lì.

Chi non ha partecipato mai ad un Collegio Docenti non può immaginare che sofferenza possa esser per una persona mediamente ragionevole, dotata di un buon senso democratico e intollerante verso le ingiustizie ed i menefreghismi.
A seconda delle scuole i Collegi Docenti, teoricamente luoghi deputati alla gestione collegiale della scuola, vedono la partecipazione di svariate unità di docenti, dalla cinquantina a piu’ di 200.
E lì trovi di tutto,
  • quello che corregge compiti per non perder tempo, tanto lui sente lo stesso, dopo che tu in classe predichi da una vita che non si devono fare altre cose mentre spieghi, perché non è possibile prestare attenzione ad entrambi gli argomenti
  • quello che chi se ne frega, tanto poi non si decide niente, e gioca con il cellulare mandando sms o facendosi una partitina, dopo che tu i cellulari li requisisci in classe
  • quello che arriva regolarmente tardi e va via prima, ma trova ugualmente il tempo per intervenire parlando di tutto altro di quanto si sta cercando di discutere, dopo che tu passi ore in classe ad insistere che occorre arrivare puntali, che è necessario ascoltare gli altri prima di parlare e non dire quello che ci frulla in testa ...in nome del, forse obsoleto, reciproco rispetto
  • quello che ascolta solo la parte che riguarda lui personalmente e per il resto del tempo chiacchiera con il vicino, fermandosi ogni tanto con – aspetta questo mi interessa- , dopo che tu passi minuti e minuti a spiegare che non bisogna distrarsi in casse, perché magari una cosa la si sa già, ma nel mezzo viene detta un’altra cosa che non sai ed allora perdi il filo, non capisci più niente, e quando intervieni fai la parte del cretino.. Bingo!! Ma i cari colleghi se ne fregano altamente di fare la parte dei cretini
  • ed infine il 20 per cento dei presenti: i trattori della scuola, quelli che la fanno camminare, quelli che hanno molte volte idee di sinistra ma altrettante di destra, eppure una cosa li accomuna, la voglia d far funzionare una istituzione in cui credono e finché non funziona mettono da parte le loro idee politiche che si riservano di tirarle fuori poi, quando tutto funzionerà..... E’ che questi si riservano da trent’anni….

Insomma…un delirio.

Mi pare sempre o di esser o troppo figa o una scema.. alternativamente.
L’unica cosa che non mi pare è che mi incazzo come un treno per i soprusi degli efficientisti che, per fare andare avanti la locomotiva scuola, calpestano i diritti di tutti e non hanno dubbi sulla bontà delle loro scelte efficentiste. …. soprattutto perché i “vecchi” docenti, quelli che potrebbero rompere le scatole, sanno come cavarsela sempre e, caso mai, se chiedono una modifica d’orario, a loro la si da, ma i nuovi…
E beh…. si sa che il precariato lo abbiamo fatto tutti ed è una strada tutta in salita!!

E lì io prendo fuoco, impazzisco:
Ma come, non ti ricordi di quanto abbiamo patito per nove, dieci anni, quando per lo Stato non esistavamo quando, se ti ammalavi più di sei giorni in un anno, ti licenziavano?? Ma come non ti ricordi…non puoi dimenticare, non è possibile… o Sì .. Nooo!!! Non può essere!!
Crescendo ti sei dimenticata tutto…???
Ma allora hai anche dimenticato la prof, stronza che ti ficcava le note perché ti truccavi usando la scusa che non avevi studiato.. ti sei dimenticata i pianti al grido di “ non è giusto” , ti sei dimenticata le notti passate ad occhi spalancati perché ti avevano messo una nota e tu non c’entravi, ma tuo papà ti aveva punito togliendoti l’uscita del sabato, ti sei dimenticata tutto???
Ma come puoi essere un’insegnante allora??

E le mie celluline, vedendo lo stato di degrado mentale in cui ero precipitata, si sono abbracciate un virus, per mettermi un po’ in letargo, per farmi un reset mentale sperando che poi il mio software impari che certi sistemi operativi sono inaffidabili e che con quelli, anche se fai alt+ctrl+canc prima o poi crashano di nuovo e si perdono regolarmente tutti i dati.

Friday, October 13, 2006

Venerdì 13 ottobre: circolari e sberle

Oggi era tutto un mormorare… -il 13, chissà che picconi ci arrivano-
- Ma no- dico io – il 13 porta fortuna! -
- Ma è VENERDI?.. prof. sempre ottimista!! Sicuro ci ficcano una provetta a sorpresa..ma tanto a lei non la danno mica...-
- Eh già! Anche loro hanno ragione-

Fa ancora caldo, è un anno incredibile; questa mattina alle 7 c’erano 17 gradi.
Dopo le prime ore, camminando lungo i larghi corridoi della scuola, si viene investiti da folate di vento caldo ogni volta si passa davanti alla porta aperta di una classe, come se dentro fosse acceso un gigantesco asciugacapelli che sputa caldo verso l’esterno. C'è ancora un caldo umido appiccicoso e, sebbene tutto sia spalancato, si sta male.
Anche i ragazzi stanno male ma alcuni hanno maglioni col collo alto di lanetta e grondano sudore. Alla mattina a casa loro c’erano 12, gradi, perché abitano in altipiano e non hanno ancora capito che in questa scuola l’unico abbigliamento possibile è quello a cipolla: sotto una T-shirt e sopra il resto.
D’inverno ci sarà lo stesso problema perché i termosifoni sono dei potenti radiatori in ghisa dei tempi absburgici e scaldano moltissimo, ma siccome l’impianto è fatto in modo strano, aaffinché ci sia caldo al piano terra ai piani alti ci si deve cucinare: l’acqua prima sale e poi scende nei radiatori della segreteria, che si trova al piano terra, mentre le aule sono al quarto piano.

Inizio la mia lezione.
Le prime ore si sta abbastanza bene, i ragazzi non dormono ed approfitto. Sono in una prima, ho due ore di 54 minuti di tempo e posso lavorare in pace e con calma.
Inizio a spiegare, attiro l’attenzione dei ragazzi e li faccio avanzare nel mondo dei numeri a gareggiare tra loro per chi riesce a trovare la soluzione di una specie di teorema. Sono tutti lì, mi guardano attenti, quasi non respirano, io tiro la corda e dentro di me sono soddisfatta perché so che mi seguono, che viaggiamo insieme e che la domanda che farò alla fine della spiegazione, tra pochi secondi, vedrà molte mani alzate, e molte facce ansiose di ragazzini pronti a far valere la propria risposta…… sto per porre la domanda ma

- Permesso.?. - ed è già dentro. E’ la bidella con un foglio di carta in mano: la circolare da dettare sul libretto; lunedì si esce un ora prima, scrivere far firmare
L’atmosfera se ne è andata :
- Prendete il libretto personale e scrivete..-
- Dove? –
- Sul libretto, dove ci sono le pagine bianche-
- Prof. io non ho pagine bianche..-
- Hai ragione, le pagine con le righe sulle quali scriverai la comunicazione-
Uno si alza e si avvicina alla cattedra
- Dove vai tu?-
Lui indietreggia un po’, poi riavanza, non sa che fare e mi guarda sperduto.
- Vieni qua, che c’è?-
- Non ho il libretto- mi sussurra
- L’hai dimenticato? Birbone- e gli sorrido.. siamo in prima, impareranno.
- No, non ce l’ho ancora, mia mamma lavora e non riesce a venire a prenderlo-
- Ma ci sarà qualche altro di famiglia, basta che faccia una delega, se vuoi ti spiego o ti scrivo sul diario-
Intanto la bidella è sempre in piedi, alle mie spalle che attende più o meno pazientemente la riconsegna della circolare.
- No, siamo solo io e lei e non riesce a venire -
- Vabbè scrivi sul diario, vedremo di risolvere, intanto vai a posto.-
Telefonerò alla madre, penso e intanto detto la circolare, firmo il foglio della circolare che riconsegno alla bidella.
Cerco di riprendere la spiegazione da dove l’ho interrotta ma l’atmosfera se ne è andata, allora concludo velocemente e passo agli esercizi-
- Prima di cominciare i nuovi, correggiamo quelli di casa, mettete il quaderno sul banco e chi ha avuto delle difficoltà mi dica, che vediamo di capire dove si è bloccato, mentre correggo gli esercizi sbagliati gli altri inizino il numero 32 di pagina 245.
- Che pagina?-
- 245-
- Ma non trovo il numero a pagina 355-
- DUECENTOQURANTACINQUE- mezza classe in coro consiglia il numero, ma in quella ovazione il numero si perde resta solo il rumore ed il poverino richiede
- Che numero?-
- DUECENTOQURANTACINQUE !!!-
- -Zitti!.. Ripeto io il numero della pagina, se no non si capisce niente-
Suona la campanella della fine ora. 54 minuti sono già trascorsi, me ne restano altri 54 per finire di correggere le espressioni e fare i problemi, sempre con le espressioni.
Uno alza la mano dal posto e mi dice che non ha il quaderno
- A casa mia c’è tutta una confusione, nessuno ha tempo per me, appena sono insieme mia madre e mio padre parlano della casa nuova, dove va il bagno, dove va la cucina e io in quella confusione perdo tutto. –
Lo chiamo fuori ed andiamo nel solito corridoio che ormai è diventato un confessionale, vorrei capire se mi sta fregando.
- Non voglio metterti una nota ma è la seconda volta che sei senza quaderno, mi spieghi cosa succede?-
- Mia mamma lavora sempre, fa il magistrato, mio papà e medico ed è sempre in studio. La sera quando arrivano a casa non hanno tempo per me e mia mamma deve guardare mia sorella, perché fa la quarta ma non studia niente e fa male a scuola e poi si mettono a discutere della casa nuova e siccome io ho sempre fatto bene non mi guardano, ma adesso ci sono carte dappertutto e io non trovo le cose. –
Di quello che mi dice un poco è sicuramente vero un poco è ingrandito, ma lui vive così questa situazione e non ci sta bene. Predicozzo di circostanza e niente nota ma…
- Attento a te....la prossima volta mi arrabbio.-
Rientriamo dopo un attimo, correggo per una decina di minuti e poi lancio la gara
- Ai primi cinque che finiscono un più sul registro, poi i primi tre che aiutano con successo chi non ha capito ancora un più. Via, si parte!!-

- Permesso.?. - ed è già dentro. E’ la bidella, un’altra, con un foglio di carta in mano: la circolare da dettare sul libretto con le festività votate dal Consiglio di Istituto
Sbuffo e la bidella ci resta male
- Mica è colpa mia, mi dicono di portare le circolari e io le porto!.-
Lascio cadere il discorso, faccio prendere di nuovo il libretto che nel frattanto è tornato al suo posto, in fondo allo zaino, e detto la cicalare, riconsegno il foglio firmato e reinizio la gara.
I primi quattro finiscono in un attimo, si affollano attorno alla cattedra per il loro più e io mi accingo a mettere il dovuto sul registro, arriva anche il quinto ed arriva anche

- Permesso.?. - ed è gia’ dentro. E’ una bidella con un foglio di carta in mano: la circolare
- Alt!- la fermo sulla porta- può tornare tra un po’?-
- Ma mi manca solo questa classe in questo piano-
- Mi spiace ma ora non posso, ripassi -
Se ne va offesa dicendo che lei fa il suo lavoro. E’ vero, lei fa il suo lavoro ma anche io vorrei cercare di fare il mio e mi spiace moltissimo che sia rimasta male, ma … si può di nuovo fermare tutto per dettare la terza circolare mentre loro sono lì con i visi tutti arrossati per l’eccitazione in attesa del meritato più?-

Concludo la lezione e riesco a dettare i compiti per casa prima del suono della campanella, che soddifazione!!!

Ora due ore in terza con in mezzo l’intervallo.
Entro e sul registro c’è una nota di una collega nuova da cui risulta che Tizia ha tirato una sberla a Sempronia.
Leggo e li guardo.
E’ successo ieri.
Li guardo e loro mi guardano.
Ci guardiamo.
Aspettano un mio commento.
- Ma cosa è successo?
Venti persone su venticinque vogliono contemporaneamente darmi la propria versione. Alla fine una delle due coinvolte, Sempronia, sostenuta dalla compagna di banco racconta.
- Tzia mi è venuta vicino e io stavo cantando una canzoncina assieme a lei (indica la compagna di banco)-
- Non è vero- salta su Tizia con voce isterica – tu stavi cantando una canzoncina che mi prendeva in giro, piena di parolacce dirette a me-
- Ma tu non dovevi venire vicino, noi eravamo per i fatti nostri! Tu ti appiccichi sempre e noi siamo stufe, vuoi sempre sapere tutto e pensi sempre di aver ragione!-
- Ma voi cantavate una canzoncina su di me!!-
- Ma tu dovevi startene per i fatti tuoi, sei venuta vicino e volevi sapere a tutti i costi -
La diatriba continua, riesco a capire che Tizia, impicciona e nevrastenica, appena avuto odore che Sempronia stava deridendola le si è avvicinata e le ha tirato un gran ceffone.
- Vabbè, per una sberla, dai cerchiamo di sdrammatizzare, fossero lì tutti i problemi.-
Metà delle femmine insorgono dicendo che Tizia ha tirato ancora altre volte sberle, ma che loro sanno come è fatta, però dovrebbe chiedere scusa e smetterla.
- Ormai non serve più- dice Sempronia- l’ho detto a mio padre che si è molto arrabbiato e ha telefonato al padre di Tizia e si sono parlati i genitori
- Ma vi sembra il caso di fare tutto questo putiferio per una sberla…mi pare eccessivo-
- Scusi professoressa- dice Sempronia- ma io sono una bambina di tredici anni e i mie genitori mi proteggono!
Ma in che classe siamo??
Mi sono confusa, siamo in prima.. ma no, siamo in terza, la classe degli ombelichi al vento e guardo la “bambina” in modo allibito.
Alla parola bambina si mettono tutti a ridere e la ragazza non si accorge di essere ridicola e patetica, insiste a dire che lei non tollera di essere toccata e che la legge è dalla sua parte. E’ figlia di un noto consigliere comunale.
- Sapete cosa vi dico, se si incomincia a tirare in ballo i genitori e la legge, qua siamo sempre fuori legge a cominciare dalle finestre, ma io, a queste condizioni, non vengo proprio in gita con voi a Napoli!-
- Tanto io in gita non vengo - dice Sempronia,- può andare tranquillamente.-
Il tono mi infastidisce ma io sono l’adulta e quindi mi do una calmata.
Ora però ricordo che lei non è mai andata in gita: in Settimana Bianca no, perché lei va a sciare con il suo papà a Cortina, in settimana verde nemmeno perché lei in quei posti c’era già stata e a Napoli nemmeno perché è una città pericolosa, non è un posto per bambine.-
E dai con ‘ste “bambine”!!!
- Nemmeno io vado- attacca la compagna di banco – Napoli è una città non adatta !-
Perché non dici che sono terroni e che tu con loro non ti mescoli, o meglio, che i tuoi genitori con loro non vogliono tu ti mescoli. Nemmeno lei è mai andata da nessuna parte con la scuola e mi rendo conto ora che i compagni le guardano come delle cretine, ma loro non si accorgono.

Intanto la schiaffeggiatrice se ne sta ingrugnita al posto, fa mille boccacce e alla mia richiesta se abbia chiesto scusa afferma di no e di non volerlo proprio fare e poi scoppia in lacrime.
Non è la prima volta che piange, ormai tutti ci sono abituati, compresa io, ma è testarda, testardissima e non intende chiede scusa a quelle due.
Io, sotto sotto, penso abbia proprio ragione: lei è fuori dalle righe per definizione, rompe le scatole a go go, anche a me, ma quelle due sono proprio delle cretinette che pensano sia loro tutto dovuto perché sono “le figlie di”.

Che triste futuro attende queste eterne bambine destinate ad essere sempre “figlie di”.

Thursday, October 05, 2006

5 ottobre :la farfalla Holsen

Finalmente il vento è cambiato, oggi fa più fresco ed è ricomparso il nostro amato vento dell’est.

Oggi in terza si interroga.
Argomento: numeri relativi ed espressioni con i numeri relativi.
Il primo che chiamo, dal posto, è quello che in prima aveva infilato lo stipite della porta perché aveva sbagliato la mira… è cresciuto, dal bimbetto pacioso lento e distratto si è trasformato in un piacevole ragazzo, sempre pacioso, sempre lento e sempre distratto.
- -3 e +3 sono due numeri con segno diverso come si chiamano? -(la risposta sarebbe discordi)
Silenzio
-Ti aiuto un po’… se hanno lo stesso segno si chiamano concordi, come si chiameranno questi che sono l’incontrario?-
Silenzio
- Coraggio, spremiti un po’ le meningi!-
- Misti??-
- No-
- Mescolati -
- Nemmeno…pensa …con la d….-
Sorriso di felicità
-Ho capito!! Discordanti –
-Accorcia.. un po’ troppo lungo –
-Haaa!!… ma certo! DISCO!-

Che si fa a questo punto??
Mi arrabbio? Penso mi prenda in giro lo mando a quel paese?
Ma lui mi guarda speranzoso di aver azzeccato la risposta esatta e mi sorride fiducioso. Mi verrebbe da dirgli- Ma sei scemo??- ed invece mi fa tenerezza e
- Ti interrogo la prossima volta, vuoi?-

Intanto la “bella” della classe si è alzata per raccogliere la cartella da disegno e mi ha mostrato, non solo il suo ombelico, ma le mutande e anche un pezzo di coscia che sta sotto le mutandine.. azzurre e con il volant. Poi si siede e si appoggia languida sul banco, un braccio teso e la testa reclinata, con i biondi capelli sparsi sul ripiano del PRIMO banco, dove sta cercando di schiacciare un pisolino.
La chiamo e le chiedo se ha fatto gli esercizi.. come al solito non ha il quaderno e nemmeno il libro, perché ha preso quello dell’anno scorso per sbaglio: uno e’ grosso e verde, l’altro è sottile ed arancio… rinuncio a capire.
Poi però le chiedo:
- Ma se non ti interessa niente e soprattutto non impari niente, cosa pensi di fare nella vita?-
Mica ha capito che è un appunto!
Solleva la bionda testa, sgrana gli occhioni azzurri e, con un sorriso estasiato per la mia attenzione, mi risponde:
- La cantante!!! Sa, mentre ero a Milano, da mio papà, lui mi ha portata da un “editore” che ha mi ha detto che ho una voce stuupeeeendaaa. A sedici anni andrò alla scuola di canto e poi farò carriera, ma mica come Fantina, no no!…molto di più!-
Rinuncio.

Nel frattanto una decina ha già risolto le sette espressioni che dovevano fare al posto e…tirano cartine. Sono una decina e sono molto bravi, perché in questa classe ci sono anche quelli molto dotati ed anche diligenti…e poi ci sono gli altri….
A questa decina se ne è aggiunto un undicesimo che dichiara di aver finito, anche lui, tutti gli esercizi.
Questo ragazzo è stato promosso l’anno scorso con l’insufficienza in matematica ma, dicevano le mie colleghe, ha una bella testa ma non si applica quindi : promosso.
Lo chiamo perché voglio vedere il quaderno.
- Hai copiato? – gli chiedo
Lui mi guarda dritto negli occhi , mi sorride ed afferma che il tutto è opera sua.
Spero che durante l’estate abbia studiato ed il miracolo si sia compiuto…io spero sempre.
Ma oltre a sperare controllo.

Lo chiamo alla lavagna.
Avanza in classe nella sua tenuta da truzzo: T-shirt manica lunga rosa con farfalla bianca marca Holsen, lunga ed infilata nei calzoni che iniziano da sotto le natiche, non da metà, da sotto! La parte del sedere è però coperta dal rosa della maglia cosicché io non possa rompere perché ci sono mutande al vento.
Cintura rigorosamente D&G bianca con scarpa Puma bianca, in tinta. Capello semirasta con meches.
Il ragazzo in questione è molto bello, è somalo, ed il capello crespo è naturalmente tale.
Il suo sogno: fare il modello.
Mi è simpatico, del resto tutti mi sono simpatici, anche quando tentano di fregarmi.
Gli unici che potrebbero non essermi simpatici sono “quelli di marmo” che nulla li scuote e che guardano oltre il mio viso.. ma sono rarissimi.
Gli detto un esercizio alla lavagna.
Ricordo, ai miei quattro lettori, che siamo in terza.
L’esercizio consiste in una mini espressione con somma algebrica di numeri frazionari.
La prima parentesi ha scritto dentro: due terzi più cinque quarti e per lui il tutto fa sette settimi. Cerco di spiegargli che forse si è confuso e lui ritenta, e tenta che ritenta è evidente che è fermo ancora alle prime nozioni di seconda media, che ha superato la classe per voto di consiglio, che durante l’estate non ha fatto un fico secco ma… è tantooooo bravo in atletica e allora chi è bravo in atletica deve avere testa no??! Altrimenti come farebbe a mettere una gamba davanti all’altra per correre, ricordandosi di partire allo sparo. Poi a basket è un dio!
Lui continua imperterrito a sorridere, le ragazzine lo guardano con amore e se lo mangiano con gli occhi e lui è contento.. gli basta così, gli basta essere guardato e da grande farà il modello.
Sto perdendo la pazienza, gli grido dietro di tutto, che sta buttando via la sua vita, che uno non può essere così ignorante, che almeno qualche beneficio cerchi di trarlo da questa scuola, visto che è costretto a frequentarla.
Lui mi guarda e mi sorride.
Credo mi voglia anche bene, credo che capisca che sto facendo di tutto per aiutarlo ma a lui, del mio aiuto, non gliene frega un tondo niente.
Lui da grande farà il modello.

La disperazione e la rabbia mi stanno sommergendo.

Lo mando a posto e chiamo una brava: anche io ho bisogno di consolarmi.

E’ bella, alta, mora, con le braghe un po’ basse ma non troppo, con la maglietta un po’ corta ma non troppo. Emana pulizia serenità e luce; non sorride spesso ma quando lo fa il suo volto si illumina e pare si sia acceso un riflettore.
Vive in un paesino, a casa sua si usa la stufa a legna ed il fornello elettrico perché lì il gas non arriva. Ogni mattina si alza prestissimo per scendere a valle ed è sempre puntuale.
Una così parrebbe essere troppo fuori dallo standard per avere amici ed invece è ricercatissima.
Dall’ultimo banco avanza leggera verso la lavagna, svolge un esercizio complicato in un attimo, dimentica un segno che le correggo e ringrazia, poi ritorna a posto senza inciampare in nessuna delle cartelle sparse per terra.

Ho avuto la mia gratificazione.

Monday, October 02, 2006

2 ottobre, lunedì: fa sempre caldo

Fa sempre caldo, un caldo umido completamente insolito per questa regione e questo mese, in più soffia lo scirocco, vento a noi quasi sconosciuto.
Qui soffiano i venti dell’est, freschi e secchi.
I ragazzi sono tutti sudacchiati, le finestre sono spalancate e se cadono che cadano….non si respira.
Le mamme hanno l’abitudine di farli coprire bene perché in ottobre si mette la felpa e non fa niente se alle 7 di mattina ci sono 22 gradi. Così è il tempo delle sudate, peggio che a giugno.

Io faccio lezione e li guardo, spesso mi fanno proprio pena e mi faccio pena anch’io.
Oggi mi sento proprio male perché, da buona mamma, mi sono messa la canottiera….. leggera, ma sempre canottiera è! Le gocce di sudore mi corrono lungo il collo e mi rotolano giù dalle mani, sto male ed esco per cercare un bidello che mi sostituisca in classe per un po’ di minuti.
Il nulla, un desolato lunghissimo corridoio vuoto.
Nessuno all’orizzonte; le ho pensate tutte, ma non posso lasciarli soli e mi pare di soffocare.
Ecco qua. Se ti senti male e svieni in classe, solo allora hai il diritto di lasciarli soli, perché ci ha pensato madre natura a staccare la spina. Nessun bidello all’orizzonte.
In un modo o nell’altro tiro avanti e loro, di tutto questo mio star male, cercare, pensare, non devono saper niente.. Sono di prima, manca solo che gli stia male la prof in classe.
Poi il grosso del malessere, in un modo o nell’altro, passa e riprendo il ritmo, spiego come si fanno le espressioni e mentre spiego, ora che sono uscita dai fumi del mio mezzo svenimento in incognito, l’occhio vaga vigile ed attento sul suo pubblico.
Eccolo là, il solito distratto che rincorre i suoi pensieri e poi quando gli chiedi..
-RIPETI - lui ritorna in terra e annaspa.
Credo che tutti coloro che sono passati dai banchi di una qualunque scuola odino quel RIPETI!
- Ma perché non stai con noi?- chiedo
Silenzio
- Ma dai, non vedi che scherzo.. è che spesso tu voli tra le nuvole e te ne vai con i tuoi pensieri, perdi il filo e poi tutto diventa difficile-
Sorride, non so se capisce le mie battute un po’ cretine, ma insomma, sono reduce da un quasi svenimento

Continuo e ripeto tutto da capo e lui riparte per i suoi sogni
- Dove sei Stefano?….torna con noi! -
Questa volta ha capito, sorride ma non ha capito niente della mia spiegazione.
E allora ripeto per la terza volta.
Intanto in classe molti sbuffano ed iniziano a chiacchierare e lui resta male.
Non riesce proprio a restare con noi, fugge sempre nei suoi pensieri.

Allora do un esercizio.. una orrenda espressione che a loro piace tanto, per tenerli impegnati, e lo chiamo vicino per cercare di farmi capire, di fargli capire come si vive a scuola (o non si vive a scelta).

E’ alto e grosso, non grasso, è in prima ed è quasi più alto di me. Porta sempre polo firmate Fred perry, Lacost, Fiat. .ma sono sempre grandissime, due taglie di più ed odora di sudore, non puzza, assolutamente no, odora di sudore che è un’altra cosa.
Ha un sorriso leale e una faccia simpatica ma pare venuto dal passato, da 20 anni fa quando si vestiva così o dal futuro, certo che nel presente non si trova a suo agio.
Parliamo e lui mi chiama maestra e mi da del tu, io lo ascolto e lui mi ascolta: è evidente che prova piacere a ricevere la mia attenzione, poi torna a posto e suona la campanella della ricreazione.

DIECI minuti di intervallo in cui devono fare TUTTO: giocare, parlare con gli amici, correre, fare merenda, merende generalmente enormi, e devono anche fare la pipì perché poi non si esce più.
Guardo le merende allineate sul davanzale della finestra, in corridoio, dove un gruppo simula il bancone di un bar: uno ha appoggiati il suo krapfen o bombolone ripieno di crema che lascia chiazze di unto sul tovagliolo di carta con accanto la bottiglietta d’acqua, ma guai se è frizzante, non si può.. se la agiti schizza ovunque; una ha un tuppervare con dentro tanti acini di uva ed un succo di frutta, un altro un pacchetto di craker e una cioccolata gigante e una l’immancabile panino XL: pane e mortadella col formaggino dentro.

Finisce la ricreazione e le merende sono quasi tutte ancora lì, meno il panino XL la cui proprietaria semiobesa ha divorato voracemente per consolarsi della poca attenzione che le prestano i compagni.
Ora si rientra: la ragazzina semiobesa ha un po’ di sonno… per forza!!! con quel panino gigante.. ma non si può dire niente perché le mamme non vogliono che noi insegnanti ci si impicci negli affari di famiglia, salvo quando prendono insufficiente e si dice loro:
- Sa, durante le lezioni è un po’ assonnata, forse perché ha delle merende pesanti-
-Pesaantiii ????Ma profffesssoressssa…una bambina di quella età ha bisogno di crescere!!! - Magari in lungo, vorrei dirle, non in largo, ma sorrido e ascolto sperando che si ravveda da sola…
Sbagliato!!!
- Comunque, cara professoressa, se lei mi dice che non le fa bene la merenda io non le do più niente, basta che prenda la sufficienza…
Ma va!!…. Adesso si baratta il panino con il sufficiente. Generalmente in queste situazioni mi barcameno proponendo la solita via di mezzo: se sua madre non vede che è obesa io non posso farci niente.
- Faccia lei signora, lei è la madre, magari le dia dei frutti…-
All’idea dei frutti generalmente la disperazione compare sul volto della genitrice che però annuisce e generalmente ridà alla ragazzina lo stesso panino, ma con il salame.

Siamo di nuovo in classe e riprendo a spiegare un esercizio alla lavagna che poi loro dovranno rifare, uno quasi uguale, s’intende.
E il nostro Stefano che fa?
Mani appoggiate sotto il mento, gomiti appoggiati sul banco e sguardo perso nel nulla….. è di nuovo partito per il suo mondo dei sogni.
Che faccio?
Lo richiamo di nuovo? E se poi ci resta male? Spero che prima o poi torni con noi… gli do fiducia??

Aspetto.
Lui si accorge di essere finito tra le nuvole e ridiscende, ma ora non capisce più di cosa si sta parlano.
Finisco l’esercizio alla lavagna e ne do uno da svolgere al posto , gli vado vicino e faccio l’esercizio con lui rispiegando tutto da capo.

E se fossi svenuta prima?

Monday, September 25, 2006

25 settembre Baci e Abbracci

Oggi giorno di lacrime....non lacrime, proprio lacrimoni che scivolavano giù dalle guance...

Ore otto: suona la campanella ed entro in seconda.
Subito uno si affretta a dirmi che deve giustificare l'assenza del venerdì perché è andato a sciare: ....in settembre...ancora un po' prima.... ma è un agonista.
Per impegni sportivi c'è scritto... vabbè che posso dire, che comincia un po' troppo presto e che non è sufficientemente bravo per permettersi tante assenze?

Siamo alle medie... giustifico.

Poi però lo avverto che deve fare il test d'ingresso, che non ci saranno giudizi ma che mi serve per capire a che punto è la classe e che, siccome lui venerdì non c'era, deve farlo.
Gli chiedo se vuole andare in corridoio a risolvere i quesiti, dove c'e' più pace, visto che io devo spiegare.
Non ne vuole sapere , considera la proposta una punizione.
Così gli do foglio e testo, gli spiego come deve organizzare le risposte e lo lascio in pace.
Io inizio a spiegare geometria e, mentre con mezzi di sussistenza di classe mi accingo a spiegare le traslazioni, vedo che lui mi guarda, guarda quello che faccio.

Ma porca miseria, non sta quasi mai attento ed ora che deve fare il test sta a sentire quello che dico!!
Probabilmente è affascinato dai due fogli di carta bianca che vorrebbero essere dei quadrilateri e che, accompagnati dalle mie mani, si muovano nell'aria come due ali a simulare una rotazione assiale o una traslazione.

Tornono a chiedere se vuole uscire e mi risponde di no, quasi offeso.
- Ma ti distrai!! Stai più tranquillo fuori !-
-NO! - Risponde di nuovo e allora lascio perdere.

Dopo venti minuti dall'inizio consegna il foglio: nemmeno un quarto è stato svolto.
- Manca ancora tempo.-
-Non so fare -
- Ma come non sai fare???...pensa.. hai tempo ! -
-NO !! -

E allora mi incavolo :

-Sei come uno che allo sportello di partenza, tutto tirato e pronto per partire, rinuncia perché gli da fastidio il gancio dello scarpone e piuttosto che metterselo a posto rinuncia.-

Eheeeeeee ???
Oddioooooooo ecco che vedo la bocca incresparsi.
Questo è uno tosto, cosa succede?

Lo prendo per mano e lo trascino fuori dalla classe.
- Ma perché rinunci??-
- Non so NON SO FARE, a casa sapevo e qua NON SO !!-
E le lacrime rotolano e lui, il tosto, il maschietto più fico dei soli sei maschi, piange.... oddio.. dove ho sbagliato??
E di nuovo rischio..
La mia vita è un rischio, altro che i pompieri.

Mi inginocchio accanto a lui, lo abbraccio stretto e gli sussurro
- Se non fai il compito ti prendo a calci in culo -
Si divincola, ma io lo stringo ancora e la tensione cala.
Non so se è contento dell'abbraccio di questa vecchia strega, ma la tensione cala.
Le lacrime continuano ma stiamo parlando la stessa lingua.
Allora gli suggerisco un pezzo di soluzione e lo invito di nuovo ad andare in fondo al corridoio dove c'è una scrivania.
Accetta e si avvia a passo lento.

Finisce l'ora e rientra: ha il compito in mano ed un ampio sorriso che va da un' orecchia all'altra e mi dice

-FATTO!!-
-Fatto!- penso anch'io

E via.... ora andiamo in prima e vediamo che si fa.

Dovrei continuare a spiegare loro gli insiemi. In realtà i programmi della Moratti li hanno tolti dalla prima e messi in terza, ma per fortuna il libro li accenna e così possiamo lavorare un po' con la logica e i linguaggi per imparare ad usare un lessico matematico e riuscire a smettere di dire quella del più e quella del mano al posto di addizione e sottrazione.

Per casa dovevano fare degli esercizi ed ora in classe devono spiegarli usando le parole appropriate utilizzando le due, dicasi due, definizioni da studiare.
Al secondo esercizio chiamo un ragazzino e lo invito ad esporre la soluzione a voce, lui mi dice che...
- Veramente non ho capito bene la cosa -

E' napoletano, ha un anno di meno degli altri perché ha fatto la primina, ed io sono sempre stata mal disposta verso quelli che fanno la primina. Anche verso lui sono mal disposta e dal suo test d'ingresso ho già visto che non si orienta per niente in matematica: poteva stare un anno di più all' asilo ed iniziare scuola all'età giusta !!-
Così l'apostrofo

- Non non è che non hai capito è che proprio non hai studiato!! Qui non c'è niente da capire, bisogna solo saper ripetere.-

Ma mentre inizio la frase mi accorgo di essere proprio stronza perché le prime tre parole che mi escono dalla bocca ricalcano il suo accento meridionale, mi correggo immediatamente ma stronza sono!
Per fortuna lui non si è accorto.
Mi dice che si, non ha studiato.
Ma va? Vorrei dirgli io, ma mi trattengo perché mi sento sporca.
E allora cerco di farmi perdonare.
Lui non sa niente di queste mie elucubrazioni ma la mia coscienza si.

Fa caldo e lui ha la felpa tutta chiusa fino al collo ed il sole batte sul suo banco.
Prima vado vicino e tiro giù la tenda, poi gli chiedo se non ha caldo.
Tutti in classe sono sbracciati, lui no: goccioline di sudore gli imperlano la fronte. E' piccolo, un bambino minuto tutto chiuso dentro la sua felpa.

- Ma togliti questa felpa, si muore di caldo qua dentro -
Tace
-Toglitela dai...!-
-Mi vergogno-

Oddio chissà che maglietta ha addosso.
Lo guardo e lui si apre la zip.
Sotto c'è una t-shirt con scritto in grande Baci e Abbracci: è grande, molto grande per lui, sta tutta rimborsata, ma lui mi dice che si vergogna per la scritta.
E' tutto rosso e non serve a niente che io gli spieghi che è una marca super, che tutti gliela invidiano, che sicuramente sua mamma voleva facesse bella figura.

-Ma che fa - gli sussurro - mettitela alla rovescia, dai.. Vai in bagno, te le sfili e te la metti alla rovescia, è divertente... anche mia figlia faceva così quando la costringevo a mettersi delle cose che non le piacevano...-
Non è vero, sto inventando tutto per farlo sorridere ma lui invece piange disperato, singhiozza..

Oggi proprio non è la mia giornata.

Allora lo prendo per mano: ha una manina piccola che mi ricorda i tempi andati con i miei figli.
Mi segue docile e io lo trascino fuori, sempre nello stesso corridoio di prima.
Mi accoccolo per terra e sporgo una gamba in modo che lui possa sedersi sul mio ginocchio e lo tengo piangente vicino a me.
Aspetto che i singhiozzi si quietino e poi gli propongo di togliere t-shirt per girarla.
Lui mi lascia fare e sotto ne ha un'altra di t-shirt, bianca, anche questa grande, ma splendidamente ANONIMA.

-E vai...!!! -gli dico- Ecco fatto.. stai così, che ne dici?-

Tira su con il naso, ha smesso di piangere e torniamo in classe.
I compagni lo guardano e non capiscono cosa è successo.
Lui è sempre tristissimo, da far male al cuore, ma almeno non suda più e allora ritiro fuori la storia di mia figlia che se ne veniva a scuola, in questa scuola, con le maglie alla rovescia se non le piaceva quello che le facevo mettere e a chi le chiedeva come si fosse conciata rispondeva...
- Sai, sono una strega....!-
-Perché – dico io - le streghe portano tutte i vestiti alla rovescia...lo sapevate?-

Finalmente il cucciolo sorride e tutti capiscono che non hanno capito niente ma che è qualche cosa di divertente e va bene così.
Comincio a far lezione.
Il ragazzino mi guarda ed ascolta.

Ma dio del cielo... è proprio difficile non farli soffrire.

Brutta giornata oggi.
Speriamo in un domani migliore.

Friday, September 22, 2006

22 settembre test di ingresso

Inizio alla seconda ora: arrivo davanti alla terza e la porta è chiusa.
Comincio ad infastidirmi perché dobbiamo fare il test d’ingresso e i minuti a disposizione sono solo 56.
Ed ecco, la porta si spalanca: esce come una ventata bollente un’insegnante che mi comunica, con voce tonante, mentre mi trascina in classe, che lei, in quella classe, non farà più lezione!!!
- Guarda, ho scritto sul registro di classe!!-
E allora guardo
La sua grande scrittura svolazzante invade lo spazio di due giorni e rappresenta in pieno la sua foga oratoria: c’è scritto
Non posso fare lezione entrando in un’aula il cui pavimento è coperto di carta
C'è un entrando in più, penso.. ma gurada cosa si va a pensare in quei momenti....l'irritazione deve averle fatto perdere la capacità di comporre una frase in italiano.

Io sono lì, in piedi, vicino alla cattedra e lei tenta di coinvolgermi nella sua cazziata ai ragazzi.
Mi continua a guardare e a chiedere
- Non è vero? -
E poi continua, rivolta alla classe e a me
- Quando insegnavo agli ipodotati mi hanno spiegato che il primo segnale di allarme è il dondolamento sulla sedia e il fare palline di carta. -

Per fortuna che capiscono solo un pezzo del discorso, perché non sanno proprio cosa vuole dire ipodotati.
E io sono lì, ma non voglio farmi coinvolgere nella sua avventura e lei mi viene sempre più vicino e mi chiede, insistente
- Non è vero cara collega? non è vero? -
Vorrei morire… ma certo che non è vero, ma se le rispondo poi si incavola ancora di più con i ragazzi e allora taccio e aspetto che la sfuriata si plachi… finalmente esce e si trascina dietro un odore di rabbia. Alle volte mi chiedo se uno si senta gratificato ad umiliare un ragazzo, se sfogandosi poi stia meglio…

Comunque bisogna fare il test e io sono incasinata: i ragazzi mi guardano ed aspettano un mio commento e io non ho voglia di commentare, però loro aspettano e io che faccio?? Dico che è matta?? No non posso e allora dico loro con un sorriso tirato:
- Sapete come è fatta no? Poi però vi fa fare tante belle cose, vi fa suonare gli strumenti, vi fa partecipare ai concorsi…-
Eh già, ma questi sono in terza e ora il discorsetto del "sapete come e’ fatta" non se lo bevono più.

- Non è giusto che ci tratti così !-
Hanno ragione ma io che faccio??

Allora guardo per terra e vedo le palline di carta, le famigerate palline di carta e vigliaccamente cerco un compromesso, una cosa che plachi gli animi:
- Però questa classe è una stalla, la prossima volta che trovo ‘sto cesso vi faccio pulire con la coda… -
FATTO!! .. il muro si è rotto, sorridono e poi sorrido anche io, sorrido anche con gli occhi e torna il sereno, torna un momento di pace per iniziare il test.

Mentre distribuisco i fogli qualcuno pentito raccoglie palline.

Thursday, September 14, 2006

14 settembre: parliamo di sport

Oggi proprio sono stanchina.. fa un caldo umido da suicidio e lin autubus c’era la temperatura e lo stato d’animo di un girone dell’inferno.
Ho finito alle 12.39 perché quest’anno abbiamo le unità didattiche da 56 minuti e non si capisce niente, o meglio, io non capisco niente con le ore che terminano od iniziano al 39. 52. 37 and so on (inglese…loro fanno anche inglese).

Mancano un sacco di insegnanti, sono ammalati e così ho fatto tre ore in prima: tre ore di matematica non le regge nessuno e non potevo fare Scienze perché i libri non sono ancora arrivati.
Così per un’ora ho sondato le loro attività sportive.
Uno fa, a livello agonistico sci d’inverno, vela d’estate, golf e pallacanestro tutto l’anno, poi per hobby pattina in linea. Altezza m 1.30 peso.. a occhio 35 kg. Un giorno mi scomparirà, si dissolverà in tanta fatica.
Una volta i bambini andavano a lavorare a 10 anni, ora invece fanno sport…agonistico.

Mica solo lui.. Tre quarti di classe pratica sport a livello agonistico, tuffi, equitazione pattinaggio ginnastica artistica e tanta vela, e tanto sci perché, mi hanno spiegato, per uno si fanno quattro/cinque allenamenti settimanali d’inverno e per l’altro solo uno o due e viceversa…insomma un lavoro stagionale.
Non è che io non ami lo sport: anche il mio figlio maggiore ha fatto sport a livello agonistico, ma uno solo.. non tre.
E mentre si raccontavano tutti pomposi e recitanti ( non tutti a dire il vero) mi spiegavano che si tratta di
O R G A N I Z Z A Z I O N E:
si finisce scuola mediamente verso le due, i genitori o le baby sitter li ritirano, o si fiondano da soli a casa con i bus, mangiano e ... S U B I T O fanno i compiti così poi sono pronti per andare agli allenamenti e la sera, dopo cena, per una oretta, si vede S K Y e solo S K Y……….. dio mio dove sono capitata… Hanno 10 anni!!!
Che pessima madre sono: io ho combattuto una vita perché i miei figli facessero i compiti subito e poi andassero ad allenamento, fuori con gli amici, ma ho sempre perso. Eppure sono normodotati bravi a scuola e nella vita, ma non sono mai riuscita a far fare loro i compiti subito dopo mangiato:
- ma sei matta?? Ho fatto cinque ore di scuola, ora mi devo disintossicare. !-
Invece questi dichiarano felici che loro i compiti li fanno subito dopo mangiato, prima il dovere…ma dove sono finita, nella pubblicità del Mulino Bianco?

Sono proprio curiosa di veder come butterà questa classe di incoronati.
Ovviamente i tre quattro "non in" cosa fanno?
- gioco a calcio nel campetto dietro a casa con gli amici -

Cielo!! Esistono ancora i campetti dietro casa?

Uno di questi è un anziano di questa scuola, viene da un’altra sezione ed è ripetente: bocciato in prima media.
Scrive correttamene e sa fare le quattro operazioni, che cosa aveva di tanto grave da bocciarlo??
Chiedo e si sussurra, ma non si dice.
Tutti singolarmente sono molto dispiaciuti di averlo bocciato, ma non si poteva fare altro.
-Sai io non volevo -
Ma come, non volevi e hai lasciato che lo bocciassero Cristo !
-Era un ragazzo che non studiava aveva una situazione famigliare difficile e nessuno si interessava a lui. –
Ma di nuovo Cristo! e tu lo bocci?? Giusto per aiutarlo un pochino??

Lui è quello che gioca nel campo di calcio dietro casa, non va a cavallo, non scia, lui il ragazzino serbo e altri tre.
Sono proprio curiosa di vedere cosa accadrà in questa classe.
Per fortuna spesso, molto spesso, cambio opinione, e alle volte all’inizio non ho la giusta impressione dei miei pupilli, spero questa sia una di quelle volte.

Wednesday, September 13, 2006

13 settembre: il pasticcio dei pasticcini

Da un vassoio di pasticcini se ne distribuiscono prima un quinto e poi i due terzi del rimanente. Nel vassoio restano otto pasticcini. Quanti pasticcini c’erano all’inizio?

Eccoci qua: 8 e 10, classe seconda, tutti attenti e diligenti e si incomincia con i problemi con le frazioni.
Questi problemi sarebbero risolvibili con un’equazione MA!!! Le equazioni si fanno in terza e allora in seconda si deve lavorare scervellandosi per trovare la frazione rimasta dopo la prima distribuzione, di questa calcolarne i due terzi, che è la seconda distribuzione, sommare le due distribuzioni e sottrarre il risultato dall’intero e poi calcolare quanto è la relativa unità frazionaria facendo riferimento agli otto pasticcini rimasti, che ormai saranno odiati da tutti e nessuno li vorrà mangiare e dulcis in fundo finalmente procedere verso il numero iniziale di pasticcini..
Affinché nessuno dei mie quattro lettori passi notti insonni svelo che i pasticcini all’inizio erano 30..

E così passa la prima ora, il bello è che lo stesso problema in terza lo sanno fare solo quattro.. e allora cosa ho insegnato io tutto l’anno scorso??
Probabilmente poco, visto i risultati, tutto l’anno a contare pasticcini, vasche da bagno, terzi di figurine, due terzi, sei terzi,.. eilà ma questa non è una frazione… ops..
- Ti eri accorta?-
- Ma veramente prof. Io per la matematica non sono portata-

Eccoci di nuovo al solito ritornello: io non sono portata…
- Sa le scienze ancora ancora, ma la matematica proprio non la capisce, è una cosa di famiglia- dice sua mamma…

Devo trattenermi dal dare in escandescenze.
Non esiste una nazione più matofoba della nostra, già da piccoli le mamme iniziano a dire :
- eh….la matematica non è il suo forte.-

Una mia collega sostiene che sono troppo testarda, che se uno non capisce la matematica non la capisce e basta, non lo devo tormentare e che devo portare pazienza, farà altro nella vita, la parrucchiera, il modello e che è inutile che insista.

- Ma chiudi un occhio, fagli fare due operazioncine e via, poi è quello che le/gli servirà-


Santo dio, ma non è mica scemo o scema : quei quattro di terza che ancora non hanno imparato a fare il denominatore comune sanno tutto delle attrici, cantanti, degli ultimi mp3 e da come si fa una chat con un cellulare.. e allora?

Merd!!..( en française.. loro fanno anche francese)

Allora torna fuori la storia che loro per la matematica non sono portati con il placet di tutto il popolo che li circonda, quasi a sostegno che si può vivere benissimo senza conoscere i numeri relativi o i numeri primi o cosa è un binomio, poi però questi faranno non le parrucchiere ( che magari sarebbe stata la loro realizzazione ) ma andranno al Classssicooo meglio se linguistico.. ‘chè per le lingue sono portate. Macchè portate e portate: sanno tutti che lì promuovono a go go e i voti li regalano, vanno lì perché è un liceo e fa figo e poi comunque in un modo o nell’altro passano.

Al liceo classico ad indirizzo linguistico non serve la matematica (??), tireranno avanti con un po’ di asterischi, saranno promossi perché
- Scrive tantooooooooo Beneeee !!! _
e poi ….?
MEDICINA!!
Tra dieci anni te li ritrovi in ospedale col camice bello bianco e tu hai il terrore che questo personaggio attacchi un apparecchio sbagliato non sapendo cosa è un polo positivo o negativo…. Esssiiì: la fisica è come la matematica… se uno non è portato…!!
Ma tanto cosa importa, il medico mica deve sapere cosa è un polo positivo o negativo, quello lo sa il tecnico ….

Vabbene… questa terza è una classe da morire dal ridere, se alle volte non perdessi la pazienza, ma con loro anche i più calmi la perdono… Sette ragazzi quasi geniali e sette
-…io per la matemtica proprio no.. –
e gli altri che si barcamenano: venticinque in tutto.

In prima mi facevano uscire di senno… per i primi cinque mesi non hanno capito che dall’ultimo banco della classe, lunga e stretta non potevano andarsene disinvoltamente al primo banco della prima riga a prendere la gomma che l’amico gli offriva mentre io mi affannavo a spiegare le potenze.
Alle mie spalle accadeva di tutto: chi si alzava per andare a gettar cartine, chi mi guardava come una pazza se mi voltavo e mi arrabbiavo perché avevano fatto una teleferica con la cancellina creando delle strisce che andavano da un banco all’altro, oppure si erano tirati l’astuccio (... per non andare in giro per la classe che la prof. si arrabbia.. ) e questo era planato in mezzo all’aula distribuendo il contenuto sotto i banchi di tutti, tra le risate generali.

Un giorno uno mi chiede di uscire a metà spiegazione, e presa dalla stanchezza acconsento.
ERRORE!! .
Lui esce ma, siccome sta parlando con un compagno, infila lo stipite della porta a tutta forza perché "ho preso al mira sbagliata" mi dirà poi e la sua mamma si infastidisce alquanto perché arriva a casa col bozzo.
Colpa mia! Non dovevo lasciarlo uscire.
Tutti chiusi in classe per tre ore di fila con le finestre chiuse perché cadono e con le porte chiuse perché i bidelli amano chiamarsi, o semplicemente colloquiare, da un capo all’altro del corridoio che, essendo molto alto e molto lungo, è una splendida cassa acustica e le loro chiacchiere e riflessioni superano quasi la mia voce: quindi chiudo la porta.
L’aria è viziata, è la quinta ora e molte bocche fanno ooooooh non di stupore, ma da sbadiglio.
In questa classe ho impiegato tutto un anno a insegnare loro ( a quei sette di loro, ma non potevo mica fare finta che non esistessero) come si scrivono i compiti per casa sul diario.
-Scrivete sul diario i compiti per casa -
- Per quando??-
- Per la prossima volta -
- Ma che giorno è -
- Santo cielo, dovresti saperlo tu il tuo orario, non io che ho tre classi, comunque è per giovedì-
-Ma che giorno è?-
- Giovedì?-
- No dicevo il numero perché io non ho il calendario-
A questo punto generalmente cedevo e guardavo il calendario, poi iniziavo a dettare, MA l’altro mica aveva capito che “scrivete sul diario” valeva anche per lui e quindi nemmeno aveva pensato di togliere dallo zaino il suddetto, quindi l’operazione della ricerca del diario nel pozzo oscuro del suo zaino iniziava solo ora..

Intanto gli altri 20, alunno più alunno meno, avevano già tirato fuori il diario, ma anche già perso il segno e stufi di aspettare i compagni si erano messi a fare i fatti loro tirandosi bigliettini. Regolarmente finivo di dettare i compiti dopo il suono della campanella facendo innervosire il docente dell’ora successiva, che a sua volta finiva in situazioni analoghe alla mia.
Alla fine avevo studiato la strategia del
1) Tirate fuori il diario: 5 minuti per trovarlo
2) Scrivete. Con almeno tre - per quando è? - : 5 minuti per organizzare tutti i per quando è.
3) Scrivete, ora che siete pronti: 5 minuti perché c’era sempre chi rimenava indietro
Totale 15 minuti su 50 (durata dell’unità didattica) per dettare i compiti per casa.


Oggi entro in quella ex prima, ora terza, e faccio lezione. Quando mancano 5 minuti mi accingo a dettare i compiti per casa:
- Per casa ! –
- Per quando?-
- Per domani -
- Ma che numero è ?-
Nooooooooooooooooooooooo

Uno pensa che questi ragazzi siano scemi, mica vero: sono gentili, simpatici, hanno molti interessi, hanno seguito un mio corso sull’HTML e hanno anche imparato a fare pagine web, ma la matematica.. ..
-sa io non sono portato !

Tuesday, September 12, 2006

Giorno numero 2....è il 12 settembre

15 e 20 !

Ho finito di sparecchiare or ora.. non credo proprio terrò il ritmo di una pagina al giorno.. anche perché mica c’è da dire cose tutti i giorni.


6.30 ..bip,bip,bip, bip, bipppppppppppppppppppp – uffa!!!- …solita corsa, solito bus affollato di ragazzi che vanno a scuola, compresi i miei che si tengono ..un po’ distanti, solita salita e solita discesa.

Oggi come ieri e come ogni giorno meno il sabato, mio giorno libero che tutti vogliono e che io non volevo, ma hanno trasformato la mia sezione in “tempo corto” e così non c’è scampo.

Fa caldo e anche in classe fa caldo.
I ragazzi arrivano su in quarto piano di un antico palazzo absugico grondanti, si fiondano nei banchi cercando di cambiare il posto e poi arriva la prof. che li rimette come prima, tra occhiate storte e sbuffi.

- Prof aprimo le finestre.. -
- Non si può cadono..-
- Ma come cadono -
-Cadono -

Silenzio

Allora spiego: due anni fa una finestra è piombata sul parcheggio sottostante e meno male che il parcheggiatore non c’era, se no lo faceva fuori.
E’ venuto il Sindaco col vestito nero alla Berlusca, ha guardato con attenzione tutto, ha annuito e annuito con le mani dietro la schiena e … eccoci qua. Tutto come due anni fa.. anzi tutto un po’ più vecchio.

Le finestre le possono toccare solo gli insegnati, che sono più bravi dei ragazzi, ( così poi si sa a chi dare la colpa, mi saetta in testa ) ma essendo che sono un po’ vecchiotti, gli insegnati, del medioevo in media, nessuno di loro vorrebbe toccarle perché si fa fatica e solo quando proprio si lessa le si apre.
Ma poi “ gira l’aria” e i ragazzi che sono in maniche corte hanno freddo, mentre quelli che sono incollati alla loro felpa e non la mollano che sopra i 40 gradi, stanno benino.. ma intanto tutte le pagine volano, compresi i test di ingresso, tra le risate di tutti.

E’ arrivato il vento giustiziere che ci sta liberando dalle centomila scartoffie decise dal Gruppo Programmazione.. che bello!!.
Non è che non siano bravi quelli del Gruppo Programmazione ma a me ‘sti test annoiano, sono gli stessi da 10 anni e poi nessuno li guarda , oppure li guarda e poi fa altro.

A me piacerebbe farli giocare con i numeri da subito, farli correre tra i numeri, farli provare a comporre scomporre e ricomporre un numero in modo da trovare la strada più facile per fare il “conto”, applaudire per chi arriva prima e poi accompagnarli tra le varie basi di numerazione per divertirci immaginando di andare su una pianeta lontano, in cui gli abitanti hanno solo due dita per mano e lì il quattro non esiste e tre più tre non fa sei… farli rotolare dalla cima di un triangolo e vedere se si arriva a terra prima dal cateto o dall’ipotenusa…ma non è che non farò tutte queste cose, solo che mi tocca fare i test, riempire il registro, scrivere obiettivi minimi, massimi, contenuti e….. e questo mi annoia, ma si deve fare e anche se “non capisco, obbedisco”.
Faccio per bene la mia programmazione perché occorre formalizzare il lavoro che però nella mia testa è chiarissimo e splendente, ma quando lo scrivo diventa una stupidata e pieno di parole roboanti .

Allora, ieri li ho fotografati, nel pomeriggio ho messo le loro foto in rete, in un posto non pubblico che possano vedere solo loro e le loro famiglie, perché le famiglie non hanno ancora firmato la liberatoria per l’uso delle immagini.
Oggi ognuno di loro si è attaccato sul mio Registro Personale la propria foto. Così questo benedetto Registro Personale diventa una cosa meno mia e più loro e devono imparare che se non sono d’accordo su un giudizio devo dirmelo, educatamente, ma devono dirmelo.

Poi è arrivata una mia collega e mi ha guardata scandalizzata.
- Non si poooossono usare le fotooooooooooo , e la privacy dove la mettiiiii? Attaccarle sul registro…. Ma sai che guaiiiiiiiiii!!!!. -
Oddioooooooooooo e adesso come le spiego che il registro non è un atto pubblico e che casomai si tratterebbe di uso delle immagini e non problemi della privacy…….

Rinuncio, mi scoccia avere dei nemici, poi questa è anche simpatica…

Dunque, fa caldo che più caldo non si può, e allora viene fuori la storia degli ombelichi delle femmine…
-E no!! Dico io, NO e poi NO… per strada fai quello che vuoi, anzi, se ad una piace far vedere le ossa delle sue anche io non ho niente da obiettare, ma a scuola NO.
Dovete imparare che c’è un posto per tutto.
A scuola si viene vestiti come se si andasse in Comune, a fare i Consiglieri: avete mai visto una Consigliera con l’ombelico al vento o un Consigliere con le braghe a penzoloni come alcuni maschi di alcune terze?
E allora.. suvvia….. a scuola è scuola… o no??
Su un giornale ho letto “deprivazione di luogo pubblico con regole obsolete” ….. ma dai.. !!
Bene! Sono obsoleta.

Mi guardano con un sospiro di sopportazione, ma siccome ho il registro, sono sulla pedana e provengo dal medio evo, fanno finta di accettare…

Vedremo in terza, penso.
Ma in realtà quelli di terza non sono poi così sbracati come si fabula.
Un po’ sì, mostrano le loro pancioline ed i loro sederi coperti da improponibili variopinte mutande molto spesso scure ma alle volte tristemente bianche e sporche per le ditate delle mani che, dimentichi della mutanda bianca, hanno pulito sul sedere, ma in complesso sono più che dignitosi

Fa caldo e suona la campanella della quarta ora…io ho finito per oggi…

A domani

Monday, September 11, 2006

11 settembre.. ok ..si comincia.

6.30 ..bip,bip,bip, bip, bipppppppppppppppppppp – uffa!!!-… Mi alzo, si comincia scuola.
Un caffè e poi i soliti urli della solita mattina di un giorno di scuola:
- Chi ha preso il la mia maglia.. muoviti siamo tardi andiamo…_
-Smettila, non siamo tardi, ti agiti sempre, aspetta, il bus passa al 35 perché esci ai 25… ??
- Hai la merenda??—
- Uffa ..si’ non agitarti.. –
- A che ora torni…?-
- Al solito –
Viaaaaaaaaa andiamo che è tardi..

E così inizia la mia giornata, solo che l’agitata è la prof e l’altra è la figlia della prof, la mia ex bambina.. che va alle superiori.
Io invece vado alle medie.

Alle 7 e 40 sono a scuola.

Scuola bene di una città medio grande con ragazzini bene e poi qualche ragazzino difficile, ma più difficili sono i figli dell’avvocato, del consigliere comunale, dell’assessore….veramente loro non sono difficili, sono i genitori che vorrebbero che i loro figli fossero tutti geni superequilibrati e supersaggi, non come i genitori stressati dalla vita frenetica che hanno trasmesso con il latte dai biberon ai figli, ma equilibrati, miracolati, geni che producono senza fatica dopo ore di danza, teatro, corsi di inglese, pallavolo, pallacanestro, sci e via di seguito …questi ragazzini sono tremendamente stanchi e spesso vengono a scuola per riposarsi

Bene si incomincia.

Prima ora , una seconda: Entro.
Tutti in piedi
- Buongiornoooooooo -
- Buongiorno sapete che avete cambiato quasi tutti gli insegnati? -
E il solito.. -ma c’è lei.. ( non rispondo)
Questi ragazzini sono splendidi, la classe che tutti avrebbero voluto, buoni, gentili, educati sorridenti, interessati e .. stanchi.
Non posso non volergli bene.
Quest’inverno, in montagna ad una è venuto sangue di naso ed è svenuta per tre volte e la mamma, contattata per cell mi ha detto:
- Non si preoccupi, non le dia niente, le passerà io sono contraria alle medicine..-
Una ragazzina : 30 chili di dolcezza in un letto con la borsa del ghiaccio e io lì che non sapevo come aiutarla….
Poi è passato.
Oggi siamo di nuovo insieme ed è bello ritrovarci, l’ora passa in fretta e poi..
- A domani, portate il libro giallo -

- Ok prof..!-

Cambio di ora e arrivano i “primini” ai quali bisogna spiegare tutto, che non devono più chiamarti maestra, che le ore sono tante, tante, tante, ma i loro genitori hanno scelto il tempo corto e così dovranno stare a scuola fino alle 2 e mezza, non tutti i giorni, ma i riposi sono pochi, due di 10 e 5 minuti e si comincia alle 8.
Generalmente l’ ultima ora dormono.

Due ore insieme per conoscerci, io sono quelle di matematica, la coordinatrice.
Li fotografo , poi attaccherò sul registro i loro visini così li ricordo da subito..
Si divertono per le foto ma uno non capisce quando gli dico di mettersi in posa, non capisce una parola di italiano.
E’ serbo, appena arrivato e non conosce altro che il serbo. Per fortuna in classe c’è una ragazzina serba che da 5 anni vive in Italia e così riusciamo a comunicare…ma è difficile.. gli vengono le lacrime ed anche a me..
Non so come fare e mi viene una rabbia, una rabbia… anche se ho insegnato tanti anni agli stranieri “adulti” con questo bambino è diverso.. lui soffre e io per oggi non riesco ad aiutarlo, posso solo sorridergli da slogarmi le mascelle e toccarlo sperando che capisca il mio affetto, perché qua non c’è didattica che tenga o lui ti accetta e ti vuole bene e si fida o è una strada tutta tutta in salita

Vedremo domani.